Eviterà anche le maleodoranze. Marconcini: «Soddisfatti di questo traguardo»

Geofor, autorizzato il nuovo impianto per l’organico: senza industria non c’è economia circolare

Investimento da oltre 18 milioni di euro per recuperare materia ed energia. Millozzi: «Differenziare non vuol dire azzerare i rifiuti»

[21 luglio 2016]

simone millozzi sindaco pontedera organico

Solo nella Provincia di Pisa si sono raccolte in un anno circa 40mila tonnellate di organico, numeri che crescono fino a 296mila tonnellate prendendo a riferimento tutto il territorio toscano. I dati sono gli ultimi certificati da Arrr (l’Agenzia regionale recupero risorse), riferiti all’annualità 2014, e sono destinate a crescere insieme alle percentuali che dovrà raggiungere la raccolta differenziata, fissate per legge. Che ci facciamo con tutti questi materiali? È evidente che una volta raccolti in sacchetti separati, non spariranno. Per recuperare materia ed energia preziose servono impianti industriali, come vuole l’economia circolare, e a Pontedera si stanno attrezzando: ieri Geofor ha ottenuto l’autorizzazione ufficiale dalla Conferenza dei servizi relativa alla costruzione del nuovo impianto di trattamento anaerobico e aerobico dell’organico, un progetto la cui gestazione parte ben tre anni fa e che la Regione ha autorizzato dopo un’attenta valutazione, durata tre mesi.

«Siamo soddisfatti di questo traguardo – ha commentato il presidente di Geofor, Paolo Marconcini – Prevediamo di aprire il cantiere entro fine anno. Adesso starà a Geofor e poi al gestore unico Retiambiente portare a compimento l’impianto». I tempi di realizzazione previsti dal contratto sono di 18 mesi. Quindi tra due anni avremo il nuovo impianto. Avrà il valore di oltre 18 milioni di euro, considerate tutte le opere prescritte dagli enti. Potrà trattare 44mila tonnellate di rifiuto organico annuo, e produrre  energia per 10.500 Mwh annue, con una realizzazione di 7.000 tonnellate annue di ammendante compostato misto di qualità. In ballo rimane anche la prospettiva futura di implementazione del nuovo impianto per la produzione di biogas raffinato, utilizzabile come carburante nei trasporti. Innovazioni di spessore per lo sviluppo della green economy sul territorio, che al contempo porteranno benefici sensibili alla qualità della vita di tutta la cittadinanza.

L’impianto progettato – impianto anaerobico ed aerobico ad umido, rientranti cioè nell’ambito concettuali dei cosiddetti trattamenti “a freddo” – è infatti in sostituzione di quello attualmente in uso, e lavorando in depressurizzazione potrà anche eliminare le maleodoranze legate all’attuale trattamento dell’organico: ovvero, il rifiuto sarà interamente confinato all’interno di corpi di fabbrica mantenuti in depressione con l’aspirazione dell’aria, e la stessa sarà inviata a sistemi a biofiltro di abbattimento dei cattivi odori. L’attuale impianto, inoltre, è autorizzato  a trattare 21mila tonnellate di Forsu (Frazione organica rifiuti solidi urbani), ovvero una quota ampiamente inferiore a quella oggi prodotta dai cittadini presenti sul territorio servito da Geofor. Come risultato, l’eccedenza obbliga a rivolgersi ad altri impianti regionali o nazionali con conseguente innalzamento dei costi, contravvenendo anche ai principi base della gestione dei rifiuti, che fanno della prossimità del trattamento e smaltimento argomenti di principale importanza.

Consapevoli di tali lacune, il vecchio impianto dell’organico verrà chiuso all’inizio del 2017 e smantellato definitivamente, sostituito dalle nuove strutture appena autorizzate in Regione e comprese da tempo nel piano industriale di Ato Toscana Costa. Nell’arco dei due anni che serviranno per l’entrata a regime del nuovo impianto, Geofor realizzerà anche la copertura di due centri di trasferimento dei rifiuti, sfruttando la dismissione del vecchio impianto. «Si adopererà provvisoriamente il capannone della maturazione accelerata – ha spiegato Marconcini – per il temporaneo trasferimento dell’organico agli impianti esterni, che avverrà quindi in uno spazio chiuso, cercando così di limitare la fuoriuscita di maleodoranze. Inoltre utilizzeremo quegli spazi per la realizzazione definitiva di una piattaforma coperta e aspirata di trasferimento del rifiuto indifferenziato, che attualmente è all’aperto».

«Con la realizzazione di questo impianto tecnologicamente moderno da un lato riusciamo a dare risposte alle esigenze relative all’aumento delle percentuali di raccolta differenziata della frazione organica e per altro verso raggiungeremo l’obiettivo di un minor impatto odorigeno – è il commento del sindaco di Pontedera, Simone Millozzi (nella foto) – Differenziare non vuol dire azzerare i rifiuti; il riciclo è una catena e non un anello, c’è riciclo se c’è “ri-prodotto”. Questo vuol dire che se non ci preoccupiamo di dove conferire il rifiuto differenziato e che cosa farci, lo sforzo e il costo elevato per rendere possibile la raccolta differenziata diventa vano. Non serve a niente raccogliere l’organico se poi non ho un impianto di prossimità dove conferirlo affinché diventi materia prima seconda: sta qui la differenza con altri territori definiti virtuosi e sempre pronti a sottolineare le alte percentuali di differenziazione raggiunte ma, sino ad oggi, non ancora in grado di predisporre soluzioni impiantistiche adeguate a trovare uno “sbocco” finale al rifiuto differenziato».