Presentati al Festival dell’energia i dati della ricerca Swg

Gli italiani più interessati alle rinnovabili sono anche i più scettici sul loro sviluppo

Eppure sarebbero disposti a finanziarle maggiormente anche tramite le proprie bollette. Un paradosso che richiama l’attenzione sul ruolo di (buona?) comunicazione e governance

[8 giugno 2018]

L’XI edizione del Festival dell’energia, tra le maggiori manifestazioni nazionali dedicate alle questioni energetiche, ha traslocato oggi (e ci rimarrà fino a domani) presso la Triennale di Milano, dove ospiterà un palinsesto ricco di idee, spunti di riflessione, dibattiti, analisi e prospettive. La giornata romana di ieri, a Palazzo Fiano, è stata però fondamentale per fissare i confini del dibattito, guardando a come i cittadini italiani in primis rivolgano oggi la loro attenzione ai temi delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.

L’inaugurazione istituzionale è stata dedicata in primis all’energia leggera come modello di gestione smart, integrato, distribuito e digitalizzato: «L’energia è senz’altro più leggera se rinnovabile ed efficiente – ha commentato al proposito Francesco Ferrante – e il mercato galoppa in quella direzione in tutto il mondo. Ma è un cavallo che ogni tanto inciampa, per esempio sulle scelte dell’amministrazione Trump. Con le imprese che partecipano al Festival – ha aggiunto il vice presidente del Kyoto Club – cercheremo di capire cosa ostacola la ‘rivoluzione energetica’ anche in Italia».

Un’operazione che non può che partire dall’osservare il mondo reale dove questa “rivoluzione” dovrebbe prendere corpo. Per questo il Festival dell’energia ha commissionato a Swg la ricerca Smart consumer nel mercato dell’energia – basata su un campione statistico di 800 nuclei familiari rappresentativi del totale delle famiglie italiane – dalla quale è emerso un quadro dell’atteggiamento nazionale verso rinnovabili ed efficienza energetica complessivamente positivo – con un ruolo particolare rivestito dalla popolazione più giovane.

Dalla ricerca Swg emerge innanzitutto l’elevato interesse che gli italiani mostrano verso le rinnovabile, quantificabile in un valore di 7,7 punti su una scala da 1 a 10: un interesse più marcato tra i giovani (8,1 punti), tra chi ha un alto titolo d’istruzione (8,1) e nel sud/isole (7,9), mentre cala tra gli anziani (7,4), nel centro Italia (7,4) e in caso di bassa istruzione (7,0). E nonostante il 64% del campione intervistato ritenga molto o abbastanza probabile che il progressivo aumento del ricorso alle fonti di energia rinnovabile determini in futuro un aumento del costo delle bollette energetiche (una possibilità ritenuta più concreta dagli anziani, nel sud/isole e tra chi ha basso reddito o bassa istruzione, mentre al contrario accade tra i giovani, nel centro Italia, tra chi ha alto reddito o alta istruzione), il 59% si dice comunque disposto a sostenere un rincaro delle bollette energetiche, se ciò contribuisse effettivamente a promuovere un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili (qui il dettaglio reale dei costi, che in realtà sono in calo). Una disponibilità che – ancora una volta – è più marcata tra i giovani come in caso di alto reddito o alta istruzione, mentre risulta meno intensa  tra i redditi medio-bassi (comprensibilmente), in caso di bassa e media istruzione e tra i 35-64enni.

Eppure se si domanda quali siano le prospettive più probabili per il settore energetico, a ritenere che entro qualche decennio le energie rinnovabili sostituiranno del tutto carbone e petrolio è soprattutto il centro Italia (44%, a fronte di un 37% di media nazionale), ovvero chi ha dichiarato di avere un interesse relativamente minore alla questione; il 52% degli italiani crede invece che le rinnovabili avranno una crescita ma non sostituiranno mai del tutto i combustibili fossili, e a pensarla così sono soprattutto i 35-64enni e i meno istruiti (ovvero coloro che sono anche meno disponibili a pagare eventuali aggravi in bolletta); curiosamente, i più scettici – ovvero coloro che credono che le rinnovabili non cresceranno più, o addirittura declineranno in Italia – sono proprio i giovani, al contempo i più disposti a finanziare anche di tasca propria lo sviluppo delle fonti pulite.

È indicativo che la fetta di italiani più interessata alle rinnovabili sia anche quella che guarda con più sfiducia alla loro crescita in Italia. Il sondaggio purtroppo non approfondisce il perché, ma non è peregrino legare questo dato alla manifesta incapacità di gestire – in termini di governance – la concreta installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili sui singoli territori, di spiegarne le ragioni e di coinvolgere la popolazione in un dibattito inclusivo: e infatti mentre circa il 90% degli italiani si dice (in teoria) essere favorevole alle rinnovabili, in concreto oltre i tre quarti delle opere contestate settore energetico italiano ha a che fare con le fonti pulite. Un trend da invertire al più presto, e che chiama in causa le responsabilità della (buona?) e della mano pubblica.