Energia eolica, la Danimarca ha battuto il record mondiale

Nel 2014 è arrivata dalle pale il 39,1% dell’elettricità consumata, a gennaio il 61%

[8 gennaio 2015]

La Danimarca è uno dei paesi pionieri mondiali dell’energia eolica: ha cominciato a installare le pale negli anni ’70, al tempo della crisi petrolifera, e 27 anni dopo, proprio mentre il prezzo del petrolio subisce un calo così drastico da far vacillare le Borse, è di nuovo il piccolo regno scandinavo a fare scalpore stabilendo il nuovo record mondiale di produzione di energia da fonte eolica, che nel 2014 ha fornito il 39,1% dell’elettricità al Paese.

Così il regno di Danimarca governato dalla sinistra – ma anche la destra negli anni in cui è stata al potere non ha mai abbandonato lo sviluppo dell’eolico –  vede molto vicino il traguardo del 50% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020.

Nel 2014 anche Gran Bretagna e Germania hanno battuto i record nazionali di energia eolica e l’Europa si è così confermata leader mondiale nel settore. A spingere il vecchio continente è stato soprattutto l’eolico offshore, con i giganteschi impianti entrati in funzione ed in costruzione  in Scozia, Inghilterra e Danimarca. Ormai l’eolico genera abbastanza elettricità da alimentare più del 25% delle case britanniche, il 15% in più che nel 2013. A dicembre la Germania che sta uscendo dal nucleare ha prodotto 8,9 terawattora di energia eolica, un nuovo record per la locomotiva d’Europa, ma che non è bastato ad avvicinarsi alla ricchissima Danimarca che nel 2004 ha aggiunto circa 100 nuove turbine eoliche offshore. Nel gennaio del 2014 la Danimarca ha fatto segnare un dato impressionante: più del 61% della sua energia veniva dal vento. In soli 10 anni la produzione di energia eolica danese è triplicata e sarà determinante per raggiungere l’obiettivo del  2050: una Danimarca senza combustibili fossili. Come ha detto il ministro per il Clima e l’energia danese, Rasmus Helveg Petersen: «Abbiamo stabilito un record del mondo. E si vede che siamo in grado di raggiungere il nostro obiettivo finale, vale a dire fermare il riscaldamento globale».

Purtroppo la sola piccola e virtuosa Danimarca non potrà fermare il global warming anche se arrivasse anticipatamente alle emissioni zero, ma certamente il suo ambizioso percorso nazionale verso il taglio radicale delle emissioni di gas serra – il governo ha un obiettivo di riduzione dei gas serra del 40% entro il 2020 rispetto al 1990 – potrebbe essere un esempio che altri Paesi, Italia compresa, potrebbero e dovrebbero seguire.

Il governo di Copenaghen dice di essere sulla buona strada per ridurre le emissioni del 37%, espandendo ulteriormente l’energia eolica e l’utilizzo di pompe di calore e di impianti a biomasse. Petersen è convinto che entro il 2020 la Danimarca potrebbe già ottenere il 71% della sua elettricità da fonti rinnovabili. Nel 2020 le rinnovabili rappresentavano il 16% dell’energia prodotta dal Paese.

Ma l’elettricità rappresenta solo circa un decimo del consumo energetico totale della Danimarca, che è nel complesso è ancora dominato dai combustibili fossili, ma anche qui i rapporti stanno mutando a scapito del carbone il cui utilizzo dovrebbe calare di circa il 57% nel periodo 2012-2020.

Secondo Brian Vad Mathiesen, che insegna pianificazione energetica all’Università di Aalborg, per cambiare davvero il suo profilo energetico complessivo, «la Danimarca deve passare dall’utilizzo dei combustibili fossili a quello delle pompe di calore e dell’eolico», ma per quanto riguarda le pompe di calore lo fa ancora troppo lentamente.

Danish Energy, che rappresenta le compagnie energetiche danesi, dice che addirittura la Danimarca potrebbe presto soffrire di una sovrabbondanza di energia eolica ed i livelli di produzione elevati potrebbero potare ad un forte calo dei prezzi, quindi le imprese energetiche potrebbero caricare sui clienti il divario dei costi o addirittura far mancare gli incentivi per continuare a fornire energia. Attualmente, quando le pale eoliche danesi producono troppa energia per essere assorbita dalla rete elettrica nazionale, quella in eccesso viene venduta ai paesi vicini».

Ma il direttore di Danish Energy, Lars Aagaard, ha avvertito: «Se continuiamo ad installare turbine eoliche, continueremo ad abbassare i prezzi di mercato, il che significa che i consumatori dovrebbero pagare un prezzo elevato relativo al loro consumo di energia. Avremmo un mercato dell’energia con una grande volatilità dei prezzi dove alcune volte il prezzo si sgonfierebbe ed altre volte il prezzo sarebbe alle stelle. sarebbe un sistema instabile».

La soluzione – che piace molto a Danish Energy – potrebbe quella di utilizzare l’energia eolica per produrre calore o per i trasporti, ma, dice sempre Aagaard sono necessarie nuove forme di stoccaggio dell’energia rinnovabile potrebbero anche aiutare a risolvere il problema».

L’eolico per la Danimarca significa molto anche economicamente: attualmente 9 turbine hoffshore su 10 installate nel mondo sono made in Denmark, avere investito precocemente nell’energia del vento ha fatto nascere aziende leader come Vestas e Siemens Wind Power che continuano tranquillamente a mantenere la loro sede in uno dei Paesi con la maggiore pressione fiscale del pianeta,  dove i diritti dei lavoratori sono sacri e dove discussioni tipo quelle sull’articolo 18 e gli statali sembrano esotiche assurdità di Paesi ancora sprofondati nell’era fossile.