Come funziona la gestione dei rifiuti a Nomadelfia, la Toscana senza capitalismo

Alle porte di Grosseto vive da decenni una comunità senza denaro o negozi, ma con la raccolta differenziata

[11 maggio 2017]

A Nomadelfia non ci sono né proprietà privata né oggetti posseduti dai singoli: tutti i beni sono infatti in comune, non circola denaro, si lavora all’interno della comunità e non si è pagati per farlo. Conseguentemente, a Nomadelfia non esistono neanche negozi e men che meno supermercati, ma dei magazzini dove vengono distribuiti generi alimentari e abbigliamento secondo le necessità dei vari gruppi familiari, in proporzione al numero delle persone e secondo le esigenze dei singoli.

“Da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni”, verrebbe da dire, non fosse che Nomadelfia non è un avamposto marxista in Toscana, bensì una comunità che si definisce “un popolo di volontari cattolici che vuole costruire una nuova civiltà fondata sul Vangelo”, la cui esperienza si mantiene viva e vegeta alle porte di Grosseto ormai dal 1952.

Fondata da don Zeno, in un fazzoletto di 4 kmq regolato (anche) da una propria Costituzione, Nomadelfia è costituita oggi da 300  persone, in gruppi di 50 famiglie riunite in “gruppi familiari” che condividono tutto: dagli alloggi ai figli. Una piccola “nazione” riconosciuta dallo Stato come associazione civile organizzata sotto forma di cooperativa di lavoro, e dalla Chiesa come Parrocchia e associazione tra fedeli, cui si aderisce per libera scelta e da cui si è liberi di ritirarsi in qualsiasi momento.

Da decenni la primaria forma di sostegno di questa comunità è costituita dall’agricoltura (nella foto scatto tra le vigne, ndr), ma a Nomadelfia il tempo non si è fermato. I nomadelfi hanno ben presente la complessità del mondo in cui anche il loro progetto di vita è inserito, e non chiedono di esserne affrancati.

Per capirlo è utile osservare il funzionamento di questa così particolare comunità dal prisma dei rifiuti, che nell’odierno mondo occidentalizzato rappresentano l’altra faccia di una società basata sul consumo. Una comunità che lavora la terra, non conosce denaro né negozi, quali rifiuti potrà mai produrre? La risposta è un bagno di realismo: se la frazione organica viene data come mangime agli animali o compostata direttamente, per i restanti materiali vale la regola della raccolta differenziata. Carta, cartone, ma anche rifiuti ingombranti, Raee, eccetera: i nomadelfi raccolgono in modo differenziato tutti questi loro rifiuti all’interno della propria comunità, ma com’è normale che sia una volta esaurita questa minuziosa operazione la spazzatura non sparisce. E deve essere gestita in modo sostenibile.

Nella fattispecie ad occuparsene è Sei Toscana, gestore unico di tutto l’Ato Toscana Sud, che d’accordo con la comunità raccoglie i rifiuti per poi inviarli ai propri impianti, gli stessi che servono gli abitanti dei 105 comuni dell’Ato. I rifiuti organici possono infatti tornare alla terra una volta compostati, ma i rifiuti elettronici (Raee) la plastica, i metalli o il vetro non possono farlo. Sono figli della modernità, e anche a una modernità senza capitalismo occorrono gli appropriati impianti industriali per gestire in modo sostenibile i propri scarti.

Non a caso i nomadelfi hanno chiesto a Sei Toscana un incontro perché venisse presentato loro come funziona davvero il ciclo integrato dei rifiuti. Ieri alcuni rappresentati dell’azienda si sono recati a Nomadelfia e – come spiega l’azienda in una nota – hanno trovato un pubblico attento e desideroso di avere tutte le informazioni utili per svolgere al meglio il compito di cittadini responsabili nel dare il proprio contributo nella tutela dell’ambiente. Quando si tratta di ambiente, nessun uomo è un’isola.

«I nomadelfi – spiegano da Sei Toscana – ci tengono molto a fare la loro parte di cittadini responsabili dell’ambiente e non solo di quello in cui vivono: l’incontro richiesto era proprio fatto nell’ottica di saperne di più e sentirsi partecipi ed integrati di un sistema complesso come quello della gestione dei rifiuti». Ed è per questo che anche i ragazzi della comunità (che seguono un percorso educativo interno ed auto organizzato) si sono già candidati a partecipare alla prossima edizione di “Ri-Creazione”, il progetto di educazione ambientale che Sei Toscana organizza per le scuole di tutti i Comuni serviti e che quest’anno vede la partecipazione di oltre 7000 studenti.