A Rispescia la kermesse di Legambiente continuerà fino a Ferragosto

Festambiente: la passione, il futuro e la politica nell’Italia degli incendi e del rancore

La festa ambientalista ha il volto di oltre 200 giovani volontari, non diversi dai molti giovani che crediamo disincantati e privi di interessi

[8 agosto 2016]

Festambiente 7

Concluso il primo weekend di avvio, a Rispescia Festambiente comincia davvero a carburare. Prende l’avvio spettinata dal vento che alimenta gli incendi in Maremma che, come un monito, distruggono pinete, bellezza e vita intorno a questa festa ambientalista che dura caparbiamente da 28 anni, riuscendo a rinnovarsi in una continuità faticosa fatta di 250 volontari, di un miracolo partecipativo e civile che sfida vento e zanzare e che prepara la festa e la musica delle notti estive in calde giornate dove il sottofondo musicale sono le cicale.

L’impressione è quella di una festa sempre più radicata, dove le protagoniste pomeridiane sono le famiglie, i bambini che affollano i tanti spazi a loro dedicati, la vera e propria cittadella dei più piccoli, che disegna un futuro fatto di recupero e riciclo, come il fantascientifico parco “Tuttingioco”, un vero e proprio fumetto extraterrestre realizzato con gli pneumatici riciclati.

L’impressione è quella di un’associazione che sulla strada del rinnovamento incontra un Paese spaesato e in cerca di riferimenti, in cerca di una solidità che questa “strana” banda di ambientalisti, questi più di 200 giovani volontari, non diversi dai molti giovani che crediamo disincantati e privi di interessi, costruiscono insieme ai loro “padri” e “zii” più grandi, con scarsa o nullo rispetto per una qualche gerarchia ma riconoscendo autorevolezza e fiducia a dirigenti nazionali che sanno passare dal dibattito con il ministro, l’eurodeputato e il grande imprenditore a fare caffè al Bim Bum Bar o a sostenere l’assalto del pubblico dei concerti al Girasole, oppure a sparecchiare i tavoli di un punto ristoro.

Una comunità che si ritrova assonnata la mattina presto a colazione, che dorme poco la notte, che lavora molto di sera. Dieci giorni pieni di iniziative, idee, fatica, sorrisi, qualche nuovo amore, molti baci e abbracci e qualche incazzatura… come in tutte le comunità umane che funzionano perché hanno nei cervelli delle idee, negli occhi un pezzettino di futuro condiviso e nelle mani un po’ di concreta e faticosa consapevolezza.

Legambiente ha sempre avuto un’ambizione molto più grande di lei: cambiare il mondo e l’utopia visionaria di farlo con un’associazione dove convivono opinioni politiche e culture diverse, sensibilità territoriali disparate, interlocuzioni forti con le “politiche” e le istituzioni che ci si sforza di non far diventare commistione.

Un cammino da equilibristi che ogni sera fornisce rappresentazioni agli spazi dibattiti, dove questo strano Cigno verde riesce ad interloquire – non rinunciando a dare delle beccate – con il presidente del Senato Pietro Grasso, con sottosegretari e parlamentari del Pd o dell’Ncd e con Lugi Di Maio del Movimento 5 Stelle; riesce a farli interloquire con la società reale, con i protagonisti di un Paese che sembra sempre più orfano della politica, con l’imprenditoria, con la società dell’impegno radicale incarnata in Don Luigi Ciotti, con il mondo di quell’economia civile la cui crescita è necessaria per lenire le ferite inferte a questo Paese dall’ineguaglianza e dall’ingiustizia.

In questo Festambiente resta forse una delle ultime occasioni per uscire dai fortini assediati della politica politicante di questa Italia del tripolarismo incomunicante, da uno scontro che sembra ignorare quel Paese preoccupato, ma ormai assuefatto alla crisi perenne e sistemica che affolla gli spazi di questa festa ambientalista, con una parsimonia che non rinuncia al sorriso.

È quell’Italia che non spreca e riflette che Legambiente vuole costruire, quel mondo attento a sé e agli altri, rispettoso del vivere e della vita. In questo senso Festambiente è davvero un esperimento riuscito, che affascina la politica che ogni volta, e sempre di più, sembra chiedersi come sia possibile far funzionare questo villaggio di “pazzi” che non sembrano chiedersi il perché, probabilmente perché lo intuiscono e lo condividono.

Ma il successo di Festambiente e Legambiente può essere anche un rischio: dai primi dibattiti, dove tutti si sprecano in complimenti per il Cigno verde e le sue “avventate” intuizioni diventate senso comune, realtà e addirittura vocabolario, sembra emergere che la “supplenza” della politica (che troppo spesso Legambiente è costretta a interpretare) sia stata ormai introitata, digerita, proprio dalla politica che la dà per scontata e chiede a Legambiente – magari “normalizzata” e che rinuncia ad essere “aggressiva” – progetti, idee, competenze che colmino il vuoto, punti fermi sui quali attestarsi per non essere travolta da populismi settari, dal rancore senza un’idea di futuro. Ma non è così che Legambiente continuerà la sua rivoluzione gentile… e fortunatamente i giovani leader del Cigno verde sembrano esserne ben consapevoli.

Le alleanze virtuose costruite da Legambiente e che sfilano nei dibattiti, nelle mostre e perfino nei prodotti, nel cibo e nei giochi di Festambiente sono l’esempio di quello che l’Italia potrebbe e forse vorrebbe essere. Il problema è che troppi politici che passano da Rispescia dimenticano – appena tornati sull’Aurelia – quanto erano convinti, sotto i pini e i nidi dei balestrucci impertinenti di Festambiente, della necessità di costruire un’Italia migliore. Il problema è che l’Italia virtuosa, moderna, consapevole e responsabile di Festambiente viene troppo spesso tradotta dai giornali nella solita battuta del politico di turno anche se, per una volta, aveva parlato di cose buone e giuste, di quel che dovrebbe fare questo nostro Paese per uscire da una discussione autoferenziale, mentre una delle parti migliori della società continua a lavorare, pensare e sudare, tra le cicale il vento e il cielo azzurro della Maremma sporcato dagli incendi e da una rabbia sorda che non ha cittadinanza a Festambiente.