A Genova un’esposizione che parla di miniere e diritti umani

Di oro e di coltan, di smartphone e di land grabbing, di espropri di terre ancestrali e di siccità

[20 giugno 2017]

In mostra fino al 10 luglio, presso il Bar Bistrot Mentelocale di Palazzo Rosso nel centro storico di Genova, “Febbre dell’oro e Diritti Negati” svela ciò che si nasconde dietro i nostri acquisti. Uno sguardo dentro il nostro benessere. Un’esperienza alla scoperta di un inferno dantesco che si snoda attraverso i gironi delle esternalità ambientali, dell’espropriazione, delle violazioni dei diritti umani, della criminalità, della prostituzione, delle malattie, degli omicidi, della corruzione. Un viaggio visto con gli occhi di chi subisce l’imposizione di una miniera e di chi difende le popolazioni locali dagli abusi dei grandi colossi minerari. Un’opportunità per conoscere quello che nessun mezzo di “comunicazione” di massa mostrerà mai, ma che ci riguarda tutti come consumatori diretti di queste materie prime. Anche noi, un po’ come Dante che riesce a rivedere le stelle, possiamo dare un finale migliore a queste realtà con l’attivismo, la ricerca, l’informazione e  la formazione.

La mostra è organizzata dalla ong italiana Source International, no profit che dal 2012 si occupa di difendere le comunità colpite da inquinamento e violazioni dei diritti umani provocati da grandi industrie estrattive. Raramente se ne sente parlare ma le industrie estrattive (grandi miniere, campi di estrazione petrolifera) sono spesso responsabili di gravissimi abusi ai danni delle popolazioni locali e dell’ambiente. Ci sono comunità, ubicate vicino ad imprese estrattive, dove, per via dell’inquinamento delle acque e dell’aria, la mediana di vita (l’età a cui muore metà della popolazione) si attesta a soli 28 anni. Alcune comunità vicino a grandi miniere presentano indici di mortalità infantile anche 30 volte più alte della media nazionale.

Source fornisce alle comunità locali, spesso indigene, la tecnologia e le conoscenze per ottenere, tramite negoziazioni o denunce, il rispetto dei loro diritti e del loro territorio. Nei suoi primi quattro anni l’organizzazione ha contribuito ad ottenere 50 milioni di dollari in compensazione per una comunità contadina del Messico; due diversi piani di pulizia ambientale nell’Amazzonia peruviana; la cancellazione di una concessione che avrebbe distrutto delle rovine Olmeca in Messico; la tutela di una valle fluviale abitata da pastori nomadi della Mongolia; la dichiarazione di emergenza ambientale per la città di Cerro de Pasco sulle Ande peruviane (qui il video del progetto con cui abbiamo vinto il The Tech Award e il miglior cortometraggio al Festival Cinemambiente Torino 2017); il cambio della legge mineraria dell’Honduras per violazione al diritto alla salute (qui un video su quel successo); una risoluzione della Commissione Inter-Americana dei Diritti Umani per la tutela di alcune comunità indigene del Guatemala.

Source International, dopo essere stata selezionata da Banca Etica per il bando IMPATTO+ sulla cittadinanza attiva e la sostenibilità, ha lanciato la sua nuova campagna di crowdfunding per portare questa mostra fotografica, insieme a una grande esposizione multimediale itinerante (EMI), in giro per le principali città italiane: Milano, Pisa e Roma. EMI è un percorso multimediale che, attraverso la fotografia, le proiezioni di cortometraggi e documentari, plastici e pannelli, dibattiti e laboratori aperti alla cittadinanza, svela la realtà socio-ambientale che si nasconde dietro gli oggetti del nostro benessere: smartphone, gioelli, pc, tablet e televisori.

Perché sostenere la causa?

L’estrazione mineraria implica la distruzione irreversibile dell’ambiente con danni economici, sociali, culturali e sanitari alle popolazioni locali, spesso indigene, indifese e senza voce di fronte alle grandi imprese minerarie spesso supportate in tutto dai governi locali. L’obiettivo dell’esposizione itinerante è quello di far conoscere le conseguenze nascoste dietro l’estrazione dei minerali presenti negli oggetti di uso quotidiano (catenine d’oro, anelli, tv, pc, orologi, smartphone) e di risvegliare nello spettatore il consumo critico attraverso l’affermazione di valori come equità, uguaglianza e solidarietà fra nord e sud globale. Ciò che succede nelle grandi miniere di oro, argento e rame in America Latina, Africa e Asia, non fa notizia. Mentre  le compagnie minerarie hanno profitti da miliardi di dollari l’anno, ci sono intere regioni che si impoveriscono giorno dopo giorno a causa dei danni che le attività estrattive generano nei loro territori ancestrali: un fenomeno descritto da molti economisti come “la maledizione delle risorse naturali”. Un caso esemplare è rappresentato dal Congo: territorio estremamente ricco in risorse naturali e minerarie che vengono depredate, lasciando le comunità locali in balia di gruppi armati e con alti livelli di inquinamento ambientale.

Per sostenere il progetto clicca quihttp://bit.ly/2svGpyn

di Laura Grassi, project manager, Source International per greenreport.it