"Inquinato" e "fortemente inquinato" il 48% dei punti campionati: uno ogni 59 km

Goletta Verde 2018: per il mare italiano bilancio fortemente critico

Presentati esposti per 45 località. «La grande opera che serve al Paese sono fogne e depurazione»

[13 agosto 2018]

Non è davvero confortante il bilancio di Goletta 2018, che ha concluso un viaggio iniziato il 22 giugno dalla Liguria e terminato in Friuli Venezia Giulia. «Solo il 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere italiane, infatti, è risultato entro i limiti di legge – dice Legambiente – il restante 48% è invece “fortemente inquinato” (39%) e “inquinato” (9%) e la causa di questi risultati è sicuramente da attribuire alla mala depurazione di cui ancora soffrono vaste aree del nostro Paese e per la quale l’Unione europea ci ha presentato un conto salatissimo. Sulla depurazione, l’Italia è oggetto di due condanne e di una terza procedura d’infrazione, che riguardano complessivamente 909 agglomerati urbani, di cui il 25% in Sicilia (231 agglomerati), 143 in Calabria (16%), e 122 in Campania (13%)».

Le foci dei fiumi, dei canali, dei corsi d’acqua e di scarichi sospetti e di altri punti critici rappresentano il 57% dei punti campionati dai tecnici di Goletta Verde e sono i luoghi dove si concentrano le maggiori criticità: su 149 foci monitorate, 106 (il 71%) sono risultate “fortemente inquinate” (il 61%) e “inquinate” (il 10%). Il 43% dei punti campionati sono, invece, spiagge.

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo. I risultati hanno risentito delle diverse condizioni meteo tra il mese di giugno, dove l’intensa piovosità delle settimane precedenti ha causato maggiori portate di fossi, canali e fiumi in mare, e le scarse precipitazioni nei mesi successivi con conseguente minor apporto dei corsi d’acqua.

I quasi due mesi di viaggio del vascello ambientalista sono serviti anche a denunciare le illegalità ambientali, le trivellazioni petrolifere, il problema dei rifiuti in maree a chiedere un’accoglienza dignitosa e canali di accesso legali per le persone che scappano dalla disperazione e, rivolto al governo giallo-verde, alle Regioni e ai Comuni costieri, il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, ha sottolineato che «La grande opera pubblica di cui non si parla mai nel nostro Paese è il completamento della rete fognaria e di depurazione delle acque reflue  La mala depurazione è, infatti, un’emergenza ambientale che va affrontata con urgenza visto che siamo anche stati condannati a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola. Mettere finalmente a cantiere le opere necessarie permetterebbe anche di non sprecare i soldi pubblici pagando per le nostre inadempienze, ma investirli in nuovi impianti, con le tecnologie e le conoscenze oggi disponibili possono trasformarsi da problema in risorsa, restituendo acqua pulita per diversi usi, a partire da quello irriguo. Anche quest’anno, però, la fotografia scattata da Goletta Verde ci restituisce situazioni critiche segnalate da anni, ma per le quali poco o nulla è stato fatto. Per questo – conclude Zampetti – alla denuncia pubblica sullo stato delle acque, abbiamo deciso di continuare l’azione giudiziaria, che già lo scorso anno ha permesso di intervenire in diverse situazioni, presentando nuovi esposti alle autorità competenti per chiedere di verificare le cause di queste criticità e denunciare i responsabili secondo le nuove norme previste dalla legge sugli ecoreati».

Serena Carpentieri, vice direttrice generale di Legambiente, ricorda che «Con il nostro monitoraggio non intendiamo rilasciare patenti di balneabilità, sostituendoci alle autorità competenti in materia di controlli e di balneazione ma, con ‘fotografie’ istantanee, portare all’attenzione di amministratori e cittadini le criticità che minacciano la qualità e la salute dei nostri mari, affinché se ne individuino e risolvano le cause. Anche per questo continua l’azione legale di Legambiente affinché si affronti con decisione il problema della depurazione. Quest’anno abbiamo già presentato esposti alle diverse Capitanerie di porto nelle regioni interessate segnalando 45 località fortemente inquinate».

La denuncia dell’associazione fa leva sulla legge 68/2015, che ha inserito i reati ambientali nel codice penale e che, in questi tre anni di applicazione ha già consentito di perseguire i colpevoli, sequestrare depuratori malfunzionanti, fermare l’inquinamento causato da attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, intervenire su situazioni di inquinamento pregresso o per fermare attività illegali di vario genere.

