I Verdi: Macron preferisce le lobby all’ecologia. Mélenchon: il macronismo comincia la sua decomposizione

Francia, si è dimesso il ministro dell’Ecologia Hulot: «Macron non ha ancora capito l’essenziale»

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la caccia, ma il vero scontro è su nucleare e Pac

[28 agosto 2018]

Si è dimesso il ministro dell’Ecologia francese Nicolas Hulot ma ora viene fuori che il 2 agosto, dopo un editoriale durissimo contro le politiche ambientali del governo Macron apparso su Liberation, il ministro aveva telefonato al giornale di sinistra francese per confessare di essere di fronte a «un fottuto dilemma». Uno sfogo che oggi Liberation ha deciso di pubblicare per intero per spiegare il contesto umano e politico in cui è maturata la clamorosa decisione di Hulot.

«Il mio problema è molto semplice – aveva spiegato l’ormai ex ministro – o me ne vado e sarà molto peggio, o rimarrò e non ci sarà notte fonda. E’ una mistificazione. E allo stesso tempo, non è meglio altrove. Sono costantemente in questo dilemma e a volte non dormo la notte. L’altro giorno, quando Edouard Philippe  [il premier francese, ndr] ha difeso il bilancio del governo durante la mozione di censura, non ha avuto una parola sull’ecologia. Se me ne vado, ci saranno 3 EPR in più nei prossimi anni. Quando sono arrivato, Macron e Philippe mi hanno detto:  “Rientreremo in uno spirito di cooperazione”.  Ed è su questo che siamo permanentemente allo scontro. Se me ne vado, dirò delle cose … E quindici giorni dopo, avremo dimenticato, ci saremo spostati su qualcos’altro. E questo consacrerà una qualche  forma di sconfitta per me e per l’ecologia. Mi fa incazzare, non capiscono ancora l’essenziale punto. Il problema è il modello. Mi fa pensare alla frase di Bossuet: “Siamo afflitti dagli effetti ma continuiamo ad adorare le cause”. Il momento della verità, sarà quello che decideremo di fare sulla PAC [Politica Agricola Comune, ndr]Sono in trattative sull’argomento. Se vince Travert [ministro dell’agricoltura], resto in Bretagna. Quando ottengo delle cose, è per impedirmi di rimanere bloccato. Mi hanno dato l’articolo 1 della Costituzione, le turbine eoliche offshore, in modo da non annoiarmi. Il problema è che dovrebbero farlo per convinzione».

Nello sfogo a Liberation  Hulot dice che «andarsene durante l’affare di Benalla [il responsabile della sicurezza all’Eliseo accusato di avere malmenato dei manifestanti il primo maggio, ndr] non si può sentire. Approfitto del fatto che sanno che sono sul filo del rasoio per cercare di far accadere le cose, per esempio sula PPE [programmazione energetica pluriennale]. Se rimango, chiederemo di chiudere i reattori nucleari, altrimenti sarà una linea rossa. E faremo un calendario. Dopo, il problema è l’aumento del consumo di energia. Non abbiamo fatto nulla contro. Non siamo stati bravi nel calo dei consumi. Sto negoziando molto sulla ristrutturazione termica. Sarà necessario stabilire un obbligo di ristrutturazione al momento del passaggio di proprietà e sarà necessario mettere a disposizione i mezzi. Il problema, se me ne vado, è che non vedo cos’altro potrei fare. È un fottuto dilemma, ho così tante persone intorno a me che mi dicono “chiudila qui” e altri che mi dicono che sarebbe peggio se me ne vado».

Alla fine evidentemente il rinnovatore Macron ha scelto la vetusta politica energetica nucleare e Hulot non ha potuto far altro che sbattere la porta di un governo sempre più centrista/conservatore e nel quale l’ala progressista ed ecologista è sempre più marginale.

