La Commissione Ue ha presentato la sua nuova strategia in materia

Entro 12 anni tutti gli imballaggi in plastica presenti nel mercato Ue saranno riciclabili

«L’industria europea ha l’occasione di sviluppare una leadership mondiale, e i consumatori hanno la possibilità di compiere scelte consapevoli». Anche l’Italia deve migliorare

[17 gennaio 2018]

La Commissione europea ha presentato ieri una nuova strategia sulla plastica (disponibile in allegato, ndr), volta a far divenire più circolare l’industria di settore. Era un intervento molto atteso, perché affronta un problema ormai non trascurabile: la plastica è il terzo materiale prodotto dall’uomo più diffuso sulla terra dopo acciaio e cemento e, come ricorda il Wwf, dagli anni ’50 ad oggi ne abbiamo prodotte 8,3 miliardi di tonnellate. Il 79% di quest’enorme quantitativo, una volta divenuto rifiuto, non è stato recuperato ma è finito in discarica se non direttamente riversato nell’ambiente, finendo per contaminare anche aree remote come i ghiacci polari fino le grandi fosse marine a 10 km di profondità.

Ancora oggi gli europei generano ogni anno 25 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ma meno del 30% è raccolto per essere avviato a riciclo.

La Commissione Ue ha dunque deciso di farsi carico del problema, o meglio di una sua parte: la strategia presentata ieri si concentra essenzialmente sui rifiuti plastici da imballaggio, sulle microplastiche e sui prodotti in plastica monouso (come i sacchetti ultraleggeri sui quali la normativa italiana è recentemente intervenuta). Nelle intenzioni di Bruxelles, dunque, tutti gli imballaggi di plastica sul mercato Ue saranno riciclabili entro il 2030, l’utilizzo di sacchetti di plastica monouso sarà ridotto e l’uso intenzionale di microplastiche sarà limitato: la strategia appena presentata è volta a indirizzare questo percorso, portando benefici ambientali e al contempo economici. L’industria europea di settore, che in Europa occupa 1,5 milioni di persone e ha generato un fatturato di 340 miliardi di euro nel 2015 «ha la grande occasione – sottolinea il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen – di sviluppare una leadership mondiale nelle nuove tecnologie e materiali e i consumatori hanno la possibilità di compiere scelte consapevoli a favore dell’ambiente: è un’occasione per tutti»

La strategia sulla plastica – affermano con ambizione da Bruxelles – cambierà la progettazione, la realizzazione, l’uso e il riciclaggio dei prodotti nell’Ue: troppo spesso il modo in cui le materie plastiche sono attualmente prodotte, utilizzate e gettate non permette infatti di cogliere i vantaggi economici derivanti da un approccio più circolare. Per raggiungere l’obiettivo, da una parte «la Commissione «fornirà orientamenti alle autorità nazionali e alle imprese europee su come ridurre al minimo i rifiuti di plastica alla fonte. Il sostegno all’innovazione sarà aumentato, con 100 milioni di euro di finanziamenti ulteriori per lo sviluppo di materiali plastici più intelligenti e più riciclabili». Dall’altra, l’Ue promette che «saranno sviluppate nuove norme sugli imballaggi al fine di migliorare la riciclabilità delle materie plastiche utilizzate sul mercato e accrescere la domanda di contenuto di plastica riciclata. Con l’aumento della plastica raccolta, si renderebbe necessaria la creazione di impianti di riciclaggio perfezionati e con una capacità maggiore, oltre a un sistema per la raccolta differenziata e lo smistamento dei rifiuti in tutta l’Ue migliore e standardizzato. In questo modo sarà possibile risparmiare circa un centinaio di euro per tonnellata raccolta e si creerà inoltre valore aggiunto per un’industria delle materie plastiche più competitiva e resiliente».

Una roadmap che è stata apprezzata sia dagli ambientalisti sia dagli industriali di settore. «La strategia europea sulla plastica presentata dalla Commissione è una buona notizia per l’ambiente e l’innovazione industriale», ha commentato il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani, definendola «un importante passo in avanti che però deve tradursi in azioni concrete e proposte legislative coerenti».

«L’industria italiana delle materie plastiche è completamente allineata a quella europea in questa sfida, che richiederà investimenti, capacità di innovazione e apertura al dialogo», ha aggiunto Massimo Covezzi, presidente di PlasticsEurope Italia, l’associazione di Federchimica che rappresenta i produttori di materie plastiche in Italia. PlasticsEurope ha anticipato i tempi presentando ieri la propria strategia Plastics 2030 (in allegato, ndr), che prevede «di incrementare il riuso e il riciclo delle materie plastiche con l’ambizione di raggiungere il 60% per gli imballaggi in plastica entro il 2030 e nel lungo periodo (entro il 2040) il 100% di riutilizzo, riciclo e/o recupero di tutti gli imballaggi in plastica nell’Ue».

In questo contesto sfidante, i nodi che il nostro Paese è chiamato finalmente a sciogliere non sono pochi. Delle 960mila tonnellate di imballaggi in plastica raccolte nel 2016, “solo” 550mila sono state avviate a riciclo: lo 0,8% del totale è finito in discarica, mentre altre 400mila tonnellate sono andate direttamente a termovalorizzazione. Ormai però anche questi impianti sono stracolmi – complice la virata della Cina, che ha ridotto drasticamente l’import di rifiuti plastici, anche dall’Italia – col risultato finale che «la filiera del riciclo è in crisi – come spiega il presidente di Revet,  Alessandro Canovai – gli impianti di compostaggio sono pieni, gli scarti del riciclo della plastica non trovano sbocchi negli inceneritori e la scorsa estate l’intero sistema ha rischiato il crac. La raccolta differenziata cresce ma servono gli impianti per gestirla, altrimenti si blocca tutto».

Dunque occorre più raccolta differenziata e qualitativamente migliore – obiettivo per il quale è indispensabile affidarsi a una comunicazione ambientale pervasiva e di qualità –, occorrono più impianti per la selezione e l’avvio a riciclo dei rifiuti plastici raccolti, e occorrono più impianti per gestire (tramite recupero energetico, ad esempio) gli scarti di selezione e riciclo che inevitabilmente si creano e si creeranno. Infine, per chiudere il cerchio, è bene non dimenticarsi che i prodotti riciclati devono essere poi anche ri-acquistati: le pubbliche amministrazioni italiane in primis possono fare molto (mentre al momento fanno molto poco), e i recenti incentivi introdotti con la legge di Bilancio 2018 potrebbero finalmente dare una mano.