Economia circolare, la Commissione conferma il ritiro. Dalle regioni Ue proposte per ripartire

[17 febbraio 2015]

Il destino della direttiva sull’economia circolare europea sembra ormai segnato. Il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, dopo la proposta di ritiro annunciata nel dicembre scorso, ha confermato che il pacchetto «è oggetto di revisione».

È quanto emerge dall’incontro svoltosi tra la Commissione europea e il Comitato europeo delle regioni – di cui l’assemblea Ue degli enti locali dà conto oggi –, che sulla faccenda sostiene la stessa posizione già portata avanti da numerosi ambientalisti, industriali e governi (compreso quello italiano) europei: il ritiro del pacchetto sull’economia circolare sarebbe dannoso per l’Europa. Se delle modifiche sono necessarie, l’assemblea Ue degli enti locali e regionali ritiene infatti molto più ragionevole che si riparta dalle proposte esistenti piuttosto che ricominciare da zero.

«Le proposte sono lungi dall’essere perfette – ha dichiarato Mariana Gâju (RO/PSE), sindaco di Cumpăna e relatrice del parere del Comitato – ed è per questo che abbiamo sollevato un certo numero di questioni per le quali ravvisiamo dei margini di miglioramento. L’UE, tuttavia, si basa sui compromessi, e il pacchetto iniziale è proprio questo: come possiamo immaginare, in pochi mesi, di arrivare a un nuovo accordo accettabile per tutti? Ripartire da zero equivale a sprecare i progressi compiuti. Siamo tutti d’accordo sul fatto che la realizzazione di “un’economia circolare” porterà dei vantaggi all’economia, all’ambiente e ai cittadini: costruiamo quindi su quello che già abbiamo».

Vantaggi stimati dalla stessa Commissione Ue lo scorso anno in un risparmio netto di 600 miliardi di euro, due milioni di nuovi posti di lavoro e una crescita del Pil pari all’1%, grazie a una spinta al riciclaggio e a una migliore gestione dei rifiuti.

L’attuale Commissione Ue a guida Juncker sembra aver cambiato idea. Per dirla con Timmermans, «talvolta, al momento di proporre norme legislative in settori che consideriamo estremamente importanti, scegliamo degli strumenti poco realistici, che, in tutta onestà, sappiamo di non poter attuare». Di fronte a (oggettive) difficoltà sembra dunque prevalere la rinuncia rispetto all’intenzione di mettere in campo maggiore impegno e risorse.

L’Assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell’Ue, provenienti da tutti i 28 Stati membri, preferisce invece una linea più costruttiva, e ha dunque invitato la Commissione a utilizzare le indicazioni fornite nel parere adottato dai leader locali e regionali nella plenaria dello scorso 12 febbraio come base per un intervento normativo ambizioso sui rifiuti, «che apra davvero la strada a un’economia circolare in Europa».

Il pacchetto originale sull’economia circolare dell’UE contiene una serie di misure, tra cui la garanzia del riciclaggio del 70 % dei rifiuti urbani entro il 2030, l’obiettivo obbligatorio di riciclaggio dell’80 % degli imballaggi entro il 2030 e il divieto dello smaltimento in discarica dei rifiuti riciclabili entro il 2025.

Il parere del Comitato fissa dei propri obiettivi i quali, ha dichiarato la relatrice, dovrebbero ora costituire la base della legislazione se la Commissione sceglierà di pubblicare un nuovo pacchetto:

  • divieto dello smaltimento in discarica dei rifiuti riciclabili e di quelli biodegradabili entro il 1º gennaio 2025 e obbligatorietà dell’obiettivo che fissa a un limite massimo del 5% lo smaltimento in discarica dei rifiuti residui fino al 2030;
  • adozione di una definizione unica di rifiuti urbani e di un unico metodo di calcolo per gli obiettivi di riciclaggio nell’Ue;
  • una maggiore responsabilità ambientale da parte delle imprese mediante l’introduzione di raccomandazioni volte a garantire che i prodotti commercializzati provengano da fonti riciclate;
  • introduzione di un nuovo obiettivo di riciclaggio per i rifiuti biologici nella direttiva quadro riveduta;
  • inserimento, nella revisione intermedia della strategia UE per la crescita – Europa 2020, di un nuovo obiettivo che preveda un aumento della produttività delle risorse pari almeno al 30% entro il 2030.

Si tratta di punti che, in linea generale, rappresentano un tavolo di trattativa condivisibile, a partire dalla necessità di «un unico metodo di calcolo per gli obiettivi di riciclaggio nell’Ue» e dall’«aumento della produttività delle risorse pari almeno al 30% entro il 2030», passando dalla garanzia «che i prodotti commercializzati provengano da fonti riciclate». Anche il sistema industriale italiano potrebbe trarre grandi vantaggi – sia in termini di sostenibilità ambientale che di competitività economica – dal raggiungimento di questi obiettivi, anche se i dubbi sull’effettiva volontà politica di conseguirli rimangono purtroppo molto attuali.