L’appello dell’Unione geotermica italiana contro l’ipotesi di uno stop agli incentivi

Geotermia, il Governo rischia di «condannare a morte un intero settore industriale»

«I comitati contro la produzione elettrica da fonte geotermica parlano di problemi ambientali, ma non credono ai dati scientifici che indicano il contrario»

[13 novembre 2018]

Il nuovo schema di decreto legislativo “Fer 1” predisposto dal ministero dello Sviluppo economico e inviato prima a quello dell’Ambiente e poi in Conferenza Stato-Regione cancella per la prima volta gli incentivi finora garantiti alla produzione di energia elettrica da una risorsa locale e rinnovabile: la geotermia, che l’Italia esattamente 200 anni fa – un record mondiale – è riuscita a impiegare per fini industriali, accumulando nel corso dei secoli un know-how d’eccellenza. Una prospettiva paradossale contro la quale si schiera con forza anche l’Unione geotermica italiana (Ugi), un’associazione indipendente, apartitica, apolitica, e senza fini di lucro, presieduta da quest’anno dalla ricercatrice del Cnr Adele Manzella.

«Oggi un fronte contrario alla geotermia composto da poche persone rischia – mette in guardia la presidente Ugi – di porre fine a un’eccellenza italiana, a una produzione energetica rinnovabile, a migliaia di posti di lavoro, a investimenti imponenti e a benefici economici e ambientali. Tutto questo per cosa? I comitati contro la produzione elettrica da geotermia parlano di problemi ambientali, ma non credono ai dati, derivanti da controlli e monitoraggi eseguiti da Enti istituzionali nazionali e regionali, che indicano il contrario e non si preoccupano di conoscere i problemi prodotti dall’uso di altre fonti energetiche, perché toccano a qualcun altro. Nel frattempo l’energia elettrica viene consumata, istante per istante». E se questa domanda non viene soddisfatta tramite risorse rinnovabili, l’alternativa sono le fossili.

Contro questa prospettiva «l’Unione geotermica italiana ha già inviato al ministero dello Sviluppo economico lettere di preoccupazione e richiesto incontri tecnici per fornire informazioni, senza risposta. Ora – conclude Manzella – chiede al Governo di non danneggiare ulteriormente una produzione rinnovabile e un intero settore industriale che già da anni incontra difficoltà allo sviluppo di una produzione energetica, la stessa che all’estero progredisce e ha successo – spesso con risorse molto meno pregiate di quella italiana. Le scelte energetiche non si dovrebbero fare con colpi di mano, bensì con scelte circostanziate sulla base dei dati prodotti da pareri terzi ampiamente espressi dalle istituzioni preposte».

L. A.