Il primo vertice di Françafrique di Hollande

La Francia a caccia di risorse fa affari con i dittatori

L’Onu autorizza l’intervento militare nel caos sanguinoso della Repubblica Centrafricana

[6 dicembre 2013]

A 6 mesi dall’intervento in Mali, ieri il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha adottato la risoluzione presentata dalla Francia per intervenire nella Repubblica Centrafricana, mentre a Bangui gli scontri tra i miliziani nuovamente ribelli della Séléka si scontravano con i fedeli dell’ex presidente Francois Bozize e i gruppi di autodifesa “cristiani”. La capitale centrafricana annega nel sangue di quella che, da sedizione e golpe di milizie, sta diventando un conflitto etnico-religioso che non risparmia chiese e moschee. A Bangui ci sono già soldati francesi in azione ed altri ne arriveranno, invocati dal presidente golpista Michel Djotodia, a rimpolpare la Mission internationale de soutien à la Centrafrique sous conduite africaine (Misca) che ha dimostrato tutta la sua impotenza.

Tutto questo avviene proprio mentre a Parigi si apre il Sommet de l’Elysée sur la paix et la sécurité en Afrique, il primo vertice Francia–Africa organizzato sotto la presidenza di François Hollande, che molte Ong hanno subito ribattezzato il summit della vergogna.

In un incontro precedente con i presidenti senegalese Macky Sall, ivoriano Alassane Outtara e tanzaniano Jakaya Kikwete, Holland ha detto che la Francia vuole raddoppiare gli scambi commerciali con l’Africa ed anche gli aiuti destinati al continente: «20 miliardi di dollari potrebbero così essere messi a disposizione dei provetti di sviluppo nei prossimi 5 anni, contro i 10 miliardi tra il 2008 e il 2013. Al centro del nuovo partenariato dovrebbero esserci la formazione professionale e la condivisione di tecnologie». Nel 2014 dovrebbe essere istituita una “fondation franco-africaine pour la croissance”.

Ma Hollande viene accusato da Ong africane e francesi come Survie, Afriques en lutte, La Fédération des Congolais de la Diaspora, Sortir du Colonialisme, di seguire le orme neocolonialiste dei suoi predecessori e di considerare l’Africa come un’area che non può sfuggire all’influenza francese. Quel che è sicuramente vero è che a Parigi sono presenti tutti quei dittatori dai quali in campagna elettorale Holland aveva detto che bisognava prendere le distanze. Come il ciadiano Idriss Déby, al potere dal 1990, Paul Biya del Camerun, in sella dal 1982), Denis Sassou Nguesso, che comanda in Congo, prima come marxista-leninista e poi come liberista dal 1979, Blaise Compaoré il presidente del Burkina Faso, al potere dal 1987 grazie all’assassinio di Thomas Sankara.

Poi ci sono i presidenti per diritto ereditario, come Ali Bongo Ondimba in Gabon e Faure Essozimna Gnassingbé nel Togo o il presidente di Gibuti Oumar Guelleh. Tutta gente che come minimo ha truccato le elezioni e che comunque ha continuato a beneficiare del sostegno diplomatico, economico e militare della Francia. Tutti questi non proprio raccomandabili signori sono stati in pellegrinaggio all’Eliseo almeno una volta dopo l’elezione di Hollande, tutti sostengono la Francia nei suoi interventi militari in Africa, dove dispone di basi militari e di truppe pronte ad intervenire, come accaduto recentemente in Mali e ora nella Repubblica Centrafricana.

E’ anche vero che di fronte alle violazioni dei diritti umani ed alle stragi l’intervento dei Francesi viene spesso invocato dalla comunità internazionale e dagli stessi africani, ma è anche vero che è anche lecito chiedersi come mai più di 50 anni di neocolonialismo francese in Africa abbiano prodotto questa situazione di eterna instabilità nei Paesi francofoni fedeli alleati di Parigi.

Viene anche da chiedersi perché il presidente socialista della patria dei diritti umani non ascolti le grida dei democratici ciadiani, togolesi, burkinabe e gibutiani e di chi non pensa che Stati poverissimi debbano dissanguarsi per sostenere l’operazione Serval in Mali.

Quella riunita a Parigi è nuovamente la faccia peggiore della Françafrique, a quel summit che dovrebbe essere di pace partecipano gli autori di numerose violazioni dei diritti umani documentate in molti rapporti. Françafrique rivela, dietro il viso bonario di Hollande, il suo vero volto fatto di sostegno ai dittatori, vendita d’armi, interventi militari noti e segreti per sostenere regimi che niente hanno fatto per migliorare le condizioni di vita dei loro popoli.

La Repubblica Centrafricana è forse l’esempio più lampante del fallimento di Françafrique, con Parigi che ha sostenuto tutti i dittatori che hanno sbranato questo sfortunato Paese ricchissimo di risorse, ridotto ormai ad uno Stato fantasma dove ogni pietà sembra morta. Ed anche gli interventi “umanitari” e per ripristinare o installare un regime democratico, come quelli in Costa d’Avorio, Libia e Mali, nel contesto di Françafrique mostrano tutta la loro ambiguità ed il loro legame con gli interessi geostrategici e per le risorse della Francia.

Il 4 dicembre il tribunal citoyen de la Françafrique ha fatto il bilancio di 50 anni di Françafrique e di interventi francesi sul suolo africano, per capire le cause e le responsabilità su temi come la sicurezza/insicurezza e kla pace/guerra negli ultimi 15 anni trascorsi dal Sommet France-Afrique du Louvre. Ieri a Parigi una manifestazione convocata da numerose Organizzazioni francesi ed africane ha chiesto l’annullamemnto del summit Francia-Africa; la fine del sostegno diplomatico, economico, militare e poliziesco e delle vendite di armi ai regimi repressivi; la soppressione delle basi militari francesi in Africa.

Le Monde fa però notare che sono proprio le crisi africane a vanificare la volontà di rottura con il passato espressa da Hollande riguardo alle relazioni della Francia con l’Africa e sono stragi come quella in atto in Centrafrica a richiamare i francesi al loro ruolo di gendarme. Così Hollande è vittima degli stessi “dinosauri africani” che voleva combattere e l’atto di morte di Françafrique non pouò essere firmato. Come spiega il senatore francese Jean-Marie Bockel, «Quando la Francia interviene in Mali e nella Republica Centrafricana, è in un quadro che non ha più nulla a che vedere con quello che conoscevamo: è quel che ci si aspetta in Africa ed il processo si iscrive in un format multilaterale. La scelta è poco contestata».

Anche se volesse probabilmente Hollande non potrebbe permetterselo, la Francia ha perso terreno nei mercati africani e per questo a Parigi più che alla pace pensa ad un nuovo partenariato economico con le sue ex colonie ed a creare una nuova dinamica economica all’interno di Françafrique, con un occhio all’invasione cinese che ha verso i dittatori ancor più pelo sullo stomaco dei francesi. Hollande ha detto che questo nuovo partenariato dovrà fondarsi su tre principi: «Co-localizazione industriale, trasparenza, impegno duraturo». Il contrario di quella che è stata fino ad oggi Françafrique.