Legambiente al governo: «Subito l’approvazione del Piano Nazionale Amianto già predisposto»

Giornata mondiale delle vittime dell’amianto. Smaltimento e bonifica le priorità

Intanto, ancora oggi esportiamo il 75% dei rifiuti contenenti amianto, soprattutto in Germania e Austria

[24 aprile 2014]

Nel marzo 2013 il governo di Mario Monti aveva predisposto un Piano Nazionale Amianto (Linee di intervento per un’azione coordinata delle amministrazioni statali e territoriali) poi sospeso per mancanza di copertura finanziaria. Oggi, prendendo spunto dalla Giornata mondiale delle vittime dell’amianto, che si celebrerà lunedì 28 aprile, Legambiente torna a chiedere al governo l’approvazione di quel piano.

L’associazione ambientalista ricorda che «dalla conferenza nazionale sull’amianto promossa del governo a novembre 2012, dalla quale è scaturita la redazione del piano nazionale che prende in considerazione i piani sanitario, ambientale e previdenziale, non si è più affrontato il problema in termini concreti. E purtroppo ancora nulla è stato fatto sul fronte del risanamento ambientale e dello smaltimento dei materiali contenenti amianto, dell’avvio di un’efficace sorveglianza sanitaria ed epidemiologica per gli esposti e della garanzia di risarcimento per le vittime».

Il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, evidenzia che «le bonifiche vanno a rilento, il censimento non viene fatto e in tutto il Paese aumentano le discariche abusive e il rischio amianto. Occorre agire subito e in modo concreto: smaltimento e bonifica devono essere le priorità per portare a zero il rischio connesso con l’esposizione alla fibra pericolosa. Sono passati 22 anni dall’entrata in vigore della legge che ha proibito l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione dell’amianto e siamo drammaticamente in ritardo rispetto a quello che si sarebbe potuto e dovuto fare per arginare l’emergenza sanitaria provocata dall’esposizione all’amianto».

Le cifre nuovamente diffuse dal Cigno Verde parlano di un’emergenza infinita e diffusa: in Italia ogni anno ci sono oltre 4.000 vittime causate dall’esposizione all’amianto; i siti ancora da bonificare sono almeno 34.148,  per oltre 32 milioni di tonnellate di amianto sparso in tutto il Paese, tra questi ci sono 380 casi a maggior rischio. Per Legambiente «è necessario avviare le bonifiche immediatamente, tanto sui grandi siti industriali inseriti nel Programma nazionale di bonifica, quanto sulle emergenze locali riguardanti la presenza di amianto in edifici e le strutture pubbliche, a partire da scuole e ospedali, e private. Occorre poi completare il censimento che ancora oggi procede a macchia di leopardo. Devono inoltre essere utilizzate al meglio tutte le opportunità oggi vigenti per la rimozione dell’amianto dai tetti e dalle altre strutture in cui ancora è presente, nonché ripristinare gli incentivi per la sostituzione delle coperture in cemento amianto con il fotovoltaico, come riportato nello stesso Piano nazionale. Si stima che un investimento di circa 20 milioni di euro (da attuare attraverso il sistema degli incentivi) consentirebbe la bonifica di oltre 10 milioni di metri quadri».

Ma gli ambientalisti non si nascondono le difficoltà: «Non si può però far partire un consistente progetto di risanamento ambientale senza attuare un’adeguata pianificazione per la realizzazione di una impiantistica di trattamento e smaltimento a supporto delle operazioni di bonifica. Oggi esportiamo ancora circa il 75% dei rifiuti contenenti amianto, soprattutto in Germania e Austria, e questo incide molto sugli elevati costi complessivi di bonifica. Una situazione che non può assolutamente continuare».

Ma realizzare un impianto per conferire l’amianto sconta subito l’opposizione di comitati e forze politiche locali, nonostante l’amianto sia un minerale, e che se smaltirlo correttamente sotto terra (in discariche appositamente attrezzate) sia una soluzione praticabile e indicata come corretta da evidenze scientifiche e normative già da tempo esistenti, ed è per questo che Legambiente sottolinea che «un ruolo importante si gioca anche a livello regionale e locale. È necessario che tutte le Regioni si adoperino per l’attuazione dei piani regionali sull’amianto, prevedendo le risorse economiche necessarie per uniformare e calmierare i costi di intervento in modo da facilitare la bonifica da parte dei Comuni e dei singoli cittadini. Particolare attenzione deve essere infine rivolta all’informazione sui rischi derivanti dall’esposizione alle fibre di amianto dovuta al deterioramento e allo smaltimento illegale delle strutture in cemento-amianto dismesse, e sul comportamento da adottare quando si ha a che fare con strutture contaminate in casa, a scuola o presso i luoghi di lavoro e i rischi per la salute connessi».

Cogliati Dezza conclude: «Solo cambiando l’approccio dimostrato fino ad oggi nella lotta all’amianto, in l’Italia sarà possibile quella svolta auspicabile e quanto mai necessaria anche alla luce delle evidenze sanitarie in chi lo ha purtroppo inalato. Sta al governo centrale e alle regioni dimostrare con atti concreti che questo è un obiettivo condiviso. Finora non è stato così».