Ieri dalla Commissione Ue il primo via libera alla correzione dei conti pubblici

Economia circolare, nel Def del governo «non si rivolge la necessaria attenzione al tema»

Fondazione per lo sviluppo sostenibile: nessuna «strategia forte e coerente per lo sviluppo di una green economy». E si prevede una crescita delle emissioni procapite

[5 maggio 2017]

Dalla Commissione europea è arrivata ieri una tiepida apertura nei confronti della “manovrina” da 3,4 miliardi di euro approvata dal governo italiano in aprile per assestare l’andamento dei conti pubblici nazionali, con il vicepresidente della Commissione Ue Dombrovskis che «a un primo acchito» ha dato l’ok all’operazione. Al contrario, come riporta il Sole 24 Ore,  a detta di detto un esponente comunitario “la Commissione sta ancora valutando il Documento economico e finanziario così come il Piano nazionale delle riforme”: una partita ancor più delicata, in quanto il Def rappresenta (o dovrebbe farlo) la pietra miliare nella programmazione economica del governo.

Il documento è già stato analizzato su queste pagine – qui e qui –, ma nell’attesa che a farlo sia la Commissione europea è utile riproporre il commento elaborato al proposito dall’autorevole Fondazione per lo sviluppo sostenibile, guidata dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi. Quali valutazioni si possono dare per quanto riguarda gli impegni e le politiche per lo sviluppo sostenibile contenuti nel Def, si chiede la Fondazione? Al proposito vengono individuate «luci e ombre. Novità importanti e perduranti sottovalutazioni».

Tra le note positive figura «l’introduzione nel Def, seppur ancora in via sperimentale, degli indicatori di Benessere equo e sostenibile», e una menzione speciale merita l’inclusione tra gli strumenti di azione strategici del Def anche «la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile 2017-2030, per dare attuazione alla Agenda 2030 adottata dalle Nazioni Unite», insieme alla conferma (nel Programma nazionale di riforma, Pnr) del «Piano nazionale contro il dissesto idrogeologico varato nel 2015».

Per quanto riguarda invece le critiche che si possono rivolgere al Def, tre vanno particolarmente evidenziate secondo la Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

«La prima riguarda le politiche per il clima. Per quanto l’obiettivo dichiarato sia quello del disaccoppiamento tra crescita del Pil e emissioni di CO2, i dati contenuti nell’apposito allegato al Def evidenziano che si è passati dalle 7 tonnellate/equivalenti di CO2 pro capite del 2010 a 7,4 nel 2016. E si prevede, nonostante gli impegni sottoscritti negli accordi internazionali, che saliranno a 7,5 t. pro capite nel 2020». Per quanto riguarda invece «le politiche fiscali – che se utilizzate con intelligenza potrebbero costituire una  leva per accelerare una modernizzazione ecologica dell’economia – non viene presa in considerazione la necessità di una politica di riallocazione, seppur graduale, dei sussidi ambientalmente dannosi, stimati dal recente Catalogo del ministero dell’Ambiente in oltre 16 miliardi di euro». Infine, anche la Fondazione evidenzia che «non si rivolge la necessaria attenzione al tema dell’economia circolare – che pure dovrebbe essere considerato centrale in quella che il Def definisce “la quarta rivoluzione industriale basata su tecnologia innovativa e sostenibile” – e non si intravede una strategia forte e coerente per lo sviluppo di una green economy».

Lacune non da poco, che forse non saranno valutate come tali dalla Commissione europea ma sono destinate a ritardare ulteriormente la transizione del Paese verso un modello socio-economico meno insostenibile.