Geotermia, la Regione Toscana al lavoro per una nuova legge e un nuovo accordo con Enel

Ad oggi sono oltre 30 i milioni di euro che vengono destinati annualmente ai territori oggetto di “concessioni per la coltivazione geotermica”. Si punta a crescere

[26 gennaio 2018]

Da quando la geotermia è stata scorporata dal più ampio settore minerario per essere regolata dal punto di vista normativo dalla legge L.896/86, ai territori oggetto di “concessioni per la coltivazione geotermica” sono stati riconosciuti contributi legati sia alla realizzazione degli impianti sia alla successiva produzione di energia elettrica da geotermia; la legge del 1986 è stata poi abrogata e sostituita dal D.Lgs 22/2010 ma, già nel dicembre 2007, in Toscana era stato firmato “l’Accordo generale sulla geotermia”: è in questo quadro di riferimento che ai 16 Comuni geotermici toscani vengono destinati annualmente (e fino al 2024) oltre 30 milioni di euro, 18 dei quali incassati direttamente dalle amministrazioni comunali e i rimanenti 12 – costituenti il cosiddetto Fondo geotermico – destinati sia a progetti comunali che di area, collegialmente approvati dal Tavolo istituzionale sulla geotermia di cui fanno parte tutti gli Enti locali (Regione, Province, Unioni dei Comuni, Comuni, CoSviG).

A partire da questo stato dell’arte il governatore Enrico Rossi ha annunciato nuove iniziative da parte della Regione Toscana: da un lato una nuova legge che «stabilisca nuovi limiti all’emissione di inquinanti e della CO2 e migliori l’inserimento degli impianti geotermici nel paesaggio che li ospita», mentre dall’altro lato la Regione Toscana si «farà promotrice di un Accordo con il ministero dello Sviluppo economico e con Enel green power per un nuovo programma di sviluppo della geotermia».

Per quanto riguarda il primo punto, per la Regione la nuova legge dovrà essere «lo strumento per anticipare i contenuti dell’emendamento recentemente approvato a Bruxelles dal Parlamento europeo, in base al quale la Commissione entro dicembre 2018 dovrà valutare la necessità di una proposta legislativa tesa a regolamentare le emissioni da parte delle centrali geotermiche di tutte le sostanze, tra cui il CO2, sia nelle fasi esplorative che in quelle operative».

Già dal 2014 la Regione ha deciso di non rilasciare più concessioni alle aziende che vogliano coltivare l’anidride carbonica estraendola dal sottosuolo, puntando a valorizzare un accordo già esistente con Enel che permette di raccogliere gratuitamente la CO2 dagli impianti di abbattimento Amis installati sulle centrali geotermolettriche; a questa scelta si aggiunge quella compiuta due anni fa per favorire, la realizzazione di un investimento volto al recupero di CO2 dalla centrale geotermoelettrica “Nuova Radicondoli”.

Passando al secondo punto, col nuovo Accordo del quale il governo regionale intende farsi promotore, dalla Regione dichiarano come l’obiettivo finale sia quello di «chiedere ad Enel green power un aumento del ritorno economico ai territori che ospitano gli impianti maggiore dell’attuale, passando dal 6 al 10% del fatturato ricavato dallo sfruttamento dell’energia geotermica. Queste risorse ulteriori – concludono dalla Regione – saranno a disposizione dei Comuni per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio dal punto di vista infrastrutturale e per l’attrazione di nuovi investimenti».