Elettricità, calore, lavoro: il contributo della geotermia italiana visto dal Mise

Dal ministero dello Sviluppo economico un focus sulle ricadute in termini occupazionali e di energia prodotta da questa fonte rinnovabile, che è impiegata per fini industriali nel nostro Paese – primo al mondo – da esattamente 200 anni

[9 agosto 2018]

È stata presentata al ministero dello Sviluppo economico la Relazione sulla situazione energetica nazionale al 2017, predisposta dalla Direzione generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e per le infrastrutture energetiche: un documento di natura consuntiva che illustra in maniera sintetica l’andamento del settore energetico nel 2017, offrendo una prospettiva aggiornata anche per quanto riguarda la geotermia.

A livello globale, nel settore elettrico l’impiego di fonti energetiche rinnovabili ha consolidato il trend di crescita positivo degli anni precedenti, tanto che (secondo i dati Irena), la nuova capacità installata nel mondo ha raggiunto un nuovo record: 167 GW incrementali (+8,3% rispetto al 2016), con le installazioni da geotermico che sono arrivate a 12,9 GW globali (+0,7 GW rispetto al 2016).

All’interno di questo contesto la stessa Turchia è risultato il primo Paese al mondo per nuova potenza geotermoelettrica (+243 MW).

Per il settore termico, che concentra oltre il 50% dei consumi finali complessivi di energia al mondo, la Relazione rimanda invece ai dati Iea (aggiornati al 2015), che mostrano come le rinnovabili termiche – escludendo l’uso tradizionale della biomassa solida – abbiano soddisfatto il 9% della domanda globale di calore (18,5 exajoules), con un contributo ancora marginale da geotermia (2% del totale, pari a 0,4 exajoules).

Arrivando al contesto nazionale, la coltivazione geotermica – sia per la produzione di energia elettrica sia per quella di calore – risulta avere ancora ampie possibilità di sviluppo, evidenziate dall’Unione geotermica italiana (Ugi) all’interno del recente documento Stime di crescita della geotermia in Italia 2016- 2030, con proiezioni al 2050.

Come si documenta nella Relazione presentata al Mise, infatti, per quanto riguarda la produzione lorda di energia elettrica in Italia, la geotermia ha contribuito – secondo le stime preliminari Gse e Terna – per 6,2 TWh nel 2017, in linea coi 6,3 TWh del 2016 (erano 5,7 cinque anni fa, nel 2013), rispetto ai circa 104 TWh di produzione elettrica effettiva da parte di tutte le rinnovabili.

Per quanto riguarda invece il settore termico, le stime preliminari relative al 2017 indicano un consumo di energia termica da fonti rinnovabili pari a 11 Mtep, con contributi in linea rispetto all’anno precedente per pompe di calore (2,6 Mtep) e geotermia (0,1 Mtep).

Infine un focus sulle ricadute economiche e occupazionali dello sviluppo delle rinnovabili: per quanto riguarda quelle elettriche, alla fonte geotermoelettrica vengono attribuiti 54 milioni di euro legati ai costi operativi e di gestione (in calo rispetto ai 55 del 2016), 41 milioni di euro di valore aggiunto generato per l’intera economia (erano 42 nel 2016) e 689 occupati permanenti diretti+indiretti (Ula).

Cifre alle quali è necessario sommare quelle relative alle ricadute economiche e occupazionali dello sviluppo delle rinnovabili termiche: per quanto riguarda la geotermia, nella Relazione compare soltanto la voce “pompe di calore (aerotermiche, idrotermiche e geotermiche)”, alla quale vengono attribuiti 2.096 milioni di euro in investimenti, 2.945 milioni di euro per i costi operativi e di gestione, 3.333 milioni di euro di valore aggiunto, 19.179 occupati temporanei diretti+indiretti (Ula) e altri 9.956 occupati permanenti diretti+indiretti (Ula).