Da gas climalterante a risorsa industriale: in Toscana nasce “CO2 Radicondoli”

Dieci milioni di euro per realizzare uno stabilimento che catturi l’anidride carbonica in uscita da una centrale geotermica

[22 luglio 2016]

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In tempi di riscaldamento globale l’anidride carbonica (CO2) è ormai universalmente nota come il metro con il quale si misura l’effetto serra antropico, ma sarebbe superficiale derubricare questo gas soltanto a “effetto indesiderato” della combustione. Oltre a essere indispensabile al ciclo della fotosintesi clorofilliana – e dunque in definitiva della vita sulla terra –, la CO2 rappresenta un importante gas impiegato a fini medicali o industriali: dalla produzione di materiali da costruzione come i policarbonati a quella di combustibili, fino ad essere utilizzato nella conservazione dei cibi o nella produzione di bevande gasate. Nel recente passato la CO2 veniva estratta anche in Toscana dal sottosuolo, alimentando un evidente paradosso: non riusciamo a frenare le emissioni di CO2eq in misura sufficiente per contrastare i cambiamenti climatici, e al contempo si perfora il territorio per estrarre nuova anidride carbonica.

Dal 2014, con la delibera 756 della Giunta regionale, non sono più rilasciate nuove autorizzazioni alla coltivazione di CO2 in Toscana. In compenso i soggetti interessati, tramite accordi stipulati tra Regione ed Enel green power, possono ottenere gratuitamente la CO2 in uscita dagli impianti di abbattimento Amis (abbattitori di mercurio e idrogeno solforato): dopo due anni dalla delibera, presto alla centrale geotermica Nuova Radicondoli ci sarà il primo esempio pratico. La giunta regionale ha infatti dato parere favorevole alla realizzazione della nuova realtà industriale proposta dell’azienda toscana Consorgas srl, che nascerà nella zona industriale Fiumarello: il primo stabilimento toscano di captazione e purificazione di anidride carbonica da fluido geotermico si chiamerà “CO2 Radicondoli”.

L’assessore all’Ambiente Federica Fratoni parla di «importante operazione», che consente di «sfruttare in termini produttivi la CO2 che altrimenti verrebbe dispersa in aria. Allo stesso tempo diventa una buona pratica industriale che la Regione si augura possa essere riproposta per ciascuna delle centrali geotermoelettriche che si trovano sul territorio».

È infatti bene ricordare che l’unica energia davvero a impatto zero è quella non consumata. Non solo le centrali, ma anche le naturali manifestazioni geotermiche (come i soffioni o le fumarole) immettono in atmosfera la CO2 racchiusa nel sottosuolo. Lo stesso avviene in Toscana, sebbene nel corso degli ultimi decenni – come riportato nel recente dossier Greenhouse gases from geothermal power production della Banca mondiale – sia stata riscontrata una visibile e misurabile diminuzione dei gas serra naturalmente emessi sia dalle centrali sia dalle manifestazioni geotermiche naturali presenti nell’area degli impianti.

Per realizzare lo stabilimento “CO2 Radicondoli” sarà necessario un investimento da 10 milioni di euro; dalla Regione sottolineano che saranno impiegate maestranze e imprese del territorio per l’esecuzione delle opere civili, per i trasporti e gli smaltimenti dei materiali con un impiego di circa 5 addetti per 20 mesi a cui si aggiungerà saltuariamente personale specializzato, mentre saranno 4 gli impiegati fissi quando lo stabilimento sarà in funzione.

Una volta terminati i lavori, come funzionerà l’impianto? Il fluido sarà prelevato grezzo in uscita dall’Amis e sarà trasportato mediante un collettore di nuova realizzazione allo stabilimento di produzione; qui la CO2 presente nel fluido proveniente dall’Amis verrà sottoposta a un processo di purificazione e liquefazione per poi essere stoccata in serbatoi dedicati e destinati alla commercializzazione: la CO2 in uscita dai camini geotermici verrà assorbita per il 90% (40mila tonnellate), divenendo risorsa industriale anziché esternalità negativa di cui preoccuparsi.