Geotermia, nuove possibilità dal cuore della terra

A GeoItalia 2013 i risultati degli ultimi studi sulle aree geotermiche

[14 agosto 2013]

Sebbene il perdurare della crisi economica abbia fortemente ridimensionato le dinamiche attuali di consumo energetico, per investitori e policy maker quello dell’energia rimane un settore centrale cui guardare, sia – auspicabilmente – per la sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili, sia nella prospettiva di un ritorno alla crescita economica.

Per questo «Oggi è sempre più pressante la richiesta di risorse energetiche rinnovabili per la produzione di energia elettrica ed in questo quadro hanno trovato nuova spinta gli studi relativi alla ricerca delle risorse geotermiche. A Pisa – afferma Domenico Liotta, del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari, presentando l’evento Geoitalia 2013 – la comunità scientifica si riunirà per discutere di questi temi».

D’altronde, precisa Liotta, la quantità di calore che la Terra cede «è impressionante  rispetto alla quantità di energia di cui la nostra società ha bisogno». Però, per estrarre il calore dalle rocce «abbiamo bisogno di un mezzo che vada in profondità, si scaldi e sia quindi estraibile: questo mezzo è un fluido naturale costituito in massima parte da acqua (piovana nelle zone continentali come l’Italia o marina nelle isole come l’Islanda),  gas e componenti salini che derivano dalla alterazione delle rocce. L’acqua infatti si infiltra attraverso le fratture delle rocce in profondità, si scalda, e scaldandosi diventa chimicamente aggressiva, acquisendo così gli elementi solubili dalle rocce in cui essa circola, con un meccanismo non troppo diverso da quello che sviluppa l’acqua calda nella nostra lavatrice di casa quando porta via lo sporco, solubile, dai vestiti».

Per compiere proficuamente tale processo, però, un territorio non vale l’altro. Se l’area geotermica «è caratterizzata da un po’ di sismicità (è sufficiente la cosiddetta sismicità strumentale, quella non percepita dall’uomo), le fratture non si sigillano – sottolinea Liotta – ed il sistema geotermico rimane attivo; se invece l’attività sismica cessa, le fratture si sigillano con il precipitato delle soluzioni saline, dando origine ad accumuli localizzati di minerali (miniere) e che, a seguito di importanti processi geologici, possono raggiungere od avvicinarsi alla superficie terrestre definendo quindi sistemi geotermici esumati».

Si tratta di un complesso di operazioni dove la capacità scientifica è indispensabile, ma anche la disponibilità di denaro ha la sua primaria importanza. E solo quando il primo ingrediente è abbondante si riescono a limitare i costi.

«I sistemi geotermici attivi sono localizzati a profondità raggiungibili solo attraverso pozzi la cui realizzazione incide notevolmente sul costo finale di esplorazione – chiosa Liotta –, e la capacità di successo della perforazione dipende in gran parte dalle conoscenze che abbiamo sulle relazioni fra strutture geologiche e circolazione dei fluidi, conoscenze che possiamo acquisire studiando e paragonando i sistemi geotermici esumati (le miniere) con i sistemi attuali ed a questo mira l’incontro scientifico organizzato da Geoitalia 2013», dove verranno presentati dati raccolti attraverso sia  l’osservazione diretta delle rocce e del loro contenuto – si legge in una nota degli organizzatori – e sia attraverso l’osservazione indiretta del sottosuolo (analisi di segnali elettro-magnetici, acustici, gravimetrici….inviati e ricevuti dal sottosuolo). Tali dati, opportunamente integrati, costituiranno la base per la definizione di modelli geometrici, analogici e numerici (modelling), necessari per valutare la qualità dell’integrazione fra i dati raccolti. Tali dati ci aiuteranno a comprendere le potenzialità nascoste nel sottosuolo.