Geotermia, le nuove linee guida nazionali viste dalla Toscana

Chiacchella (Cosvig): «Programmare e incentivare interventi che non rompano l’equilibrio delicato dei territori»

[15 dicembre 2016]

In Toscana la geotermia rappresenta una risorsa fondamentale: quasi il 30% del fabbisogno elettrico è coperto dalla produzione geotermoelettrica, ed anche l’uso diretto della frazione calore del fluido endogeno è ormai sempre più indirizzato verso numerosi impieghi: il principale è sicuramente quello del riscaldamento residenziale che, nelle aree geotermiche, ha portato allo sviluppo di una rete di teleriscaldamenti alimentati dal calore della terra di cui beneficiano attualmente circa 5.500 utenze domestiche. Utenze destinate ad aumentare di circa 1.000 unità stimate, non appena completati i lavori di alcuni impianti attualmente in costruzione.

In questo contesto, come vengono valutate le Linee guida per l’utilizzazione della risorsa geotermica a media e alta entalpia recentemente pubblicate dal ministero dello Sviluppo economico? L’obiettivo dichiarato a livello nazionale durante l’elaborazione del documento – che ha coinvolto gli operatori del settore, il mondo della ricerca e i rappresentanti delle regioni maggiormente interessate – è stato quello di cercare una sintesi equilibrata delle esigenze operative e delle imprescindibili necessità di tutela assoluta della salute e dell’ambiente.

Il campo di applicazione è relativo sia alle attività geotermoelettriche ordinarie (di competenza delle regioni) che agli impianti pilota geotermici sperimentali, la cui competenza è demandata per legge allo Stato.

«L’auspicio – spiega in una nota Sergio Chiacchella, direttore generale di CoSviG, il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche – è che le Linee guida possano mettere un punto fermo e offrire un contributo concreto e autorevole al  dibattito in cui, a fronte del generale riconoscimento del ruolo strategico della geotermia nel panorama delle politiche energetiche nazionale e locale, da alcuni vengono messe in discussione le caratteristiche positive della risorsa e l’opportunità stessa di utilizzazione e realizzazione di nuovi impianti.

Anche nel panorama  delle singole regioni che stanno approntando norme specifiche per la coltivazione della risorsa,  lo strumento appena pubblicato può costituire un importante punto di riferimento. L’impegno profuso dal Ministero e, nello specifico, da coloro che hanno lavorato alla definizione delle “linee guida” avrà raggiunto l’obiettivo se permetterà di spostare il livello del confronto non sulla presunta pericolosità dell’uso della risorsa, ma sulle condizioni per le quali la geotermia sia non solo compatibile con la programmazione dei territori nei diversi settori economici, ma possa diventare un motore di sviluppo sostenibile degli stessi».

Come evidenziato da Chiacchella anche in seno al recente forum “QualEnergia? Conferenza nazionale 2030 – Che clima che fa” promosso da Legambiente, La Nuova Ecologia e KyotoClub, «non si tratta solo di utilizzare la geotermia e le altre energie rinnovabili, ma anche di valorizzarle come strumento per favorire la crescita di iniziative concrete coerenti con i criteri della sostenibilità. Sostenibilità da sempre nel Dna di CoSviG, fatta di interventi che valorizzino un territorio complesso dal background storico e culturale antichissimo che – in alcuni casi – affonda le proprie radici in età etrusca e romana. Per questo la concertazione con le amministrazioni e le popolazioni locali delle aree geotermiche è importante: occorre programmare e incentivare interventi che non rompano l’equilibrio delicato dei territori».

Dunque, conclude Chiacchella, questo «non significa che la geotermia debba essere utilizzata sempre e dappertutto ma più semplicemente che esistono le condizioni per usarla in sicurezza e che il percorso decisionale debba essere condiviso con i territori in funzione delle specifiche caratteristiche energetiche disponibili, delle possibili opportunità offerte e avendo sgomberato il campo dai potenziali rischi».