Gli otto miti sulla migrazione

[26 novembre 2013]

L’opinione pubblica spesso ha idee negative sulla migrazione che molto meno spesso sono basate su fatti reali: dall numero dei migranti che arrivano veramente in un dato Paese, fino a tutta una serie di idee radicate secondo le quali i migranti ruberebbero i posti di lavoro dei lavoratori locali, aumenterebbero i tassi di criminalità e peserebbero sui servizi sociali. Numerosi studi realizzati da università e ricercatori rifiutano infatti la maggior parte di questi pregiudizi. L’Integrated Regional Information Networks (Irin), le news umanitarie ed il servizio di analisi dell’United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs, in un dossier  pubblicato il 25 novembre con il titolo “Migration myths debunked” esamina gli 8 miti legati alla migrazione e fornisce alcuni elementi che li mettono in dubbio.

Mito 1: La maggioranza dei migranti viene dai Paesi poveri del Sud per andarsi ad installare nei Paesi del Nord, più ricchi.  I fatti:  Meno della metà (40%) di tutti I migranti nel mondo emigrano dai Paesi in via di sviluppo del Sud verso i Paesi sviluppati del Nord. Secondo I dati del sondaggio Gallup pubblicato nel 2013 World Migration Report  dell’International Organization for Migration, almeno un terzo dei migranti si sposta da un Paesi in via di sviluppo ad un altroe (Sud-Sud) e il  22% da un Paese sviluppato ad un altro (Nord-Nord). Solamente il 5% dei migrant si sposta da Nord a Sud. Questa percentuale è bassa, ma nn smette di crescere.
Mito 2: Le migrazioni si moltiplicano. I fatti: il numero di migranti internazionali ha raggiunto i 232 milioni nel  2013 (contro i 175 milioni nel 2000 e i 154 milioni nel 1990), ma questa argomentazione è principalmente dovuta alla crescita demografica. La parte dei migranti nell’insieme della popolazione  mondiale è relativamente stabile e si situa intorno al 2,5 e 3%. Diversi studi hanno dimostrato che nei Paesi di accoglienza dei migranti la grandezza della popolazione migrante è costantemente sovrastimata, il che rafforza l’idea che i migranti sono «troppo numerosi».

Mito 3: La lotta contro la povertà e contro l’assenza di sviluppo nei Paesi di origine dei migranti permetterebbe di ridurre la migrazione verso i Paesi più ricchi. I fatti : Nei Paesi poveri, lo sviluppo socio-economico porta ad una migrazione accresciuta e no ridotta, di meno breve e medio termine. I migranti sono spesso descritti come fossero persone povere e senza mezzi. Ma migrare su lunghe distanze esige delle risorse considerevoli. Hein de Hass, co-direttore dell’International Migration Institute dell’università di Oxford, ha sottolineato che migrare implica anche una conoscenza delle opportunità che si presentano altrove, che testimonio generalmente un certo livello di istruzione ed un accesso ai media moderni. Uno sviluppo accresciuto permette ad una parte più grande  della popolazione di poter pretendere la migrazione e di disporre delle risorse necessarie.

Mito 4: Dei controlli e dei regolamenti più stretti alle frontiere frenano le migrazioni clandestine. I fatti: Quando non ci sono altre soluzioni da un punto di vista giuridico, i migranti ed i richiedenti asilo sono più portati a far ricorso all’immigrazione clandestina. Sovente questo significa che I migrant devono far appello a dei passeurs ed affrontano dei tragitti pericolosi, a volte mortali. Delle tragedie come il recente naufragio al largo dell’isola italiana di Lampedusa, dove 350 migranti hanno perso la vita mentre tentavano di guadagnare l’Europa, producono generalmente degli appelli al rafforzamento dei controlli alle frontiere che spesso non fanno che spostare i flussi di migrazione clandestina, piuttosto che ridurla in maniera significativa. Paradossalmente, degli studi hanno dimostrato che dei controlli alle frontiere più stringenti  permettono di evitare la migrazione circolare ed a breve termine, nel quadro della quale i migranti tornano regolarmente a casa loro prima di ripartire nei Paesi di accoglienza. Questi controlli forzano ugualmente  a restare nei Paesi di destinazione  più a lungo a causa delle difficoltà e delle spese legate alla riammissione nei Paesi.

