Geotermia Italia presenta l’impianto pilota a ciclo binario di Castel Giorgio

L’impianto, al confine tra Lazio e Umbria, è in attesa dell’autorizzazione da parte del Ministero

[7 febbraio 2014]

Gli assessorati all’Ambiente delle Regioni Umbria e Lazio hanno deciso di istituire, a breve, un tavolo di lavoro congiunto per esaminare approfonditamente tutte le questioni legate al progetto di realizzare un impianto geotermico a Castel Giorgio, dove il Piano Energetico Regionale (PER) della Regione Umbria prevede lo sfruttamento della risorsa geotermica per la produzione congiunta di energia elettrica e calore.

Il progetto per cui Geotermia Italia ha presentato al Ministero dello Sviluppo economico un permesso di ricerca nel 2011 e che ha avuto nel 2012 l’approvazione con avvio di procedura di VIA, prevede di utilizzare la risorsa geotermica a media entalpia nell’area nell’altopiano dell’Alfina, tra i comuni di Castel Giorgio e Acquapendente, a cavallo quindi tra Lazio e Umbria.

Un progetto che ha sollevato contestazioni da parte di molte associazioni e che ha indotto gli assessori competenti delle due regioni ad attivarsi «in maniera condivisa in maniera condivisa per una valutazione ancora più ampia e approfondita delle criticità che l’impianto potrà determinare», scrive l’assessore all’Ambiente della regione Umbria, Silvano Rometti, dopo l’incontro a Roma con l’assessore all’Ambiente della Regione Lazio, Fabio Refrigeri.

«Interesse comune -aggiunge Rometti- è quello di tutelare la sicurezza e la salute dei cittadini e salvaguardare ambiente e territorio. A questo scopo, ribadiamo la volontà di coinvolgere tutti i portatori di interesse, a partire dalle associazioni ambientaliste e dai comitati di cittadini delle comunità locali affinché siano presi in esame tutti gli aspetti relativi al progetto, ora in fase di Via, Valutazione di impatto ambientale, a livello nazionale».

Geotermia Italia spiega che gli impianti proposti e adesso al vaglio al Ministero dello Sviluppo «saranno basati su una innovativa piattaforma tecnologica a ciclo binario, che consentirà di sfruttare serbatoi geologici a media entalpia (a bassa temperatura, intorno ai 140° C), restando ad una profondità di circa 1000 metri».

Gli impianti di produzione elettrica previsti sono due, Torre Alfina ubicato nella regione Lazio, e Castel Giorgio in Umbria e produrranno energia  elettrica con centrali a ciclo binario, che –si legge nella scheda dell’impianto- utilizzano il fluido geotermico come fonte termica per cedere calore a un fluido motore costituito da un fluido organico (diverso dall’acqua), che espandendosi aziona una turbina per la produzione di energia elettrica. Caratteristica di questo tipo di impianti è quella di utilizzare fluidi organici con una temperatura di ebollizione più bassa rispetto all’acqua. Questa tecnica permette di utilizzare serbatoi geotermici a media entalpia, che presentano temperature convenzionalmente considerate fino a 150°C e si trovano molto diffusi a una profondità compresa tra 500mt e 3.000mt.

I due impianti saranno alimentati da fluido geotermico alla temperatura di 140° C attraverso due o tre pozzi che prelevano il fluido geotermico alla profondità di circa 1000 m. Il fluido cede calore che è utilizzato per generare energia elettrica, per una potenza pari a 5 MW per ciascuna delle due centrali. Dopo lo scambio termico, il fluido è reiniettato nelle formazioni di provenienza, attraverso i pozzi dell’unico polo di reiniezione che è stato previsto nel comune di Castel Giorgio, verso il quale confluiranno  le due tubazioni interrate che portano il fluido dalle due centrali.

Il fluido geotermico -una volta ceduto il calore necessario alla produzione elettrica e prima di essere reiniettato nel sottosuolo- potrà essere impiegato anche per fini civili e industriali oltre a produrre altra energia elettrica sfruttando la sua pressione residua.

«Gli impianti a media entalpia  spiega  l’azienda- garantiscono elevati standard di tutela ambientale e paesaggistica: la produzione non prevede emissioni in atmosfera di fumi, vapori o altre sostanze, essendo basata su un circuito chiuso a ciclo binario; non ci sono rischi per le falde acquifere, grazie alla predisposizione di sistemi anticorrosione e di controllo, anche in remoto e non essendoci emissioni in atmosfera, non c’è alcun impatto olfattivo».

Minimi gli impatti anche dal punto di vista paesaggistico, perché «gli impianti pilota avranno dimensioni ridotte, occupando una superficie assai inferiore rispetto a centrali di pari capacità produttiva energetica annuale».

Nessun problema neanche di natura sismica «come più volte dimostrato nelle competenti sedi tecniche» spiega l’azienda perché «non andando a modificare in alcun modo lo stato naturale del bacino geotermico, facciamo leva sulla normale e naturale attività sismica del pozzo stesso che, ripetiamo, per propria caratteristica naturale, già produce costantemente, da millenni, micro sismicità».

Ad ulteriore garanzia, tutela e tranquillità per la popolazione dell’Alfina, sarà  affidato all’INGV, ente terzo e “super-partes”, il costante monitoraggio e controllo, rispetto all’attività sismica, dell’intero territorio con la conseguente pubblicazione dei dati.

Geotermia Italia indica anche quali saranno i vantaggi ambientali e le opportunità economiche ed occupazionali per i territori sedi d’impianto.

La realizzazione dell’impianto pilota consentirà di non emettere 20.000 t/anno di anidride carbonica e prevede la possibilità di cedere calore a utenze dei comuni di Castel Giorgio e Acquapendente,  di realizzare il teleriscaldamento di centri abitati e fornire calore per uso industriale ed artigianale oltre che turistico prevedendo la realizzazione di piscine termali.

E’ inoltre previsto il versamento del 4% del valore dell’impianto (pari a circa 1,5 milioni di euro) al comune di Castel San Giorgio, su cui l’impianto insiste oltre alle quote annue stabilite per legge, sulla base della produzione.

Riguardo all’occupazione l’azienda indica che in fase di allestimento e costruzione dell’impianto, potranno essere circa 50 le risorse locali impegnate, mentre a regime saranno  circa 20-25 le persone occupate in pianta stabile per cui saranno predisposti specifici percorsi formativi.