Per evitare la prossima bolla finanziaria rallentate la Borsa (o datela in mano alle donne)

Una nuova ricerca dimostra che i livelli di testosterone nei trader influenzano direttamente la (in)stabilità dei mercati. La soluzione? Raffreddare i tempi delle decisioni

[21 agosto 2017]

I livelli di testosterone presenti nel corpo degli investitori maschi – che dalla devastante bolla dei tulipani scoppiata ad Amsterdam nel 1637 a oggi, hanno sempre dominato i mercati azionari – influenzano «direttamente» le decisioni che spingono in alto i prezzi durante una bolla finanziaria pronta a scoppiare, talvolta destabilizzando le Borse (e le economie) di tutto il mondo. Dopo anni di intuizioni, la prova sperimentale è arrivata grazie al lavoro condotto dai ricercatori della Ivey Business School dell’Università di Oxford e di quelli della Claremont Graduate University, pubblicato nella ricerca The Bull of Wall Street: Experimental Analysis of Testosterone and Asset Trading, di cui l’American association for the advancement of science (Aaas) ha appena dato notizia.

Da tempo sappiamo che l’essere umano non è quell’homo oeconomicus, solido nelle sue scelte perfettamente razionali, che la teoria economica per così tanti anni si è impegnata a dipingere: le neuroscienze ne hanno prima messo in evidenza i bias cognitivi, e adesso l’economia sperimentale sta affrontando anche l’influenza portata dagli ormoni.

Purtroppo per noi, non si tratta di pura speculazione accademica. Come mostrano i dati portati da Andrea Greco su la Repubblica, le possibilità che una nuova bolla finanziaria stia per scoppiare non sono poche. «A Wall Street, i valori sono oltre trenta volte gli utili medi decennali, è successo solo tre volte dal 1881: prima della crisi del ‘29, prima di quella del 2007 e ora. La corsa del Dow Jones, spinta dal crollo dei tassi di interesse e dagli acquisti della Fed, ha portato a 22 mila punti l’indice che prima del crac di Lehman segnava 14 mila, e rispolverato alcuni vecchi vizi. Come l’indebitamento, che negli Usa sommando pubblico e privati ha raggiunto 71 mila miliardi di dollari, il 40% più che nel 2007. O il decollo dei giganti tecnologici, che girano a multipli ormai da monopolisti: Facebook, Microsoft, Apple, Google e Amazon valgono 3 mila miliardi di dollari, a fronte di 99 miliardi di utili 2016. La bolla 2001 partì da internet, e per qualcuno il copione potrebbe ripetersi: benché la corsa dei big five a diversificare nel mondo non digitale (con escursioni in manifattura, logistica, servizi e nel nuovo Eldorado dell’auto senza pilota) potrebbe rendere più solide e varie le entrate future».

Se la bolla finanziaria scoppierà o meno ancora non è dato sapere, ma è doveroso fare il possibile perché ciò non accada. Anche tenendo conto delle debolezze “ormonali” degli investitori. Come?

Gli autori della ricerca ricordano che «i trader femmina producono bolle significativamente inferiori rispetto ai maschi». Potrebbe dunque essere una buona idea per il mondo incrementare la presenza del gentil sesso tra i trader, ma non è cambiamento che si possa introdurre per legge, o da un giorno all’altro. Un consiglio valido per tutti si appella semplicemente al buon senso. Posto che «i fattori biologici possono esacerbare i rischi sul capitale», per comprendere meglio quanto sta accadendo – prima che la bolla scoppi, e sia troppo tardi – durante cicli di feedback eccezionalmente positivi in Borsa, non supportati dai fondamentali economici, la «raccomandazione più semplice è quella di attuare periodi di “cooldown”», ovvero di “raffreddamento”.

La Borsa corre troppo, e il suo stesso creatore – l’uomo – non riesce a starle dietro. Le straordinarie caratteristiche della nostra specie, evolutesi nell’ordine delle centinaia di migliaia di anni, ci hanno permesso di sopravvivere egregiamente ma non ci hanno preparato alla vorticosa velocità della finanza (e l’high frequency trading condotto per noi dalle macchine, pur sempre programmate dagli umani, di certo non facilita le cose). Riconquistare una dimensione temporale a misura d’uomo (e di donna) è l’unica possibile via d’uscita al rincorrersi di bolle speculative sempre più catastrofiche. Al contempo, la finanza a passo d’uomo è l’unica che sappia apprezzare la bontà degli investimenti a lungo termine, guarda caso quelli di cui abbisogna la green economy per poter crescere in modo concreto e sostenibile, assicurando una prosperità che si spera non effimera. Ma per accorgercene, la prima cosa da fare è rallentare (la finanza).