General electric, in arrivo 800 milioni di dollari di investimenti per l’Italia

La maggioranza concentrata nel settore oil&gas, ma Ge è un colosso (anche) nelle rinnovabili: perché non approfittarne?

[1 febbraio 2016]

lorenzo simonelli ge general electric

General electric rappresenta un gigante tra i giganti nel variegato mondo dell’industria globale, e ha appena annunciato prossimi investimenti in Italia per 800 milioni di dollari. Seicento milioni di dollari (400 li metterà di tasca propria Ge oil&gas, altri 200 arriveranno da co-finanziamenti pubblici) saranno prevalentemente concentrati in Toscana, dove prenderà corpo un centro di eccellenza mondiale per lo sviluppo di turbine e compressori nel settore oil & gas. Altri duecento milioni di dollari ancora riguardano invece i laboratori di ricerca e impianti di produzione di Avio aero – che fa parte di Ge aviation –, e dunque coinvolgono più strettamente altri territori, in particolare Piemonte, Puglia e Campania.

Si tratta di investimenti di grande rilievo: a Firenze, durante la presentazione di quello che è stato ribattezzato Progetto Galileo, a presenziare c’erano sia Massimo Messeri, presidente e ad di Nuovo Pignone, sia Jeff Immelt, ceo dell’intero gruppo Ge. Nonostante le cifre in gioco, però, per Ge i progetti annunciati sono nell’ordine del consueto business. Proprio ieri la società ha avuto l’occasione di annunciare anche tre accordi commerciali con altrettanti clienti sparsi per il mondo, una commessa che per la multinazionale vale 700 milioni di dollari: contratti siglati in un solo mese, da inizio gennaio a ieri.

Per l’Italia e la Toscana in particolare, protagonista nella giornata di ieri, non si tratta invece di semplice business as usual, ma di un’occasione da sfruttare al meglio. Ge è attiva in Italia con un fatturato di 4,8 miliardi di euro (di cui 3,5 in Toscana, il 4,6% del Pil regionale, 34mila gli occupati tra diretti e indotto), e il Progetto Galileo si pone come obiettivo l’aumento del 50% degli attuali volumi produttivi (stessa percentuale per il tasso occupazionale in Toscana) e l’aumento del fatturato di 1,7 miliardi di dollari in 5 anni. Le ripercussioni sull’occupazione saranno conseguenti. «Siamo di fronte ad un progetto che avrà un cuore pulsante in Toscana, ma avrà anche una valenza nazionale – ha dichiarato il presidente della Regione, Enrico Rossi – L’obiettivo è, a partire da questo protocollo, di sottoscrivere con il governo entro tre mesi un vero e proprio Accordo di programma che definisca meglio le responsabilità di ciascuno e che consenta di dare piena attuazione a questo progetto».

Entro tre mesi dalla firma le parti – presidenza del Consiglio dei ministri, ministero dello Sviluppo economico, Regione Toscana, Nuovo Pignone spa, Nuovo Pignone srl e Nuovo Pignone Tecnologie srl – si impegnano a sottoscrivere un Accordo di programma quadro per il quinquennio 2016-2020, eventualmente rinnovabile, per supportare lo sviluppo del piano industriale che, a partire dal 2016, prevede 5 milioni di ore di ingegneria per la parte relativa allo sviluppo prodotti (prevalentemente concentrate in Toscana) e dal 2019 la produzione di circa 300 turbine a gas e 400 compressori centrifughi, per un totale di 6 milioni di ore di produzione che interesseranno i siti di Firenze, Massa Carrara, anche gli stabilimenti di altre regioni italiane.

Concentrando tutte le fasi realizzative in Italia, dalla progettazione all’industrializzazione di turbine e compressori nel settore oil & gas, il Progetto Galileo non rappresenta un investimento “di rapina” da parte di capitali esteri nel nostro Paese – tanto comuni di questi tempi – ma pone le basi per la creazione di occupazione qualificata (500 tra ingegneri e tecnici specializzati, inizialmente) e per il consolidamento delle reti produttive sul territorio con quelle dell’alta istruzione: «Le conoscenze portate dall’università sono state alla base» del rapporto con Ge, ha difatti riconosciuto Rossi.

A fronte di tali e tante caratteristiche in fatto di sostenibilità economica e sociale – con il grande punto interrogativo dei 236 esuberi che Ge ha preannunciato a Sesto San Giovanni – rimane purtroppo una innegabile lacuna in fatto di sostenibilità ambientale. Il Progetto Galileo potenzia di gran lunga ruolo e ambizioni della divisione oil&gas di Ge (nata proprio nel 1994, quando la multinazionale rilevò il Nuovo Pignone dall’Eni, e la cui sede mondiale è ancora oggi a Firenze), ma non diversifica l’apporto industriale di General electric sul territorio.

Com’è intuibile già dal nome, Ge oil&gas produce tecnologia per l’estrazione, la raffinazione e il trasporto di petrolio e gas, tecnologia ambita ed esportata poi in tutto il mondo. Come si concilia questa linea di business con un Paese che sta mettendo in piedi un referendum contro le trivellazioni petrolifere? Ge avrebbe molto da offrire all’Italia, e viceversa, oltre al settore oil&gas. Da sola, General electric (divisione Ge renewable energy, per la precisione), rappresenta energia rinnovabile installata per 370 GW di potenza – più del 20% di tutta quella presente oggi nel globo –, più di 30mila turbine eoliche, il 25% di tutte le centrali idroelettriche al mondo. Un capitale economico e di know how che potrebbe crescere e trovare reciproco vantaggio in Italia e in Toscana: sarebbe un delitto non provare ad approfittarne.