Nuovo rapporto I-Com: spesa pari a 1,31 miliardi di dollari. «È il pubblico a trainare la ricerca»

Energia e innovazione, investimenti Italia in fondo alla classifica dei Paesi sviluppati

Scarsa propensione alla brevettazione. Tra i primi nell’Ue per import/export di tecnologie energetiche

[18 giugno 2013]

Oggi l’Istituto per la Competitività  (I-Com), un think tank che analizza la competitività dell’Italia nel contesto politico-economico internazionale, ha presentato a Roma il suo “Rapporto 2013 sull’Innovazione Energetica”,  curato da Franco D’Amore e Massimo La Scala e realizzato in collaborazione con Abb Italia, Assoelettrica, Cnr, Enea, Enel, Eni, Rse e Terna. Il rapporto evidenzia «Un vero e proprio boom di investimenti nella ricerca energetica nel mondo: nel 2011, la spesa in R&S in campo energetico è cresciuta ad una velocità tripla rispetto alla media (+34,3% contro un +6,1% complessivo degli altri settori). Un incremento riconducibile al ruolo decisivo del settore pubblico e al grande volume di investimenti alimentato dalla Cina (37,4 miliardi di dollari nel 2011)».

L’Italia, con 1,31 miliardi di dollari, è però «In fondo alla classifica dei principali Paesi per gli investimenti in innovazione energetica – dice I-Com -, pur evidenziando una ripresa rispetto al 2010: registrano un significativo aumento sia le risorse pubbliche investite (+23%) sia quelle private (+5%). In particolare, gli investimenti pubblici si sono concentrati sul settore dell’efficienza energetica (24% del totale), che invece a livello globale vede un peso molto inferiore (8%). In questo ambito, solo il Regno Unito fa meglio dell’Italia, tra i paesi europei. Dimezzato, rispetto a 10 anni prima, il volume di risorse destinate al nucleare (23%), mentre le rinnovabili si attestano al 17%».

Il presidente di I-Com, Stefano da Empoli, ha fatto notare che «Attraverso la filigrana del comparto energetico è possibile osservare i nodi e le contraddizioni dell’intero sistema produttivo italiano. Occorre sottolineare ancora una volta come la chiave di volta dell’innovazione debba risiedere nella definizione di politiche di sostegno rivolte specificamente alle Pmi, rafforzandone la capacità di cooperazione con le grandi imprese del settore e i centri di competenza nazionali e, più in generale, a livello italiano ma anche europeo nella razionalizzazione dell’impiego delle risorse con una capacità di selezione molto maggiore di settori e luoghi della ricerca. Oggi siamo al paradosso che non c’è neppure un coordinamento nazionale tra quello che fanno ad esempio Regioni ed università quando ne servirebbe uno di livello continentale».

Dati confermati per le attività di ricerca e sviluppo che per quanto riguarda le pubblicazioni scientifiche vedono l’Italia ai primi posti della classifica dei principali player dell’innovazione energetica stilata da I-Com: «Con 113 articoli pubblicati nel 2012 dei quasi 2.500 articoli pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali del settore energetico, il nostro Paese si piazza al quinto posto, ad una incollatura da Germania e Spagna. Tra le regioni italiane, la Lombardia è prima con il 21% di pubblicazioni in campo energetico, seguita dalla Sicilia, con il 10%».

Ma il rapporto evidenzia che «A questa elevata produttività nazionale sul fronte della ricerca non corrisponde, tuttavia, un adeguato output in fatto di brevettazione. Rispetto al campione analizzato di 17.437 brevetti depositati presso l’ufficio brevetti europeo nel 2012 e relativo alle tecnologie energetiche a bassi impatto ambientale, solo 154 sono italiani. Se, ancora una volta, la Lombardia primeggia con il 30% dei brevetti, le regioni meridionali evidenziano la scollatura più forte nel passaggio tra ricerca di base e ricerca applicata. È il caso della Sicilia, che – nonostante la buona produzione di articoli scientifici – si posiziona al tredicesimo posto». Secondo I-Com, «La ragione della scarsa propensione italiana a brevettare va ricercata primariamente nella struttura stessa del tessuto produttivo, fondato su una larga diffusione di aziende di piccola e piccolissima dimensione».

Invece, sul fronte della valorizzazione commerciale di tecnologie energetiche (import/export) l’Italia mantiene tuttavia un saldo positivo con un attivo di 7,7 miliardi di dollari nel 2011 (la Germania si ferma a 6,8 miliardi). Però sono negativi però i saldi dell’eolico e soprattutto del fotovoltaico, che mostra un deficit vicino ai 20 miliardi di dollari.