Anche le amministrazioni democraticamente elette chiedono di essere ascoltate

Geotermia, dal Mise lo stop agli incentivi per “ascoltare i comitati di cittadini”. Ma quali?

Il movimento di cittadini Geotermia Sì invita il sottosegretario Crippa (M5S) in Toscana: «Si troverà di fronte una realtà ben diversa da quella che con tanta ignoranza, supponenza e calcolo le hanno descritto»

[28 novembre 2018]

Dopo una mobilitazione che dura da settimane per salvare gli incentivi alla geotermia, esclusi per la prima volta dallo schema di decreto Fer 1 elaborato dal ministero dello Sviluppo economico (Mise), il sottosegretario con delega all’Energia Davide Crippa (M5S) ha risposto con una nota ufficiale alle numerose email inviate da cittadini e operatori del settore parlando di «ingiustificati allarmismi provocati da alcune associazioni di categoria e amministrazioni regionali».

«Abbiamo previsto di inserire la geotermia in un altro decreto di prossima emanazione (Fer 2) sul quale avvieremo un confronto con le associazioni e gli operatori del settore», rassicura il sottosegretario, riferendosi però soltanto a una vaga «geotermia più avanzata tecnologicamente». Secondo Crippa (nella foto, ndr) il decreto Fer 2 permetterà «di assicurare una disciplina più organica alla geotermia, promuovendo la qualificazione tecnologica e soprattutto quella ambientale, sotto il profilo dell’abbattimento delle emissioni anche degli impianti esistenti. L’obiettivo – conclude il sottosegretario – è quello di andare incontro alle preoccupazioni provenienti dai comitati di cittadini presenti sui territori».

Una risposta che proprio «sui territori» suscita sconcerto almeno per due motivi: che cosa intenda realmente il Mise per «geotermia più avanzata tecnologicamente», e quali siano i «comitati di cittadini» cui si sta prestando ascolto. Il fondato dubbio è che si tratti solo di quelli storicamente più vicini al M5S, che da sempre avversano la presenza delle centrali geotermoelettriche su suolo nazionale (ovvero al momento solo in un fazzoletto di Toscana, dove la tecnologia geotermica è nata due secoli fa), dato che le email a cui il sottosegretario ha risposto con la sua nota sono state perorate proprio da un movimento di cittadini: Geotermia Sì, che in pochi giorni sulla sua pagina Facebook ha già raccolto oltre 3.800 adesioni e che sta organizzando una manifestazione di piazza per il 1 dicembre, a Larderello.

Da qui l’invito a un ascolto più approfondito da parte del “Governo del popolo”. «Occorre che il governo abbia la vera cognizione del reale sentire dei territori geotermici», rispondono da Geotermia Sì, invitando il sottosegretario a vistare di persona la Toscana dal cuore caldo: «A questo punto ci sembra doveroso; si troverà di fronte una realtà ben diversa da quella che con tanta ignoranza, supponenza e calcolo le hanno descritto».

Sarebbe anche l’occasione per scoprire che la «geotermia più avanzata tecnologicamente» sta prendendo corpo in Toscana, se il taglio degli incentivi prospettato dal Mise non deciderà altrimenti.  Come spiegato nei giorni scorsi dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, dopo un lavoro di due legislature sono pronte alla firma una nuova legge regionale sulla geotermia e un protocollo d’intesa con Enel green power – azienda il cui azionista di riferimento è il ministero dell’Economia –, che mirano a ridurre fino al 98% le emissioni inquinanti delle centrali, e contestualmente favorire a il reimpiego della CO2 in uscita in altre filiere industriali (ad esempio quella agroalimentare).

Tutto questo adesso è a rischio proprio per lo stop agli incentivi deciso dal Mise. «Per quanto riguarda l’attuale industria geotermica – spiegano i cittadini di Geotermia Sì – se dovessero sparire gli incentivi per i nuovi impianti geotermici, nei prossimi cinque anni (2019-2024) potrebbero essere circa 600 i milioni di euro di investimento a cui Enel Green Power potrebbe rinunciare». Rimarrebbero solo le risorse per le attività per la manutenzione delle centrali esistenti, che oscillerebbero attorno a 70 milioni di euro all’anno, con danno notevole sia dal punto di vista dei miglioramenti ambientali – tenuto conto che già oggi la geotermia soddisfa il 30% della domanda di elettricità toscana – sia del quadro socio-economico: secondo i dati più aggiornati forniti dalla Regione Toscana sono infatti circa 4mila i posti di lavoro toscani legati alla geotermia (addetti occupati direttamente 650; addetti dei fornitori 2.000; altri addetti attivati dai fornitori dei fornitori 780; addetti attivati dai lavoratori per i consumi 890).

Una prospettiva gravissima cui i cittadini geotermici non sembrano intenzionati ad arrendersi, coadiuvati dai loro rappresentati istituzionali democraticamente eletti, che sia nel caso della Regione Toscana sia in quello dei sindaci dei 17 Comuni geotermici, si sono tutti già mossi in tal senso e così continuano a fare, come testimoniano da ultimo le lettere inviate al Governo in questi giorni dal sindaco di Pomarance, da quello di Monteverdi Marittimo e da quello di Piancastagnaio.