Emergenza rifiuti a Roma, Legambiente: «Nell’ultimo anno e mezzo nessuna novità positiva»

Ciafani: «Ancora oggi 160 autoarticolati fanno viaggiare i nostri rifiuti verso il nord Italia e stati esteri»

[11 maggio 2017]

Non dipende evidentemente dal colore politico l’emergenza rifiuti di Roma, che dalla chiusura della più grande discarica d’Europa – Malagrotta – nel 2013 ancora non ha deciso cosa fare da grande con le centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti che ogni anno producono i suoi cittadini. La guida a M5S si è mostrata a dir poco inefficiente nella gestione dei rifiuti, e il principale contendente politico – il Pd guidato da Matteo Renzi – non ha trovato di meglio che proporre l’iniziativa #MaglietteGialle per “ripulire” una città dove a mancare non sono gli spazzini ma gli impianti per una gestione sostenibile dei rifiuti, confondendo evidentemente il ruolo di una forza di governo con quello di una ong ambientalista.

«Roma è nella morsa dei rifiuti, per uscirne serve che il Campidoglio per primo metta in campo azioni, come quelle che abbiamo già indicato mesi fa – dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – senza sterili polemiche tra le istituzioni».

Quali proposte? Legambiente suggerisce «l’estensione del porta a porta in tutta la città, considerando che nell’ultimo anno e mezzo a Roma non è stato aumentato il porta a porta neanche di un’utenza». Ma anche suddivisi in modo perfetto tutti i materiali è ovvio che i rifiuti romani non sono destinati a sparire, dunque servono gli impianti per gestirli. Quali? Dato che la frazione organica pesa «per circa il 30% del totale dei rifiuti urbani e a Roma, al superamento del 65% di differenziata come previsto per legge, sarebbe di circa 500.000 tonnellate annue» il Cigno verde suggerisce la «costruzione di 10/15 impianti anaerobici per la gestione dell’organico e la produzione di biometano», non indicando però altri impianti. Le raccomandazioni proseguono con «l’applicazione della tariffa puntuale» (con la quale però altrove sono aumentate in modo incontrollato le discariche abusive alimentate da cittadini incivili, ndr), e la «costruzione di centri del riuso che anticipino le isole ecologiche, intercettando i rifiuti prima che divengano tali».

«Ognuno faccia oggi il proprio compito senza pensare a termovalorizzatori o nuove discariche – aggiunge Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente –, la Regione continui a spingere la legge per la tariffa puntuale così come il piano che emerge dal fabbisogno impiantistico del 2016, il Comune innesti un cambio di rotta ormai indispensabile sul quale, francamente, nell’ultimo anno e mezzo non c’è stata alcuna novità positiva. Scontiamo e sconteremo per anni la mala gestione complessiva degli ultimi decenni e la poca determinazione delle azioni positive messe in campo in passato sul ciclo dei rifiuti a Roma, ma attraverso una responsabilità collettiva che tutti devono assumere, bisogna portare la capitale ad avere porta a porta ovunque entro il 2017 e un ciclo virtuoso che va assolutamente avviato».

Un ciclo per il quale occorrono impianti industriali, e dove – nel caso di Roma – la scelta politicamente scomoda (ma economicamente incentivata per paradosso, anche ambientale) della termovalorizzazione è subappaltata all’estero, dove ancora oggi vengono inviati i rifiuti capitoli con un gran spreco di risorse economiche, energetiche ed alti impatti ambientali.

«Ancora oggi – ricorda amaramente Ciafani – 160 autoarticolati fanno viaggiare i nostri rifiuti verso il nord Italia e stati esteri, con spesa evidentemente enorme per la collettività e siamo passati dalla dittatura delle discariche e del sistema Malagrotta, dopo la sacrosanta chiusura della più grande discarica d’Europa, a quella del fuori ambito».