Un fisco più verde contro i cambiamenti climatici, e non solo

Attente forme di (dis)incentivazione fiscale potrebbero fare la differenza per un'economia più sana

[15 aprile 2014]

«Per cercare di arrestare i cambiamenti climatici sono necessarie anche politiche fiscali stabili ed innovative»: è quanto afferma di Silvia Fregolent, responsabile economia dei deputati Pd ed esponente Ecologisti Democratici, che a partire dai risultati dell’ultimo rapporto Ipcc ricorda come secondo  il rapporto «mancano ormai pochi anni per evitare al pianeta danni irreversibili. Le pratiche quotidiane ecologiche individuali, se incentivate anche fiscalmente, sono quindi fondamentali per combattere i mutamenti climatici».

Le proposte in campo sono già molte, e si moltiplicano da anni. «Sto pensando ad esempio – sottolinea Silvia Fregolent – ad incentivi per l’utilizzo del trasporto pubblico o per il controllo dell’efficienza energetica delle abitazioni, all’utilizzo responsabile domestico dell’acqua o dell’energia: buone pratiche, insomma, che ogni cittadino può effettuare ricevendo un immediato beneficio anche economico. Per fare alcuni esempi: introdurre la detrazione degli abbonamenti per i mezzi pubblici, la detrazione per la manutenzione degli apparecchi inquinanti come le caldaie, misure ad hoc per la rottamazione delle vecchie lampadine o strumenti semplici ma efficaci per limitare la dispersione idrica. Laddove infatti, come per la raccolta differenziata, l’utente ha potuto verificare che ad una attenta separazione dei rifiuti corrispondeva un risparmio in bolletta, si sono ottenuti risultati maggiori ed in minor tempo».

Ma i flussi di materia, tradizionalmente rimasti ai margini del dibattito italiano sul fisco verde, sono un elemento a dir poco essenziale – nella loro interezza! – sul quale attente forme di (dis)incentivazione fiscale potrebbero fare la differenza. Garantire ad esempio un Iva agevolata al 10% sui prodotti derivanti da materiali riciclati, o un’analoga, ribassata imposta inerente tutte quelle attività che non consistono nella produzione di nuovi manufatti, ma nella riparazione di oggetti già in uso (in quanti ancora portano le loro scarpe da un calzolaio?), potrebbe fare la differenza. Il percorso della Delega fiscale conferita al governo e il Collegato ambientale, cui anche l’ultimo Def rimandano, sono due opportunità per un fisco verde che il nostro Paese potrebbe stavolta avere la saggezza di cogliere.

L. A.