Inoltre, le analisi di Goletta Verde si sono concentrate, inoltre, sulle “acque abbandonate”, cioè quelle non più monitorate perché in aree non balneabili, ma non per questo meno importanti dal punto di vista ambientale, e quindi abbandonate dalle istituzioni il cui inquinamento viene dato per scontato. Il Cigno Verde evidenzia che «Dalla consultazione del Portale Acque del ministero della Salute, che dovrebbe dare le informazioni sulla balneabilità o sulle criticità lungo tutti i quasi 7.500 km di costa della nostra penisola, emerge infatti come, oltre alle aree portuali, industriali o ai profili di costa rocciosi, ci sono 556 luoghi in cui sono presenti foci di fiumi, canali e fossi, per circa 170 km di costa, che non vengano campionati. Il 39% dei punti campionati dai tecnici di Legambiente (101 su 261) ha interessato proprio queste acque abbandonate, dove gli unici controlli sembrano essere quelli di Goletta Verde. Il 64% dei 101 punti è risultato inquinato o fortemente inquinato (rispettivamente per l’11% e il 53%)».

Andrea Minutolo , coordinatore dell’ufficio scientifico di Legambiente, è convinto che «Per prevenire veramente l’insorgenza di potenziali problemi legati alla balneazione, l’attenzione dovrebbe essere rivolta non solo alle aree a maggior afflusso di bagnanti, come avviene oggi, ma a quelle che determinano l’inquinamento, in modo da individuarne le cause e risolvere il problema all’origine».

I tecnici della Goletta hanno valutato anche il numero di bagnanti che potrebbero affluire nelle vicinanze di queste aree di acque abbandonate, che per la maggior parte sono spiagge libere ma dove si trovano anche in alcuni casi stabilimenti balneari attrezzati e dicono che «Nel 39% dei casi, la presenza potenziale di bagnanti è stata giudicata alta e media e nel 75% dei casi erano assenti i cartelli di divieto di balneazione.

Nonostante la cartellonistica informativa sia obbligatoria ormai da anni per i comuni, la carenza di informazione ai cittadini riguarda anche i punti ufficialmente interdetti alla balneazione». I tecnici hanno trovato »un unico punto con un cartello che segnalasse la criticità dell’area, sugli 8 punti ufficialmente interdetti alla balneazione che sono coincisi con i luoghi di prelievo. Negligenze che si traducono in “alta presenza di bagnanti” in 3 degli 8 punti campionati ufficialmente interdetti alla balneazione e “media presenza” in altri 3. Nelle aree balneabili è previsto, inoltre, per legge, un cartello informativo sulla qualità delle acque: su 132 punti campionati da Goletta verde in acque definite “balneabili”, nell’89% dei casi (118 punti) questo cartello non c’era».

Durante Goletta Verde 2018, Legambiente ha lanciato inoltre la petizione#NoOil indirizzata al ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio per dire “basta” alle estrazioni e ai continui sussidi che vengono erogati alle infrastrutture, alla ricerca e alla produzione di energia da fonti fossili. Nei nostri mari, le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi mettono a rischio oltre 120 mila chilometri quadrati: sono 67 le concessioni di coltivazione, 138 le piattaforme, 24 i permessi di ricerca attivi a cui se ne potrebbero aggiungere ulteriori 34.

Ma la crociera lungo le coste italiane è stata caratterizzata anche dai trash mob: flash mob con stoviglie giganti per sensibilizzare i cittadini sull’impatto ambientale decisamente esagerato rispetto ai tempi d’uso di piatti, posate, bicchieri, cannucce, bottiglie usa e getta. Legambiente ha, infatti, avviato “Usa e getta, no grazie”, «una campagna d’informazione e sensibilizzazione per la prevenzione e la messa al bando di alcuni prodotti usa e getta di plastica – spiegano ancora gli ambientalisti – per stimolare il cambiamento spontaneo di abitudini dei cittadini e un intervento più deciso dei governi per arginare un problema di portata globale come il marine litter. Gli usa e getta, se non smaltiti correttamente, non scompaiono mai del tutto, frammentandosi in miliardi di microplastiche che raggiungono facilmente il mare finendo col contaminare la catena alimentare. Per questo, l’associazione chiede al governo italiano di mettere al bando le stoviglie di plastica non compostabile ma anche una serie e capillare campagna informativa sulla sicurezza e sostenibilità dell’acqua del rubinetto per incrementare la fiducia dei consumatori e diminuire così il consumo di acqua imbottigliata».

Su 78 spiagge monitorate da Legambiente nel 2018, un’area pari a 60 campi da calcio, i volontari dell’associazione hanno trovato quasi 50mila rifiuti, una media di 620 rifiuti ogni 100 metri. Di questi l’80% è plastica e ben un rifiuto su tre è stato creato per essere gettato immediatamente dopo il suo utilizzo e appartiene alle categorie di bottiglie e tappi, stoviglie, buste rinvenuti sul 95% delle spiagge monitorate. Dall’inizio dell’anno a oggi, i volontari di Legambiente hanno pulito almeno 500 spiagge italiane rimuovendo circa 180mila tra tappi e bottiglie, 96mila cotton fioc e circa 52mila tra piatti, bicchieri, posate e cannucce di plastica.