A vent’anni del decreto Ronchi, le priorità secondo le imprese di Fise Assoambiente

Per far crescere l’economia circolare la vera emergenza è la «semplificazione normativa»

«La percezione, ormai unanime, è che il Paese si sia ormai auto-avviluppato in una miriade di lacci e lacciuoli»

[16 maggio 2017]

Nel 2017 non si celebrano soltanto i primi 2 anni della legge sugli ecoreati, ma anche e soprattutto i primi 20 del decreto legislativo n. 22/1997: quel decreto Ronchi che ha introdotto per la prima volta nella normativa nazionale «i concetti di gestione integrata, di riduzione della produzione di rifiuti, di incentivazione del recupero e del riciclaggio, di riduzione dello smaltimento in discarica». A vent’anni da questo primo approccio, come stanno dunque le leggi che regolano le gestione delle oltre 160 milioni di tonnellate di rifiuti che vengono prodotte (secondo stime per difetto) ogni anno in Italia?

Un approccio laico e ponderato dal tema lo si può ritrovare nell’intervento che Elisabetta Perrotta (Fise Assombiente) ha elaborato per la pubblicazioneLa riforma dei rifiuti”, edita da quella Fondazione per lo sviluppo sostenibile guidata proprio dall’ex ministro Ronchi.

«Certamente si sarebbe potuto fare di più – osserva Perrotta – visto che un consistente numero di provvedimenti attuativi, previsti sia dal Decreto Ronchi che dal D.lgs n. 152/2006, non sono mai stati adottati – senza considerare che a livello parlamentare il tema dei rifiuti è continuamente presente, con interventi puntuali o come disegni di legge/decreti-legge – rendendo di fatto inapplicabili molte disposizioni e vanificando, di fatto, il raggiungimento di molti traguardi sul piano del riciclo e del recupero e l’attuazione di un organico e coordinato quadro normativo e regolamentare. Anche la Commissione Bicamerale per la Semplificazione nel documento conclusivo (approvato il 31 marzo 2014) relativo all’indagine conoscitiva sulla semplificazione legislativa e amministrativa, ha evidenziato che “La percezione, ormai unanime, è che il Paese si sia ormai auto-avviluppato in una miriade di lacci e lacciuoli, rappresentati da leggi nazionali e regionali, normative europee recepite sempre parzialmente e sempre in ritardo dal Parlamento, e provvedimenti amministrativi di varia natura, origine e portata, che hanno finito col paralizzarlo”».

L’occasione per una svolta – per il momento non colta – arriva dall’Europa: il concetto di economia circolare, definito dalla Ellen MacArthur Foundation come quello di “Un’economia pensata per potersi rigenerare da sola”, risulta fondamentale «soprattutto nel nostro Paese, caratterizzato non solo dal fatto di essere povero di materie prime, la cui fluttuazione dei prezzi ne accresce ulteriormente la debolezza nei mercati globali, ma anche da un tessuto imprenditoriale dominato dalle piccole-medie imprese, le quali non sono adeguatamente supportate nella realizzazione della società del riciclo».

Da questo punto di vista «la semplificazione amministrativa è essenziale per recuperare il ritardo competitivo dell’Italia, in quanto libera le risorse per tornare a crescere e restituire ai cittadini e alle imprese il tempo da dedicare alle priorità. Semplificare significa togliere un inutile fardello alle imprese italiane per farle competere per crescere. Semplificare significa assicurare tempi certi per chi vuole fare impresa e creare lavoro». Di più: per un’economia davvero circolare «l’esigenza di semplificazione normativa è il punto di partenza irrinunciabile».

Purtroppo al proposito «c’è ancora molto da fare» nel nostro Paese. «Il riordino della normativa ambientale è per il mondo produttivo e dei servizi, un’occasione unica – argomenta Perrotta – per ricostruire una struttura giuridica coerente, omogenea, semplice, applicabile, efficace, di riferimento per supportare l’attività delle imprese virtuose. È necessario però che il processo non si esaurisca con un intervento di superficie, ma che diventi una vera riforma, capace di ammodernare l’attuale contesto normativo, assicurando un elevato livello di protezione ambientale ed essere motore di sviluppo del comparto».

In che modo procedere dunque? «Il settore della gestione dei rifiuti soffre di alcuni problemi comuni ad altri comparti industriali, che andrebbero affrontati alla base, non con provvedimenti “spot” ma con un intervento coerente che fissi i criteri e le condizioni da rispettare nell’adozione di tutti gli atti disciplinanti il settore». Da parte sua Fise Assombiente – che riunisce le imprese di settore – indica otto priorità, da «perseguire parallelamente». Basti qui dare un’occhiata alla prima e all’ultima.

Dall’improrogabile necessità di «arrestare il processo di continua modifica della normativa esistente procedendo, invece, alla sua semplificazione e, al fine di superare l’attuale iper-regolamentazione legislativa, non sempre coordinata» a quella di «adottare misure per la promozione dei mercati di prodotti in materiali riciclati» passa infatti un unico, importantissimo filo. Che il legislatore continua ostinatamente a non volere vedere, sebbene siano già passati vent’anni.

L. A.