Vagaggini: «Grossa scommessa, in caso di problemi avrei preteso chiusura delle centrali»

Geotermia, quali impatti sull’Amiata? Piancastagnaio conferma: qui l’aria è pulita

Il Comune ha installato una centralina per un monitoraggio ambientale indipendente, validato dal ministero dello Sviluppo economico: dopo tre mesi i dati sono «largamente al di sotto dei limiti di attenzione indicati dalla normativa»

[1 agosto 2018]

Qual è il reale impatto della geotermia sui cittadini toscani e dell’Amiata in particolare? La coltivazione di questa fonte rinnovabile – che soddisfa, tra l’altro, il 30,78% della domanda di elettricità regionaleviene monitorata ormai da molti anni dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat), senza che vengano ravvisate criticità rispetto ai limiti d’emissione per le centrali geotermiche prescritti in normativa; al contempo gli studi finora conclusi dall’Agenzia regionale di sanità (un altro è in corso di svolgimento, InVetta) «non hanno fatto emergere problemi significativi» per la salute dei cittadini. Nonostante gli indizi ad oggi raccolti appaiano chiari – e gli studi stiano proseguendo –, alcuni cittadini ne mettono periodicamente in dubbio l’affidabilità. Non è un problema solo toscano.

Il consenso verso le energie rinnovabili è molto alto in Italia, con circa il 90% della popolazione che regolarmente si dice favorevole al loro impiego, in grado di combattere i cambiamenti climatici, creare lavoro in loco e ridurre l’import di energia dall’estero. Eppure, secondo l’Osservatorio Nimby forum, tra le opere energetiche contestate sul territorio in oltre tre quarti dei casi (75,4%) ci sono in ballo proprio le fonti rinnovabili, geotermia compresa. Posto che l’impatto zero non esiste per ogni attività umana, è la crescente sfiducia verso istituzioni e imprese insieme al sempre più acuto dilagare della disinformazione che rende difficile governare questo paradosso, anche in Toscana: un esempio concreto arriva proprio dagli usi industriali della geotermia, nati qui per la prima volta al mondo ormai 200 anni fa, che secondo alcuni comitati locali avrebbero – in particolare nel territorio dell’Amiata – impatti devastanti sulla salute dei cittadini, nonostante i dati delle autorità preposti a fornirli dicano il contrario. Come uscirne?

Il sindaco di Piancastagnaio Luigi Vagaggini (afferente all’area di centrodestra) ha installato ad aprile una nuova centralina affinché il Comune possa condurre monitoraggi ambientali in via autonoma, come promesso ai cittadini pianesi in campagna elettorale. I dati del primo trimestre stanno per essere resi noti, e ne abbiamo ripercorso gli sviluppi con il sindaco Vagaggini e l’aiuto del tecnico Raffaele Casuccio, che ha seguito passo dopo passo l’ingresso della nuova centralina nel territorio comunale.

In Toscana è attiva da anni una rete di rilevamento pubblica per la qualità dell’aria, con un monitoraggio dedicato dell’Arpat alle aree geotermiche. Perché ha deciso di fare ulteriori verifiche, e monitorando quali inquinanti?

«L’iniziativa risponde a una promessa fatta ai cittadini già durante la campagna elettorale. Nel programma col quale è stata eletta, l’Amministrazione comunale di Piancastagnaio disse che avrebbe tutelato particolarmente la salute dei cittadini: per questo presentammo la necessità di uno strumento di controllo veloce e immediato tale da leggere istante per istante qual è la qualità dell’ambiente, e per sapere quali sono gli inquinanti presenti. Ci siamo dunque rivolti direttamente al ministero dello Sviluppo economico, i cui ingegneri ci hanno consigliato un’apparecchiatura che è installata in modo fisso ma rimane facilmente trasportabile, e che dà in linea (cioè in tempo reale, ndr) i valori di molti parametri, oltre a quelli meteorologici: monossido di carbonio, anidride carbonica, idrogeno solforato, ammoniaca, ossidi di azoto, anidride solforosa, polveri sottili. Viene inoltre indagata la presenza di altri elementi solidi, attraverso un sistema che mensilmente prevede il prelievo di un tampone grazie al quale viene valutata la concentrazione di mercurio, arsenico, selenio, etc. Monitoriamo ancora più parametri di quanto non faccia l’Arpat: anche il tallio, per esempio».

In che rapporto stanno le vostre rilevazioni con quelle Arpat?

«Non nascono in contrapposizione tra loro, sia chiaro: i nostri dati non hanno certificazione pubblica come quelli dell’Arpat, ma abbiamo contattato direttamente l’Agenzia per spiegare che abbiamo attivato la nostra centralina, con la volontà di condividere le informazioni sul suo funzionamento e anche gli stessi dati. Se l’Arpat vorrà, sono a disposizione».

Qual è l’investimento messo in campo dal Comune di Piancastagnaio per l’acquisto della centralina?

