Le rinnovabili hanno già ridotto l'import di fonti fossili per 16 miliardi di euro

Energia e clima, per la Commissione la Ue è «sulla buona strada». Lontana dalla Cop21

Greenpeace: «In Italia dobbiamo abbandonare l’atteggiamento rinunciatario messo in campo dai governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni»

[2 febbraio 2017]

Mentre a Bologna, città che il prossimo 10-12 giugno attende il G7 Ambiente, sono ancora vivide le immagini del flash mob di Legambiente contro l’eterna emergenza smog che affligge il Paese – provocata innanzitutto da un inquinante sistema dei trasporti e da un’inefficiente climatizzazione degli edifici – a Bruxelles la Commissione europea presenta la seconda relazione annuale sullo stato dell’Unione dell’energia.

Il giudizio offerto è netto: «L’Europa – ha dichiarato Miguel Arias Cañete, commissario per l’Azione per il clima e l’energia – è sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi al 2020 in materia di clima ed energia. Nonostante l’attuale incertezza geopolitica, l’Europa prosegue speditamente nella transizione verso l’energia pulita. Non ci sono alternative. E i fatti si commentano da soli: le energie rinnovabili sono ora più competitive e talvolta più a buon mercato dei combustibili fossili, danno lavoro a oltre un milione di persone in Europa, attraggono maggiori investimenti rispetto a molti altri settori, e hanno ridotto di 16 miliardi di euro la nostra fattura per le importazioni di combustibili fossili. Gli sforzi dovranno essere mantenuti ora che l’Europa e i suoi partner si impegnano a guidare la corsa mondiale verso un’economia più sostenibile e competitiva».

In realtà, i fatti confortano solo in parte le osservazioni del commissario. Vero è che nel 2015 le emissioni Ue di gas a effetto serra erano del 22% inferiori ai livelli del 1990, continuando così a dissociare la crescita economica dalle emissioni di gas climalteranti (nello stesso periodo il Pil combinato degli Stati membri Ue è aumentato del 50%); inoltre, la quota di energie rinnovabili ha ormai raggiunto (dati 2014) il 16% del consumo unionale lordo di energia finale.

Il periodo d’oro dell’energia pulita in Europa – e in Italia – però si è già fermato, come mostrano le rilevazioni prodotte dal Programma Onu per l’ambiente. Al contrario, l’Accordo sul clima – universale e giuridicamente vincolante – prodotto a Parigi e ratificato il 4 novembre 2016 chiede di spingere rapidamente sull’acceleratore. Le strategie ad oggi presentate dai firmatari sono ampiamente insufficienti per raggiungere gli obiettivi climatici individuati di comune accordo (la tendenza attuale ci proietta verso un riscaldamento globale da +3,5 °C), rinunciando così contemporaneamente a un mondo più vivile e un migliore sviluppo economico.

«Per mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi, così come concordato a Parigi, l’Unione europea deve accelerare la transizione verso un futuro 100% rinnovabile e cancellare tutti i sussidi alle fonti fossili», sottolineano da Greenpeace commentando il rapporto State of the Energy Union. Anche «in Italia c’è ancora tanto da fare in tema di clima ed energia – conclude Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e clima di Greenpeace nel nostro Paese – dobbiamo abbandonare l’atteggiamento rinunciatario messo in campo dai governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni. Abbiamo tutte le possibilità per diventare leader nelle energie rinnovabili, quello che manca è la volontà politica».

L. A.