Mito 5: I migranti occupano dei posti che spetterebbero ai lavoratori locali. I fatti: Le ripercussioni dell’immigrazione sul mercato del lavoro sono complesse e viarie e dipendono dal momento e dal luogo. Nei Paesi sviluppati, soprattutto in periodo di crescita economica, i lavoratori migranti esercitano spesso dei lavori poco qualificati ed a basso reddito che i lavoratori locali rifiutano. Benché la concorrenza per questi lavori possa essere accentuate in periodo di rallentamento economico, l’immigrazione può anche creare dei posti di lavoro stimolando la crescita economica. Inoltre, le imprese create dai migranti impiegano spesso dei lavoratori locali. Esiste una forte correlazione tra il tasso di immigrazione ed i tassi di crescita economica. Quando la crescita è debole e le opportunità di lavoro si fanno rare, l’immigrazione rallenta.

Mito 6: I migrant pesano sui servizi sociali e le risorse pubbliche. I fatti: In numerosi Paesi, i migranti  (soprattutto i clandestini) non beneficiano di accesso ai servizi sociali, quali la sanità pubblica e l’alloggio. Quando hanno accesso al sistema di protezione sociale, sono tra quelli che la utilizzano meno, in parte perché la popolazione migrante è essenzialmente composta di giovani adulti i cui bisogni in termini di salute ed educazione sono minori. Uno studio realizzato all’’University College di Londra rivela che i migranti recentemente arrivati in Gran Bretagna sono per il 45% meno suscettibili  di ricevere delle prestazioni sociali o dei crediti di imposta dei britannici. Lo studio ha anche concluso che I migranti apportano maggiori  imposte di quel che ricevono in prestazioni sociali.

Mito 7: Gli individui che enttrano illegalmente in un Paese sono migrant clandestine. I fatti: Se il passaggio da una frontier senza documenti costituisce una violazione delle leggi sull’immigrazione, l’individuo non è per questo  un “clandestino”, soprattutto se è un richiedente asilo. La Refugee Convention dell’Onu  riconosce il diritto delle persone che fuggono dalle persecuzioni di entrare in un Paese in vista di chiedere asilo , sia che siano o meno in possesso di documenti di identità validi. Anche nel caso di coloro che non richiedono asilo, le violazioni delle legge sull’immigrazione sono considerate come dei delitti civili, piuttosto che infrazioni penali. Durante lo scorso anno, diversi media hanno smesso di utilizzare il termine “immigrati clandestini” e lo hanno rimpiazzato con “senza documenti” o “in situazione irregolare”.

Mito 8: La maggioranza dei migranti sono “clandestini”. I fatti: Per ragioni evidenti, è molto difficile censure i migranti in situazione irregolare, ma rappresentano solo una frazione dei migranti internazionali. Per esempio, negli Stati Uniti circa il 25% del totale dei migranti sono senza documenti. In Europa la percentuale è molto più bassa, nel 2008  tra il 7 e il 12% solamente della “popolazione straniera” era costituita da migranti senza documenti. Come detto al punto precedente, quelli che fuggono dalle persecuzioni e dai conflitti in Paesi come la Somalia, la Siria e l’Afghanistan non hanno spesso altra scelta  che passare le frontiere senza documenti. A volte, possono far ricorso agli stessi passeurs dei migranti economici. Però, una volta che chiedono asilo, sono sottoposti alla legislazione relativa e i rifugiati piuttosto che alle leggi sull’immigrazione.