Erasmus+ diventa anche virtuale

Il progetto coinvolge i 33 paesi del programma Erasmus+ e la regione del Mediterraneo meridionale

[15 marzo 2018]

Oggi uno dei programmi emblematici e di maggior successo dell’Unione europea, Erasmus+, ha aggiunto una versione online alle sue iniziative di mobilità, per mettere in contatto ancora più studenti e giovani dei Paesi europei e del vicinato meridionale dell’Ue.

La Commissione europea ha infatti lanciato lo scambio virtuale Erasmus+ e spiega che si tratta di «un progetto volto a promuovere il dialogo interculturale e a migliorare le competenze di almeno 25 000 giovani attraverso strumenti di apprendimento digitali nel corso dei prossimi due anni. Il progetto coinvolge i 33 Paesi del programma Erasmus+ e la regione del Mediterraneo meridionale, comprendente Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia. La versione online di Erasmus+ integrerà il programma di mobilità fisica tradizionale e potrebbe in futuro essere estesa ad altre aree geografiche».

Durante la fase pilota, che ha una dotazione finanziaria di 2 milioni di euro fino al dicembre 2018, lo scambio virtuale Erasmus+ coinvolgerà almeno 8.000 giovani e alla Commissione Ue sottolineano che «Se avrà successo l’idea è di rinnovarlo fino alla fine del 2019, con l’obiettivo di far partecipare altre 17.000 persone. In futuro lo scambio virtuale Erasmus+ potrebbe diventare un’iniziativa regolare ed essere ampliato al fine di coinvolgere un numero ancora maggiore di giovani in altre regioni. Erasmus+ favorisce già la mobilità per l’apprendimento e l’insegnamento tra il vicinato meridionale dell’Ue e l’Unione. Dal 2015 sono stati finanziati oltre 1 000 progetti tra università europee e del Mediterraneo meridionale, che dovrebbero permettere la mobilità verso l’Europa di circa 15.000 persone, tra studenti e membri del personale, di Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo e di oltre 7.000 europei che andranno a insegnare o studiare in tali Paesi. Inoltre, ogni anno circa 2.200 giovani dei Paesi del vicinato meridionale dell’Ue e animatori giovanili partecipano a progetti di apprendimento non formale».

Soddisfatto il commissario Ue per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport, Tibor Navracsics, che ha evidenziato: «Erasmus+ è un programma di grande successo, ma non sempre accessibile a tutti. Grazie allo scambio virtuale Erasmus+ consentiremo un maggior numero di contatti tra persone, raggiungeremo giovani provenienti da contesti sociali differenti e promuoveremo la comprensione interculturale. Questo strumento online costruirà ponti, connetterà un maggior numero di giovani dell’UE ai loro coetanei in altri paesi e contribuirà a sviluppare competenze come il pensiero critico, l’alfabetizzazione mediatica, la conoscenza delle lingue straniere e il lavoro di gruppo».

Lo scambio virtuale Erasmus+ metterà in contatto giovani, animatori giovanili, studenti e accademici dei paesi europei e del vicinato meridionale dell’Ue attraverso dibattiti moderati da facilitatori, gruppi di progetto transnazionali, corsi e formazioni professionali online aperti. Per esempio, con l’aiuto di materiale preparatorio che sarà stato preventivamente distribuito e assistiti da un moderatore, giovani di diversi Paesi potranno collegarsi una volta alla settimana per discutere argomenti come lo sviluppo economico o i cambiamenti climatici,.

La Commissione Ue conclude: «Tutte le attività si svolgeranno nel quadro di programmi di istruzione superiore o progetti organizzati per i giovani. Nella fase preparatoria, lo scambio virtuale Erasmus+ ha suscitato l’interesse delle università e delle organizzazioni giovanili e sono stati già conclusi 50 partenariati e formate 40 persone per la moderazione dei dibattiti.  I contatti e gli scambi con coetanei che vivono all’estero sono una grande opportunità per acquisire nuove conoscenze e competenze e per rafforzare la tolleranza e l’accettazione reciproca. Lo scambio virtuale promuove il dialogo interculturale tra i giovani, in linea con la dichiarazione di Parigi concordata in occasione della riunione informale dei ministri dell’Istruzione nel marzo 2015. La dichiarazione mira a promuovere la cittadinanza e i valori comuni della libertà, della tolleranza e della non discriminazione attraverso l’istruzione».