Festambiente al bivio. Legambiente nel guado disseccato da altri

Festambiente nel 2018 occasione di cambiamento?

[16 agosto 2017]

A Festambiente, il festival nazionale di Legambiente conclusosi ieri a Rispescia (GR), il protagonista è stato il caldo che ha ammutolito le cicale, che negli anni passati assordavano la festa, e sfiancato perfino le zanzare, che prima tormentavano i giovani volontari che popolano l’ex Enaoli. Caldo che invece ha rinvigorito le vespe, puntuali ogni mattina banchettare con la colazione  di volontari e ospiti di una Festa che, dopo 29 anni di grandi successi, sembra essere arrivata a un giro di boa.

Sarà stato il caldo torrido, sarà stato il turismo mutante, sarà quest’Italia che sembra sempre più confusa e priva di identità mentre si rifugia in trincee identitarie… ma Festambiente, che nel 2018 compirà 30 anni, pur dimostrando vitalità e innovazione, per la prima volta ha mostrato uno scollamento tra il “sentire comune”  e una formula di successo che ha però evidente necessità di cambiamenti.

La partecipazione ai grandi dibattiti è stata buona ma non eccezionale, mentre alcuni interessantissimi dibattiti “minori” hanno risentito dell’affollamento del programma e dell’affastellamento di iniziative tra le quali è spesso difficile scegliere. Quel che è certo è che ministri, sottosegretari, capi di Partito, assessori regionali non “tirano più”  che la politica, anche quella ambientale, sembra avvitata in un’eterna discussione sugli stessi temi che, dibattito dopo dibattito, nessuno risolve.

Lo scollamento tra i frequentatori di Festambiente e le iniziative “politiche” è apparso crescente e  volte evidente e Legambiente – associazione per eccellenza dell’ambientalismo politico – rischia di essere vista come troppo contigua ad una politica liquida, inafferrabile, che ragiona di tutto e con tutti, dicendo a tutti quel che vogliono sentirsi dire. Una politica di governo e opposizione che si complimenta col Cigno Verde per la sua capacità di proposta, iniziativa, visionarietà… ma, quando rivarca l’entrata di Festambiente e il viale alberato di pini che porta sull’Aurelia, poi continua  come prima e più di prima a fare come gli pare e spesso il contrario di quanto dichiarato essenziale, urgente e ineludibile sul palco di Festambiente.

L’Italia che si è vista a Festambiente, che è luogo di accoglienza e condivisione, è un’Italia confusa: dell’ambientalismo “digerito” ma poco praticato, ormai consapevole della necessità di differenziare i rifiuti e di risparmiare energia,  un’Italia in grandissima parte estranea all’ondata razzista e xenofoba montante, più gentile e civile, ma che – nonstante incendi, ondate di caldo, siccità, cicale ammutolite, zanzare spossate e vespe d’assalto – non pare ancora mettere  tematiche ambientali come il riscaldamento globale e il consumo di suolo tra le priorità e i rischi maggiori.

E’ un’Italia che vorrebbe vivere in un Paese migliore ma che non lo cerca più nella politica. Una politica che sembra lontana e marginale anche dalla vita dei giovanissimi volontari e dai militanti del Cigno Verde che pure ogni giorno fanno, concretamente, politica e cultura ambientale con e per Legambiente.

Ecco, quest’anno Festambiente è parsa, tra un concerto e l’altro, immobile  nella calura della torrida Maremma a guardare con disincanto la politica italiana liquefarsi senza idee o al massimo con qualche tecnicismo di valore.

Il Cigno Verde e la sua Festa, che in questi anni hanno dimostrato l’adattabilità di un animale capace di evolvere rapidissimamente, devono cambiare nuovamente passo, cercare nuovi territori più freschi, nuove altezze, per scampare sia al global warming della dinosauresca politica  italiana che a un ambientalismo ridotto a testimonianza o a grillo parlante. Le molte esperienze “civili” premiate e presentate alla Festa possono rappresentare il collante di una nuova Italia e di una nuova politica migliori. Ma hanno appunto bisogno di rappresentanza.

Il Cigno Verde è in mezzo a un grande guado disseccato da altri, ne uscirà riempiendolo di nuova acqua, di nuove idee e iniziative e il trentesimo anniversario di Festambiente potrebbe essere l’occasione per farlo, per costruire, partendo da Rispescia, quell’economia civile e circolare, quella società sostenibile, anche umanamente e culturalmente,  che incrocia ancora troppo poco politica e ambientalismo.

Sarebbe una grande e rischiosa scommessa, ma è anche l’unica che vale la pena di provare a vincere.