Eni, a Livorno ancora rischio chiusura: dopo tre anni gli stessi pesci nello stesso Stagno

[29 luglio 2014]

Per l’impianto Eni a Stagno si minaccia chiusura, la Regione e gli enti locali si mobilitano chiedendo un incontro con il gotha della multinazionale, mentre il governo latita. Sul tavolo della trattativa, il peso della sostenibilità non si allontana molto da quello di un fermacarte.

Non è il ritratto di questi giorni, dove a rischio di chiudere non è solo la raffineria Eni di Gela, in Sicilia, ma anche gli impianti del cane a sei zampe dislocati a Livorno, Taranto, Marghera e Priolo, per i quali sono stati bloccati i piani d’investimento. Da questo nostro articolo del 2011, che oggi ripubblichiamo, sono già passati 3 anni. Giudicate voi cos’è cambiato. 

La Regione, come riportano le cronache cittadine, ha lanciato ieri la proposta di un incontro con i vertici nazionali di Eni e le istituzioni locali per fare il punto sulle prospettive dello stabilimento di Stagno, a Livorno.

La decisione è stata presa al termine del summit convocato dall’assessore alle attività produttive lavoro e formazione Gianfranco Simoncini (Nella foto) al quale erano presenti anche il sindaco del Comune di Livorno Alessandro Cosimi, del Comune di Collesalvetti Lorenzo Bacci, l’assessore al lavoro della Provincia di Livorno Ringo Anselmi e le organizzazioni sindacali.

Simoncini ha detto che Eni sta rispettando gli impegni presi, una notizia “positiva” considerando che fino a non molto tempo fa lo stabilimento era a forte rischio chiusura e si prospettava l’idea che potesse diventare, nella migliore delle ipotesi, un deposito.

L’assessore ha constatato – viene spiegato nel comunicato – che, pur non emergendo elementi di criticità immediati, sindacati e istituzioni chiedono tuttavia rassicurazioni per il futuro industriale di uno stabilimento che è e dovrà essere strategico per l’economia del territorio e dell’intera regione e che per questo ha bisogno di investimenti e di un quadro certo a livello industriale.

Da qui l’idea giusta e condivisibile di convocare, a gennaio, un incontro con i vertici nazionali di Eni e ha preso atto della richiesta dei sindacati di convocare un tavolo nazionale sul settore. Poi ha sintetizzato così quello che per loro è il migliore scenario possibile: «Puntiamo al rafforzamento della raffineria per le specifiche competenze e tipologie di prodotto che è in grado di realizzare».

Ora, la domanda è questa: se l’orizzonte è la decarbonizzazione dell’economia e la riduzione delle emissioni sia inquinanti sia di gas serra sul territorio, siamo sicuri che – chiarendo che non siamo certo per la chiusura dell’impianto – non sia il caso di porre quantomeno il tema della sostenibilità ambientale dell’impianto stesso?

A nostro avviso l’idea che ogni cosa che produce in questa fase vada solo tutelata perché l’alternativa è la chiusura è comprensibile, ma non condivisibile. Gli investimenti anticiclici nell’ambiente, lo dicono le statistiche, danno ritorni certi proprio quando l’orizzonte è più lungo.

Dunque se si parla di piano di sviluppo futuro o si pongono ora queste questioni o poi sarà tardi.
Greenreport.it la questione rispetto al futuro dell’Eni l’ha posta in tempi non sospetti cercando anche sponde istituzionali senza peraltro trovarle, ma non per questo può esimersi di richiamare l’attenzione di fronte a un’opportunità come questa.

L’economia ecologica impone di ripensare il modello di sviluppo che non significa deindustrializzare – errore fatale di un ambientalismo che non ci appartiene – ma industria ecologica (che non è il maxi inceneritore al posto della raffineria, tanto per sgombrare il campo da retropensieri certamente non nostri).

Le raffinerie sono certamente il presente e possono esserlo ancora per un po’ di tempo, ma non saranno il futuro. Il tempo dell’analisi, delle sintesi e delle conseguenti scelte è questo, quando si è ancora in grado di avere un confronto anche “politico” con le aziende che insistono sul territorio, non a giochi fatti. Porsi il tema, per non dire imporlo, fa la differenza tra chi vuole risolvere il conflitto lavoro-ambiente e chi vuole scansare il problema…