Determinante il ruolo della Toscana

Geotermia, l’Italia è nella top five del mondo

Another Kind of green: i risultati del rapporto su Infrastrutture e Energia di Unicredit

[9 maggio 2014]

I dati di Terna del primo quadrimestre 2014 evidenziano una crescita percentuale pari al 2,7%, rispetto al 2013, della produzione geotermoelettrica (vedi articolo correlato) e sebbene nel panorama nazionale delle energie rinnovabili la fonte geotermica occupi ancora un ruolo marginale, contribuendo solo al 6% dell’elettricità rinnovabile complessivamente prodotta, dal rapporto di Unicredit su Infrastrutture e Energia emerge che a livello internazionale il nostro Paese, si posiziona tra i top countries nella generazione geotermoelettrica,  oltre a rappresentare il principale produttore europeo.

I dati del rapporto dal titolo Another Kind of green, si riferiscono al 2012 e collocano in quell’anno l’Italia, con una potenza installata pari a 875 MWe (tutta in Toscana), in quinta posizione nel ranking mondiale con una quota di mercato dell’8%, con un fatturato di 630 milioni di Euro raggiunto nel 2011 che rappresenta circa il 13% del giro d’affari prodotto dall’industria geotermica europea, fornendo occupazione a oltre 6.000 persone.

Lo scenario per il futuro della produzione geotermoelettrica, secondo il rapporto di Unicredit, prevede una crescita del settore nei prossimi anni, soprattutto grazie alle tecnologie innovative, quali la diffusione di nuovi impianti avanzati a ciclo binario, che consentono di sfruttare per la produzione di elettricità anche risorse geotermiche a media temperatura (80-180 °C), finora considerate solo per usi termici o idrotermali.

Le previsioni sono positive anche per quanto riguarda l’implementazione degli usi diretti del calore geotermico a bassa-media temperatura,  soprattutto nell’ambito del riscaldamento/climatizzazione domestica di piccole e medie utenze e del teleriscaldamento urbano, ma gli scenari sono favorevoli anche per l’utilizzo del calore geotermico  nel settore industriale e agricolo.

Il rapporto sottolinea inoltre che mentre la geotermia ad alta e media temperatura resta una fonte energetica limitata a specifici contesti territoriali, ovvero laddove vi sono le condizioni geologiche che hanno favorito la genesi di sorgenti ad acqua calda o vapore ad alte temperature, la geotermia a bassa temperatura non ha limiti geografici, essendo presente nella maggior parte dei territori ad una profondità media di 5 km.

Questa è una delle ragioni, secondo quanto si legge nel rapporto, che hanno fatto crescere in Italia l’interesse verso il settore dell’utilizzo delle fonti di calore della terra, testimoniato dall’elevato numero di istanze (in totale 120) di esplorazione del suolo per la ricerca di risorse geotermiche richieste in numerose regioni italiane, in gran parte in Toscana (54), Lazio (40), Trentino (9), Sardegna (7) e Sicilia (6).

Il rapporto analizza anche quali sono gli investimenti nel settore, valutando i rischi economici connessi e gli scenari al 2020 rilevando che nonostante la tecnologia geotermica abbia raggiunto un elevato grado di maturità ed un relativo basso livello dei costi di generazione, che potrebbero creare le premesse per un ragionevole profitto, rimangono ancora criticità per i finanziamenti dei progetti in questo settore.

Le criticità sono sintetizzate negli “alti rischi nelle fasi preliminari (quali rischio geologico o rischio di risorsa), la necessità di consistenti investimenti iniziali per le attività di esplorazione e le trivellazioni di prova nonché il lungo ciclo di sviluppo del progetto (con i primi ricavi “visibili” solo a partire dal 6° anno e oltre) che rendono meno attraente per i privati questo tipo di investimento rispetto ad altre categorie di impianti da fonte rinnovabile. Soprattutto il rischio di esplorazione geologica rappresenta per gli investitori il momento più critico dal punto di vista finanziario, in quanto è una fase di totale esposizione durante la quale prevale l’investimento a rischio”.

Con riferimento al mercato italiano, si legge nel rapporto che le prospettive di sviluppo degli investimenti nel settore geotermico scontano oggi gli effetti che ha il nuovo sistema di incentivazione (basato sul meccanismo dei Registri e delle Aste) sulla profittabilità dei nuovi impianti.

«Nonostante l’esito positivo delle Aste, che hanno visto la quasi completa saturazione dei contingenti messi a disposizione, si ritiene che il nuovo scenario di supporto non sia sufficiente per sostenere un importante volume di investimenti nel comparto nel medio-lungo termine, anche se la risorsa geotermica in Italia è molto più abbondante rispetto ad altri Paesi. Le migliori prospettive sono attribuibili solo agli impianti geotermici al di sotto dei 20 MW, ai quali è riconosciuta una tariffa incentivante elevata, seppure inferiore rispetto a quelle assegnate ad altre rinnovabili. Nel complesso, l’outlook del settore è orientato su un tasso di crescita medio annuo della capacità installata del 2,9% tra il 2013 e il 2020, annuo in cui la potenza geotermica in Italia dovrebbe raggiungere i 940 MW con una produzione di energia elettrica di quasi 7.000 GWh».

Rispetto alla distribuzione regionale dell’energia prodotta, il rapporto evidenzia che «è ragionevole prevedere che essa possa provenire fino al 2015 soltanto dalla Toscana, con un progressivo sviluppo anche in altre Regioni a partire dalla seconda metà di questo decennio».