«La centralina, che è stata realizzata appositamente per noi a Bologna secondo criteri suggeritici dal ministero dello Sviluppo economico, ha un costo di circa 30-40 mila euro. Alla stessa società che ci ha fornito l’impianto è stato poi affidato un servizio mensile di analisi indipendente dei dati per il prossimo triennio, comportando dunque in totale un investimento di circa 80mila euro».

Con quale cadenza temporale vengono misurate le concentrazioni degli inquinanti osservati?

«Gli effluenti gassosi vengono misurati in linea, dunque c’è una scansione dei parametri per la quale – ad esempio – possiamo conoscere la concentrazione di idrogeno solforato nell’aria minuto per minuto. Possono poi naturalmente essere estratti dati medi, dato che la normativa da sempre fissa limiti di concentrazione medi, non puntuali».

Quando saranno resi noti i dati relativi al primo trimestre di funzionamento della centralina?

«I dati medi relativi al primo trimestre di osservazione sono in fase di pubblicazione da parte dell’Amministrazione comunale, che li renderà noti a breve e con l’intenzione di aggiornarli mensilmente: durante questo primo trimestre abbiamo dovuto verificare l’affidabilità e attendibilità dei dati raccolti, che sono stati inviati anche al ministero dello Sviluppo economico. Si tratta di dati che confermano la buona qualità dell’aria a Piancastagnaio, rilevando concentrazioni di inquinanti largamente al di sotto dei limiti di attenzione – non solo di pericolo, di attenzione – indicati dalla normativa».

I vostri dati delineano un quadro ambientale migliore, peggiore o uguale rispetto a quello che emerge dalle rilevazioni Arpat?

«I nostri dati sono in linea con quelli delle centraline Arpat: i valori medi mensili rilevati per l’idrogeno solforato, ad esempio, sono gli stessi».

Come si aspetta reagiranno all’evidenza di questi nuovi dati scientifici i cittadini e gli altri stakeholder attenti alle ricadute ambientali della geotermia sul territorio?

«Non mi aspetto nulla, tranne che prendano visione dei dati, e che a questo punto ci sia il momento della chiarezza e della tranquillità. Questi sono dati scientifici: il Comune di Piancastagnaio ha fatto una grossa scommessa, quella che devo dire – ne faccio un vanto – non si sono sentiti di fare altri colleghi sindaci dei Comuni geotermici, con cui avevo condiviso la proposta di installare nuove centraline».

Un’iniziativa nata per quale motivo?

«Tutto è nato a fronte di una sfiducia ormai congenita, alimentata nei cittadini dai comitati NoGesi, secondo i quali i dati forniti da Arpat in merito alle ricadute ambientali della geotermia non sono quelli reali, che le autorizzazioni ambientali necessarie per la realizzazione delle centrali geotermiche erano state rilasciate in maniera anomala, etc. Il risultato è stato quello di instaurare un clima di dubbio e inquietudine. Prima di essere eletto sindaco avevo dunque chiarito una cosa: non voglio sostituirmi all’Arpat, ma farò in modo di installare nel territorio comunale una centralina, concordata con Ispra o ministero dello Sviluppo economico – dunque a livello nazionale –, che rilevi i dati ambientali minuto per minuto, ora per ora, in modo validato e controllato dal ministero dello Sviluppo economico».

E qual è il responso del ministero su quanto finora osservato dalla nuova centralina?

«Ho inviato i dati raccolti agli ingegneri del ministero dello Sviluppo economico, e mi hanno confermato che si tratta di valori pienamente nella norma, anche osservando parametri ulteriori rispetto a quelli presi in esame da Arpat. Mi hanno dunque riconfermato che qui la qualità dell’aria è buona, ma è stata una scommessa: se dal ministero avessero ravvisato problemi con i dati io avrei preteso la chiusura delle centrali geotermiche, sia chiaro. In quanto sindaco sono ufficiale sanitario, e prima di tutto viene la salute dei cittadini. Mi faccia aggiungere una cosa».

Prego.

«Ora il problema diventa questo: se non si crede neanche a questi nuovi dati c’è poco da fare. I comitati non possono tirare la giacca un giorno da una parte, un giorno dall’altra; adesso ad esempio c’è chi lamenta la presenza di una sola centralina comunale, chiedendone di più. Ma la centralina è mobile, possiamo spostarla e ogni quattro mesi la sposteremo nelle varie aree del territorio, ma se i dati sono questi diventano incontrovertibili e ci danno tranquillità. Io questo l’ho detto anche a Leonardo Marras, a Ledo Gori, all’assessore all’Ambiente della Regione: credo sia stata una bella scommessa da parte dell’Amministrazione comunale, ma fortunatamente i dati raccolti sono buoni. Perché altrimenti ribadisco, avrei chiuso le centrali geotermiche.

Ripeto: la centralina ci è stata indicata dal ministero dello Sviluppo economico, controllata da un laboratorio scientifico non di parte e dagli stessi ingegneri del Mise, i quali a breve mi invieranno anche le lettere ufficiali che attestano come i valori rilevati non sono di nocumento alla salute dei cittadini di Piancastagnaio. Questi sono dati scientifici, non so poi cosa altro possano inventarsi i comitati, ormai c’è da aspettarsi di tutto».