Ermete Realacci non sarà più in Parlamento: una pessima notizia per l’ambiente

Non viene ricandidato quello che probabilmente è stato il migliore presidente della Commissione ambiente della Camera

[29 gennaio 2018]

La decisione del segretario del Pd Matteo Renzi di non ricandidare Ermete Realacci, uno dei protagonisti dell’ambientalismo italiano e probabilmente il migliore presidente della commissione Ambiente della Camera che ci sia mai stato (soprattutto se paragonato agli improbabili presidenti della stessa commissione espressi dal centro-destra), è una pessima notizia per l’ambiente e la green economy: dimostra quanto la politica “tradizionale” sia lontana dal considerare davvero questi temi come centrali.

È infatti stato grazie soprattutto a Realacci, alle sue proposte di legge e interrogazioni e alla sua saggia –  a volte con equilibrismi, come nel caso della riforma delle aree protette poi non approvata – gestione della commissione Ambiente se l’ultima legislatura ha marcato alcuni sostanziali punti a favore dell’ambiente e introdotto normative coraggiose e innovative. Sembra quasi che si sia voluta “punire” la competenza e la capacità, mettendo da parte chi in questi anni ha rappresentato con più autorevolezza l’anima “green” del Pd, che oggi sembra essere quasi scomparsa dalle liste elettorali.

Un’autorevolezza che non poteva che essere nutrita anche d’indipendenza di giudizio e capacità di iniziativa autonoma, cose che, pur non essendo certamente Realacci un anti-renziano, non sono sembrate molto gradite quando non lo si volle scegliere come ministro dell’Ambiente e ancor di più oggi nella pessima e caotica fase politico/elettorale che stiamo vivendo.

Realacci è stato in questi anni un punto di riferimento fermo per la redazione di greenreport.it  – che non ha mai nascosto l’adesione alla maggioranza delle sue iniziative parlamentari né i distinguo su altre – e in lui abbiamo sempre trovato disponibilità al confronto, ma anche consigli e osservazioni utili, merce molto rara nella politica italiana.

Sappiamo che Realacci non cesserà certamente di fare politica ambientale perché gli è stato incomprensibilmente negato uno scranno in Parlamento, sappiamo che continuerà a seminare idee e innovazioni con la sua Fondazione Symbola e che continuerà a dare il suo contributo a Legambiente di cui è stato il presidente della rifondazione e del rilancio. Competenze di cui tutti avremo ancora – e molto – bisogno.