Le Monde ha rivelato che la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una riunione di governo sulla caccia che c’è stata ieri notte e alla quale si è presentato Thierry Coste, un lobbista dell’industria della caccia e delle armi. Hulot aveva avvertito Macron: «Non voglio vedere un lobbista in questo tipo di riunione». E quando ha visto Coste era furioso e dopo parlando con Macron gli ha chiesto chi aveva fatto venire il lobbysta. Ma il presidente della Repubblica non lo ha considerato molto.

François-Michel Lambert, un ambientalista che fa parte della maggioranza, ha detto che «Nicolas Hulot si immola simbolicamente per smuovere  le coscienze e vedo già con dispiacere che i deputati di La République en march e il governo la criticano violentemente.   

Pensavo che avrebbe dato le dimissioni prima, ma Nicolas crede nell’uomo e voleva ancora dare a Emmanuel Macron una possibilità. È andato fino in fondo  ed è un arbitrato secondario, la caccia, che lo ha portato a dire che non ci riuscirà. Ha un coraggio straordinario, è entrato in un tourbillon … Non per lui, ma per dire che adesso bisogna fare qualcosa per far succedere qualcosa che esiste da cinquant’anni. Nicolas Hulot si rivolge al governo, la nostra maggioranza in cui è difficile parlare di transizione ecologica, ma anche a Eelv [Europe Écologie Les Verts], per la quale non è possibile alcuna alleanza. Il Presidente della Repubblica, il primo ministro, devono capire che con questo gesto devono ripensare completamente il loro approccio al governo e porre la transizione ecologica al centro di tutto».

DE proprio Eelv  ingterviene sottolineando che «Gli ecologisti prendono atto della decisione piena di senso di Nicolas Hulot di lasciare il governo. E’ una decisione difficile che dice la verità sulle scelte di un governo che preferisce le lobbie all’ecologia. Questa decisione è fondamentale e deve servire da allarme per l’insieme della popolazione: mentre la sfida climatica si fa ogni giorno più pressante e più visibile, dobbiamo agire e cambiare radicalmente le nostre regole e il nostro modello di sviluppo per dare priorità al bene comune e all’interesse dell’insieme della popolazione, piuttosto che ai profitti di qualcuno».

Per i Verdi francesi, «Questa partenza non è il fallimento di Nicolas Hulot ma invece quello di Emmanuel Macron. L’illusione ecologista del Presidente della Repubblica si fracassa sulla realtà delle cose sistematicamente fatte a favore dei pesticidi contro la salute degli agricoltori, delle trivellazioni petrolifere e del nucleare contro lo sviluppo delle energie rinnovabili, dei granfi progetti inutili, invece della protezione della natura e dei suoli, del clientelismo elettorale e dell’attenzione riservata ai cacciatori contro la biodiversità e l’interesse di tutte e tutti».

Eelv conclude: «A differenza di questo governo, gli ecologisti agiscono dove militano o vengono eletti. Ci vogliono più ambientalisti per cambiare le cose: il bilancio, i trasporti, l’agricoltura, l’Eliseo e Matignon perché l’ecologia richiede una trasformazione globale. Gli ecologisti sono preoccupati per il futuro. Con un governo così permeabile come questo, è grande il rischio che si accumulino le battute d’arresto e le rinunce sulla transizione energetica, sulla protezione della biodiversità o sulle questioni dell’inquinamento e della salute ambientale. Solo grandi cambiamenti nella politica e nella logica permetteranno di affrontare le sfide del clima, della biodiversità e dell’ecologia. Per riuscirci, non è sufficiente un ministero quando è circondato da avversari. Richiede la mobilitazione dei cittadini e un rapporto di forza politico. Gli ecologisti risponderanno presenti».

Mentre la destra e l’estrema destra esultano , a sinistra è lapidario il capo di La France insoumise, Jean-Luc Mélenchon, che sul suo account Twitter scrive: « Li dimissioni di Nicolas Holot sono come un voto di sfiducia contro Macron. Confermano la diagnosi del mio discorso di sabato. Il macronismo comincia la sua decomposizione».