Ecoturismo: 1 italiano su 2 preferisce vacanze green e sostenibili

Il decalogo degli esperti per diventare un ecoturista consapevole

[19 luglio 2017]

Da uno studio promosso da Espresso Communication per il Consorzio servizi legno sughero (ConLegno), condotto con la metodologia WOA Web opinion analysis (Woa)) su circa 1.200 persone tra i 18 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio sui principali social network, blog, forum e community, oltre al coinvolgimento di un panel di 15 docenti universitari, per indagare quale sia il rapporto degli italiani con le vacanze ecosostenibili, emerge l’identikit dell’ecoturista italiano: «Il 56% delle donne e il 40% degli uomini ha dichiarato di prestare maggiore attenzione all’ambiente quando vanno in vacanza. Tra di loro la maggior parte ha un titolo di studio medio-alto (71%) e un’età compresa tra i 18 e i 30 anni (58%), mentre la percentuale scende al 52% tra i 31 e i 50 anni e al 34% tra gli over 50. I turisti amici dell’ambiente provengono principalmente dalle grandi città. In testa Milano (57%), seguita da Roma (52%), Bologna (51%), Firenze (50%) e Torino (49%)».

Ma quali sono le motivazioni che spingono i turisti a preferire vacanze ecosostenibili?  ConLegno spiega che «Al primo posto vi è una maggiore consapevolezza del proprio impatto sull’ambiente (62%), seguita dal desiderio di conoscere le tradizioni culturali ed enogastronomiche locali (53%), dalla volontà di entrare in contatto con la natura(52%) e dedicarsi al benessere psico-fisico personale praticando attività sportive (48%). Infine, contribuire al sostegno dell’economia e dello sviluppo locale (34%)».

Ma nel 2017, dichiarato dall’Onu anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo, come  dclinano l’ecoturismo gli italiani?  Fare escursioni con guide locali per esplorare aree protette o borghi storici è una pratica condivisa dal 57%, acquistare e consumare prodotti locali a km zero è un desiderio per il 54%, mentre il 555 preferirebbe lasciare a casa l’automobile, quando è possibile, prediligendo i trasporti pubblici, il 47% pratica invece attività sportive all’aria aperta. Acquistare souvenir che valorizzino l’artigianato locale piace al 43% degli italiani, mentre chiedere ospitalità ai proprietari di aziende agricole e realtà artigianali per imparare il mestiere ed evadere dalla routine quotidiana è ancora una scelta di nicchia: 27%.

Sveva Magaraggia, docente di turismo e comunità locale all’Università Bicocca di Milano, evidenzia che «Nonostante la crisi, il turismo, ed in particolare quello sostenibile, è uno dei pochi settori in costante crescita nel nostro Paese. Ma l’ecoturismo non dovrebbe essere percepito solo come una tendenza bensì come una vera e propria realtà comprendendo l’estrema delicatezza del nostro ecosistema. I recenti studi della scienza del turismo sottolineano il desiderio dei villeggianti di coniugare relax e tempo libero con occasioni di apprendimento. Ne deriva una crescente offerta capace di rispondere a questi interessi».

Anche la tecnologia aiuta il turismoeco-friendly: infatti, ci sono  app green che tracciano le emissioni di CO2 dei veicoli mentre si viaggia, identificano i business sostenibili nelle vicinanze, calcolano il tragitto più ecologico per raggiungere la destinazione, indicano le tipologie dei rifiuti da differenziare e misurano ovunque si vada la Green Footprint, ossia il consumo umano di risorse naturali. Per non parlare dei siti di booking che consigliano le strutture più belle e responsabili.

Anna Rosa Montani, docente di sociologia dell’ambiente all’università La Sapienza di Roma è convinta che «Il futuro del turismo sostenibile dipende prevalentemente dai giovani e dai comportamenti turistici che sapranno mettere in atto» e Matteo Colleoni, docente di sociologia del turismo e politiche urbane all’università Bicocca di Milano, aggiunge: «Le persone sono più rispettose dell’ambiente perché sono più interessate alla qualità della propria vita. Con l’esperienza positiva dell’ecoturismo è possibile contribuire alla sostenibilità ambientale, economica e sociale adottando quotidianamente atteggiamenti virtuosi».

