Ma l’economia circolare continua ad essere la grande assente della partita

Efficienza energetica e rischio sismico, con ecobonus opportunità da 138,5 miliardi di euro

Ance: «Abbiamo a disposizione una serie di strumenti fiscali che possono innescare un grande piano di riqualificazione, ma servono miglioramenti per renderli più efficienti e duraturi»

[27 settembre 2017]

Sebbene di rado ci se ne renda pienamente conto, in Italia ospitiamo il maggior ostacolo (e la più grande opportunità) nella lotta all’inquinamento atmosferico e in quella al cambiamento climatico proprio nelle nostre case. O meglio: le nostre case sono l’ostacolo.

Com’è stato illustrato ieri con dovizia di dettagli al convegno Ance (Associazione nazionale costruttori edili) Ecobonus e sismabonus, la grande occasione per la sicurezza e l’efficienza energetica della casa, lo stock abitativo italiano è costituito da 12,2 milioni di edifici, dei quali quasi il 70% è stato costruito prima dell’emanazione delle norme sull’efficienza energetica (1976); questo significa che il fabbisogno termico medio di tali edifici è circa quattro volte superiore alla media di quelli di nuova costruzione. Ecco perché nel nostro Paese i consumi energetici che possono essere fatti risalire al settore civile rappresentano il 39,3% di quelli totali: non c’è un altro settore (né i trasporti, al 32,1%, né l’industria al 20,7%) che bruci così tanta energia e, come spiegato dall’Ispra, questo significa anche che il riscaldamento e raffrescamento degli edifici rappresentano i primi indiziati per gli alti livelli di inquinamento atmosferico cui siamo sottoposti.

Non esiste una soluzione immediata ad un problema complesso, ma è evidente che nell’efficienza energetica risiede il primo tassello per affrontare le grandi sfide rappresentate dalla scarsità delle risorse energetiche, dell’inquinamento atmosferico e dai cambiamenti climatici. A questa constatazione se ne affianca un’altra, non meno importante: sono 11 milioni gli edifici, residenziali e non, che sorgono in aree ad alto rischio sismico e 19 milioni le famiglie che abitano in queste zone. Inoltre, il 74% delle case presenti in queste aree sono state costruite prima della legge antisismica (1981), il che la dice lunga sui rischi che quotidianamente questi cittadini corrono. Rischi che di riflesso si ripercuotono sulle tasche di tutti, quelle pubbliche: dal 1944 al 2013 sono stati spesi ogni anno 2,7 miliardi di euro per i numerosi terremoti che hanno scosso il Paese, una cifra destinata se pensiamo che la stima dei danni dei recenti sismi che hanno colpito il Centro Italia arriva a oltre 23 miliardi di euro.

Se questi sono gli ostacoli, dove stanno le opportunità? Nella riqualificazione edilizia. I dati Ance mostrano che dal primo anno di applicazione delle detrazioni fiscali per l’efficienza energetica è stato conseguito un risparmio complessivo di energia primaria nel periodo 2007-2016 di circa 1.080 kTep/anno: analizzando il periodo 2011-2016 si evidenzia che la metà del risparmio energetico conseguito al 2016, nel settore residenziale, deriva proprio dalle detrazioni fiscali del 65%,.

Nonostante i successi già conseguiti dall’econobonus, oggi si stima in circa 33,5 miliardi di euro il costo per gli interventi di riqualificazione energetica potenzialmente attivabili sull’involucro edilizio del patrimonio immobiliare italiano; una cifra importante, a cui si potrebbero (dovrebbero?) affiancare altri 105 miliardi di euro, che rappresentano il costo complessivo per interventi strutturali di miglioramento sismico nelle zone a rischio sismico. Si tratta di 138,5 miliardi di euro di investimenti, in grado di portare maggiore sicurezza, migliori performance energetiche e grandi opportunità di lavoro. Un traguardo per raggiungere il quale l’ecobonus rimane fondamentale.

«Abbiamo a disposizione una serie di strumenti fiscali che possono innescare quel grande piano di manutenzione e riqualificazione che auspichiamo da tempo, ma servono miglioramenti per renderli sempre più efficienti e duraturi», ha dichiarato il presidente dell’Ance, Giuliano Campana. Da parte di tutte le autorità presenti al convegno è stata espressa la disponibilità a collaborare affinché ci sia il più ampio utilizzo, anche attraverso una maggiore informazione agli utenti, degli incentivi fiscali per la sicurezza sismica e l’efficienza energetica. «Se facciamo decollare queste misure cambiamo la storia del Paese», ha commentato al proposito il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, annunciando interventi di miglioramento dei bonus già nella prossima legge di Bilancio. Un’istanza condivisa dal presidente dell’Ance, che ha presentato un pacchetto di proposte, su cui si è registrata un’ampia convergenza, che mirano a sfruttare al meglio le potenzialità dell’ecobonus e del sismabonus, prorogando ed estendendo l’azione dei benefici fiscali: vedremo se e quali proposte saranno effettivamente accolte nella legge di Bilancio.

Di certo al momento rimane solo un grande assente, ovvero un ecobonus che – oltre a migliorare l’efficienza energetica, oltre a favorire la messa in sicurezza antisismica – possa andare a migliorare anche gli ingenti flussi di materia che passano attraverso l’economia delle costruzioni, favorendo l’impiego di materiali riciclati. Associazioni ambientaliste come Legambiente e la stessa Ance chiedono di incrociare le esigenze dell’edilizia con quelli dell’economia circolare, ma dal governo – nonostante i numerosi proclami – su questo terreno ancora nessuno muove foglia.