Geoenvi, un progetto europeo per fare chiarezza sugli impatti ambientali della geotermia

Mentre il Governo nazionale rischia di condannare a morte l’intero settore industriale nel Paese dov’è nato, la ricerca avanza compatta. Con l’Italia protagonista

[22 novembre 2018]

È in rampa di lancio il nuovo progetto europeo Geoenvi, che ha ricevuto un finanziamento pari a 2,5 milioni di euro all’interno del programma Horizon 2020 per mettere a punto un quadro coerente e dettagliato in grado di rispondere alle preoccupazioni ambientali legate all’impiego della geotermia come fonte di energia rinnovabile.

Partito ufficialmente il 1 novembre, Geoenvi (Tackling the environmental concerns for deploying geothermal energy in Europe) mette insieme 16 partner provenienti da 6 diversi paesi europei – Francia, Italia, Belgio, Islanda, Turchia e Ungheria –, che lavoreranno fino al 2021 con il coordinamento del Consiglio europeo per l’energia geotermica (Egec). Il ruolo del nostro Paese è determinante: dei 16 partner 5 sono italiani, ovvero il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche (CoSviG), Enel green power, Rete geotermica e il Consorzio interuniversitario per lo sviluppo dei sistemi a grande interfase.

Come spiegano dall’Unione geotermica italiana (Ugi), presieduta dal Primo ricercatore del Cnr Adele Manzella che partecipa al progetto, il progetto Geoenvi è chiamato a descrivere «la performance ambientale dei progetti geotermici attuali, e produrrà una strategia efficace per rispondere alle preoccupazioni ambientali, mediante la proposta di raccomandazioni per una normativa ambientale laddove risultasse incompleta, di una metodologia di valutazione che permetta un confronto con altre fonti energetiche, e un approccio per la condivisione trasparente dei dati».

Si tratta di un’evoluzione importante rispetto al contesto attuale. Già oggi tutti i dati ambientali disponibili sull’impiego della geotermia in Italia, ad esempio, mostrano con chiarezza che «gli impianti italiani sono dotati di tecnologie di abbattimento già molto efficaci», e dunque che già oggi «non c’è nulla di allarmante. Questo non significa – come ha spiegato Manzella sulle nostre pagine – che non ci siano impatti, e i miglioramenti tecnologici sono certamente possibili: la ricerca è continua su questo aspetto», e Geoenvi s’inserisce in pieno in questo percorso. «Ha lo scopo di confrontare i dati ambientali di progetti geotermici in diversi paesi europei e per diverse fonti energetiche, per proporre infine raccomandazioni e linee guida: sarà uno studio molto interessante», chiosa Manzella.

Le analisi saranno condotte seguendo un approccio basato sull’analisi dell’intero ciclo di vita (Lca) dei progetti geotermici, in modo da poterli valutare con un metodo comune e omnicomprensivo. «I rischi e gli impatti ambientali dei progetti geotermici devono essere ridotti, massimizzando al contempo i benefici derivati ​​dal progetto per le comunità locali», aggiungono dall’Egec.

Ma mentre la ricerca scientifica avanza compatta in Europa, partendo dal presupposto che la geotermia è un’importante risorsa rinnovabile da coltivare in modo sostenibile, paradossalmente il Governo italiano – attraverso lo schema di decreto Fer 1, elaborato dal ministero dello Sviluppo economico – sta mettendo a rischio la sopravvivenza dell’intero settore e di tutte le migliaia di posti di lavoro ad esso legati, cancellando per la prima volta gli incentivi dedicati finora allo sviluppo della geotermia come a quello delle altre fonti rinnovabili. Un doppio paradosso, visto che – come già denunciato sia dall’Egec sia dall’Ugi – si tratta «di un attacco violento e ingiustificato contro un’industria nata in Italia».

L. A.