Le mete green preferite dagli italiani sono la Sardegna (38%), riconosciuta dalla Commissione Europea come meta sostenibile per eccellenza;  la Puglia (34%) con i suoi parchi nazionali del Gargano e delle Murge; il Trentino (31%) con le Dolomiti, patrimonio dell’Unesco; la Sicilia (29%) con il Parco Naturale Regionale dell’Etna; le Marche e l’Umbria (27%) con il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. A livello europeo invece i turisti italiani preferiscono la Grecia (22%) con le isole incontaminate come le Piccole Cicladi, la Spagna (19%) con il tour dell’Andalusia, l’Irlanda (17%) alla scoperta della regione dei laghi del Fermanagh, la Svezia (13%), secondo paese al mondo ad aver introdotto uno statuto di ecoturismo e patria di “Nature’s Best”, il primo marchio ecologico europeo, e la Danimarca (9%) con l’arcipelago eco-chic di Fionia.

Per il Sustainable Cities Index, che valuta gli aspetti sociali, ambientali ed economici legati all’impegno verso la sostenibilità, le città imperdibili sono Zurigo, Singapore, Stoccolma, Vienna e Londra, per la Commissione Europea le mete preferibili e per chi ama la natura dovrebbero essere Essen, in Germania, European Green Capital 2017, Nimega in Olanda sarà la capitale verde dell’Ue nel 2018, e la capitale norvegese Oslo, che lo sarà nel  2019. L’European Green Leaf per il 2017, dedicato ai centri fino a 100.000 abitanti, è stato invece assegnato a Galway in Irlanda, mentre per il 2018 il riconoscimento è andato a Leuven (Belgio) e Växjö (Svezia).

 Chiara Mio, direttrice del master in economia e gestione del turismo all’università Ca’ Foscari di Venezia, conclude: «L’ecoturismo favorisce innanzitutto una maggiore consapevolezza dei turisti sulle destinazioni visitate e sull’impatto ecologico che si traduce in comportamenti responsabili anche a casa. Inoltre apporta valore aggiunto all’esperienza vissuta dal turista tramite un rapporto più coinvolgente con il territorio e la comunità ospitante favorendo la comprensione delle problematiche e delle usanze locali. Il turismo responsabile va oltre le eco-certificazioni o le politiche verdi degli hotel. Va inteso come un nuovo modo di concepire la vacanza e, ancor prima, il proprio modo di acquisto e consumo, promuovendo non solo la salvaguardia delle risorse ambientali, ma anche la diversità culturale, e abbracciando valori di consapevolezza, sobrietà, equità e rispetto delle persone e dei luoghi».

Espresso Communication e ConLegno hanno pubblicato il decalogo degli esperti per diventare un ecoturista consapevole:

  1. Rispettare la raccolta differenziata del luogo nel quale si soggiorna
  2. Preferire ristoranti che presentano nel menù prodotti biologici del territorio
  3. Raggiungere, se possibile, le località di villeggiatura in treno o sfruttando il car sharing
  4. Acquistare prodotti a km zero direttamente dal produttore
  5. Prediligere le attività outdoor per entrare in diretto contatto con la natura praticando anche sport come trekking, ciclismo, equitazione e canottaggio
  6. Programmare escursioni in aree archeologiche e borghi storici per conoscere le tradizioni autoctone affidandosi a guide del posto
  7. Acquistare souvenir che valorizzino l’artigianato locale
  8. Chiedere ospitalità ai proprietari di aziende agricole e piccole realtà artigianali per calarsi nello spirito del luogo e imparare a svolgere piccole attività
  9. Alloggiare in strutture localizzate a distanza sostenibile dalle spiagge e dalle aree protette
  10. Soggiornare in agriturismi, campeggi o affittare una casa nell’entroterra generando una fonte di reddito per i locali e favorendo lo sviluppo sostenibile della zona