Stati generali della green economy, le novità su rifiuti e responsabilità estesa del produttore

Tre punti per il riciclo e la green economy sui quali poter agire

[17 settembre 2014]

Partecipata assemblea quella a Roma in preparazione degli Stati generali della green economy, la piattaforma in programma agli inizi di novembre a Ecomondo, che da due anni produce ed elabora documenti e analisi perché possano essere utili a governo e Parlamento per agire a livello legislativo nella promozione della green economy. All’ordine del giorno dell’assemblea programmatica, il tema della responsabilità estesa del produttore: il presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile Edo Ronchi ha aperto e chiuso l’assemblea, che serviva a fare il punto sul percorso svolto finora (clicca qui per leggere il documento) e tirava le fila in vista del documento ufficiale che invece sarà presentato a Ecomondo, e per il quale c’è tempo fino al 22 settembre per inviare suggerimenti e proposte correttive o integrative.

«L’appuntamento di stamani è servito per mettere a fuoco il contesto generale in cui può e deve essere agita, in Italia e in Europa, la responsabilità estesa del produttore – ha spiegato nelle conclusioni Edo Ronchi – ma ci ha fornito anche tre spunti sui quali dobbiamo sicuramente lavorare e portare all’attenzione di governo e parlamento, per correggere le nostre debolezze».

Il primo punto riguarda il contributo ambientale Conai, che ciascun produttore di imballaggi paga per la loro gestione a fine vita: «E’ assolutamente necessario legare questa fee – ha spiegato Ronchi – alle performance ambientali del prodotto, anche a fine vita. E’ vero che i criteri di riciclaggio sono difficili da stabilire, tuttavia la non corrispondenza tra fee e riciclabilità è indubbiamente una debolezza del sistema italiano». E in effetti gli esempi virtuosi portati dal managing director di Expra, Joachim Quoden,sono stati la Francia e il Belgio «che non incentivano gli imballaggi fatti bene, ma disincentivano quelli fatti male, attuando una modulazione della fee sulla base della facilità o meno di riciclare l’imballaggio».

«L’altro tema da sollecitare – ha continuato Ronchi – riguarda la misurazione dell’effettivo riciclo e non solo della raccolta differenziata». Questo errore di parallasse costituisce forse la debolezza più grave del sistema italiano di gestione dei rifiuti, che invece secondo Ronchi è «generalmente soddisfacente rispetto al resto d’Europa. Ma il riordinamento dei criteri minimi di riciclaggio – ha continuato il ‘padre’ delle raccolte differenziate italiane – ci viene richiesto esplicitamente dalla direttiva europea».

Infine Edo Ronchi ha ribadito ciò che era stato espresso da altri relatori, e che ha indicato come terzo punto da portare all’attenzione del legislatore: «Occhio a non fare cadere anche un principio sacrosanto – come la responsabilità estesa del produttore – sul consumatore finale, che altrimenti dopo aver pagato la tassa sui rifiuti si troverebbe a pagare la stessa cosa due volte». E forse anche tre volte, se è vero che in Italia generalmente si paga per differenziare anche le plastiche eterogenee ma poi queste, salvo rari e coraggiosi casi, finiscono a recupero energetico (come in Germania, dove però non si raccolgono separatamente).