Geotermia e salute sull’Amiata: i risultati preliminari di InVetta spiegati da Fabio Voller

Il punto della situazione con il coordinatore dell’Osservatorio di epidemiologia di Ars e responsabile del progetto

[10 maggio 2018]

Due studi ormai giunti a conclusione tra quelli coordinati dall’Agenzia regionale di sanità (Ars) «non hanno fatto emergere problemi significativi sulla salute delle popolazioni amiatine» riconducibili alla coltivazione dell’energia geotermica. Lo stesso può dirsi per il noto studio del 2014 firmato da Basosi e Bravi. Per approfondire ulteriormente l’analisi, l’Ars conduce ora InVetta, una nuova indagine epidemiologica circoscritta al territorio dell’Amiata: in che cosa consiste?

«È il progetto che l’Agenzia regionale di sanità della Toscana ha avviato per studiare la salute degli amiatini e i principali fattori di rischio presenti nell’area. Si tratta di un’indagine su un campione di 2000 persone, di età 18-70 anni, residenti nei Comuni dell’Amiata maggiormente interessati dalle emissioni degli impianti geotermici.

Il progetto prevede la raccolta di un campione di sangue e urine per determinare la presenza di metalli pesanti (arsenico, mercurio, cromo, tallio e tanti altri) e per effettuare alcuni esami di laboratorio come glicemia, colesterolo, creatinina etc. Inoltre ai partecipanti viene fatta una visita per misurare la pressione, rilevare peso e altezza ed eseguire una spirometria per valutare la loro salute respiratoria. Infine viene loro somministrato un questionario approfondito su abitudini, ambiente di vita e di lavoro, storia clinica personale e percezione del rischio. Una quantità considerevole di analisi e controlli, tutti gratuiti per i cittadini.

L’indagine risulta piuttosto complessa da un punto di vista logistico in quanto prevede l’attività di sei ambulatori per il prelievo dei campioni di sangue e urine, uno per ogni comune interessato, di quattro ambulatori per la spirometria e la compilazione face-to-face del questionario, di due laboratori di analisi, uno per i metalli e l’altro per i parametri ematochimici. È coinvolto un numero considerevole di professionisti, di varia estrazione, che comprende, oltre al personale di ARS, operatori della Asl Toscana Sud Est, i medici di medicina generale, il Laboratorio di Sanità pubblica di Siena e il Laboratorio di analisi di Nottola.

L’indagine, dopo una campagna di sensibilizzazione alla partecipazione sostenuta anche dalle amministrazioni comunali, è partita di fatto il 19 maggio 2017 con i primi prelievi di sangue nei comuni del versante senese ed il 13 giugno nel versante grossetano. Oltre ad un campione di popolazione generale estratto da ARS, utilizzando come criteri di stratificazione il genere, l’età, il comune di residenza e l’esposizione alle emissioni geotermiche, vista l’importanza in termini di sanità pubblica dell’indagine, è stata lasciata la possibilità alla popolazione di autocandidarsi come volontari per la partecipazione allo studio».

Ritiene che la risposta finora ottenuta dalla popolazione locale in termini di partecipazione e attenzione verso l’indagine epidemiologica sia soddisfacente?

«La risposta è stata molto soddisfacente. Ad oggi sono 1065 le persone che hanno aderito allo studio InVetta, di cui 992 (93.1%) hanno completato tutte le analisi previste. Ben 629 persone (59%) si sono candidate volontariamente. Tale forte presenza di volontari impone necessariamente una riflessione metodologica in fase analitica. I volontari, infatti,  possono essere una fonte di introduzione di distorsioni delle stime, i cosiddetti “bias di selezione”, ovvero i volontari possono non essere rappresentativi della popolazione generale o perché più attenti al proprio stato di salute o viceversa perché più a rischio.

Continuiamo quindi a ritenere fondamentale che il campione selezionato partecipi alla rilevazione, in tal senso chiederemo alle amministrazioni comunali i cui territori sono oggetto d’indagine ed ai Medici di medicina Generale una attività di rinforzo nella pubblicizzazione dell’indagine».

L’Ars ha presentato nei giorni scorsi ad Arcidosso, durante un’assemblea pubblica, i dati preliminari sui livelli di metalli nelle urine e nel sangue e sui principali parametri ematochimici dei cittadini che finora hanno partecipato alle analisi previste da InVetta. Ci sono elementi di preoccupazione?

«Si sono evidenziati degli elementi di attenzione sulla presenza di alcuni metalli nella popolazione oggetto d’indagine. In particolare per tallio e mercurio nel sangue. Si precisa che quella presentata è una panoramica del tutto parziale dei risultati dello studio InVetta. La raccolta dei campioni è tuttora in corso e probabilmente continuerà per tutto il 2018; da giugno inizierà anche la fase di raccolta dei campioni di controllo, ovvero dei residenti in altri comuni della zona non interessati dalle attività geotermiche. I dati presentati sono parziali anche perché, a parte l’abitudine al fumo, nell’analisi non si è potuto tener conto della notevole quantità di informazioni raccolte mediante il questionario. Ad oggi non sono stati ancora analizzati i dati sulle spirometrie».

Segnaliamo che a questo link è disponibile l’articolo appena reso disponibile dall’Agenzia regionale di sanità della Toscana, con il quale l’Ars illustra in dettaglio i risultati preliminari finora ottenuti dall’indagine InVetta