Economia ecologica? Per il governo francese, quando «il capitalismo non detta più le regole»

Quattro anni di lavoro del ministero dell’Ambiente nel report “Transition(s) vers une économie écologique”

[29 settembre 2015]

scenari economia ecologica italiano

La transizione verso l’economia ecologica è un processo che passa dalla ridefinizione stessa degli obiettivi di sviluppo di un’intera comunità; l’obiettivo cui tendono frotte di ambientalisti, e che indicano ormai anche numerosi accademici, ma è caso raro che sia uno Stato a tracciare in dettaglio la rotta. Tanto più se il Paese in questione ha l’antica industrializzazione e il peso internazionale della Francia: eppure il ministero dell’Ambiente d’Oltralpe ha recentemente pubblicato il rapporto Transition(s) vers une économie écologique, elaborato documento frutto di 4 anni di lavoro e rilanciato oggi in Italia dall’Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana.

«La prima parte del volume – spiegano dall’Arpa Toscana – cerca di individuare quali potrebbero essere i contorni di una “green economy”. Per fare questo, sono stati sviluppati sei scenari (da quello catastrofico a quello utopistico), sulla base dell’analisi di 17 ambiti di studio (ambiente, lavoro, urbanizzazione, tecnologie, ecc.), che permettono di ipotizzare il possibile ruolo dei diversi attori (cittadini, enti territoriali, imprese, Stato) e i possibili sviluppi dell’attuale sistema socio-economico. La seconda parte si focalizza in modo più preciso su determinate azioni che possono svolgere una funzione di “leva” per la transizione verso un’economia ecologica. Si tratta di focus di carattere trasversale (ad esempio l’impatto dello sviluppo telecomunicazioni) o settoriali (trasporto e mobilità ecologica)».

Pagine e conclusioni del rapporto francese sono elegantemente riassunti in un’unica tabella (che riportiamo di fianco in originale e nella traduzione dell’Arpat, ndr) che attraversa sei possibili scenari per il prossimo futuro: da quello del crollo all’utopia.

La prospettiva più catastrofica contempla la globalizzazione spinta e la privatizzazione generalizzata di tutti i servizi pubblici; in questo scenario «la crescita del Pil è l’obiettivo primario, prescindendo dal fatto che i danni inflitti all’ambiente diventino critici e irreparabili». Al limite opposto, l’ideale che sconfina nel campo dell’utopia: grazie alla transizione verso l’economia ecologica sostenuta da Stato e poteri pubblici, si afferma una nuova concezione dello sviluppo. Chi produce lo fa a prescindere dall’accumulazione monetaria. In breve, il sistema capitalista non detta più le regole delle società. La cooperazione si afferma come valore cardine». Cinque gradi di separazione tra il crollo e l’utopia: ai lettori il giudizio su quale sia il livello che oggi più ci appartiene.