Gli appalti pubblici tornano a correre…. ma sono green?

[23 aprile 2014]

Il Sole 24 ore di oggi ci informa che il mercato degli appalti pubblici è tornato a correre. Il primo trimestre 2014 infatti si è chiuso con numeri in forte crescita per i lavori pubblici grazie (ma non solo) ai bandi Consip di facility management dal valore di 2,7 miliardi. Secondo il monitoraggio dell’osservatorio Cresme Europa Servizi, da gennaio a marzo sono stati pubblicati complessivamente 3.782 bandi per un valore di 6,828 miliardi.

Rispetto allo stesso periodo del 2013 il numero di gare cresce del 9,5% e l’importo dell’82,7% (senza le gare Consip l’aumento sarebbe comunque del 10,4%).

Una buona notizia in generale, dunque, ma anche un’ottima opportunità, visto che le spese del ‘pubblico’ muovono una percentuale di pil intorno al 20%: se la pubblica amministrazione ponesse maggiore attenzione agli acquisti verdi (semplicemente rispettando le leggi, che glielo imporrebbero) questi costituirebbero una leva importante per riorientare l’economia in direzione della sostenibilità e per lanciare quell’industria del riciclo e della rinnovabilità della materia che oltre ai proclami di principio sulla green economy, avrebbe tanto bisogno di aiuti e incentivi (come avvenuto inizialmente per le rinnovabili energetiche) in questa fase di start up.

Un aiuto in questo senso può venire dall’Europa. Il 17 aprile infatti è entrata in vigore la Direttiva 2014/24/UE del Parlamento Europeo sugli appalti pubblici (che abroga la direttiva 2004/18/CE) e che determinerà l’obbligo entro 24 mesi di aggiornare il codice degli appalti con un maggiore orientamento verde. All’articolo 68 della Direttiva si stabilisce infatti che le stazioni appaltanti, nel procedere all’acquisto di forniture, servizi e lavori, dovranno valutare non solo il prezzo all’acquisto ma anche i costi del loro ciclo di vita: ovvero i costi connessi all’utilizzo, quali il consumo di energia e altre risorse; i costi di manutenzione; i costi relativi al fine vita, ad esempio i costi di raccolta e di riciclaggio; i costi imputati a esternalità ambientali legate ai prodotti, servizi o lavori nel corso del ciclo di vita, a condizione che il loro valore monetario possa essere determinato e verificato.

In attesa quindi dell’approvazione del Collegato ambientale della Legge di Stabilità che dovrebbe introdurre l’obbligo dell’adozione dei Criteri ambientali minimi del Pan Gpp, le norme comunitarie in materia di appalti pubblici si arricchiscono di un’importante legittimazione giuridica, ambientale ed economica nella scelta di prodotti, servizi e lavori pensati per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente.

Se quindi il Cresme registra un’inversione di tendenza generale rispetto agli ultimi anni con i vincoli del patto di stabilità che ha limitato le capacità di spesa, la speranza è che l’inversione di tendenza arrivi anche sul fronte ambientale e sociale. Intanto registriamo i 2.313 avvisi dei comuni per 1,3 miliardi che corrispondono a un incremento del 5,7% per la quantità di opere e del 49% per il valore degli interventi. Stesso positivo andamento per le Province, che hanno promosso 297 opere (+36%) per 303 milioni (+68%), le aziende speciali che hanno indetto 274 appalti (+31%) per 879 milioni (+18%) e per l’Anas che ha mandato in gara 124 lavori (+74%) per 415 milioni (+1.051%). Tra gli altri enti, le Ferrovie riducono il numero di avvisi del 10% (49) ma aumentano i valori delle opere del 13% (366 milioni).

Jacopo Corucci

 

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