Goletta Verde, il principale nemico per le coste toscane arriva dalla mancata depurazione

Ma a sua volta i depuratori producono rifiuti speciali (110mila tonnellate/anno) che oggi non sappiamo come gestire, a causa di una sempre più grave incertezza normativa

[14 agosto 2018]

Goletta Verde, la storica imbarcazione di Legambiente che da oltre trent’anni naviga ogni estate lungo le coste italiane per monitorare salute del mare e dei litorali, ha ufficialmente concluso il suo viaggio 2018: ieri sono stati presentati i dati a consuntivo di oltre due mesi passati per mare, e il responso finale purtroppo non è ottimo (neanche) per la Toscana.

Sui 20 punti monitorati da Goletta Verde lungo le nostre coste, il 65% è risultato infatti inquinato o fortemente inquinato; i parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e abbiamo considerato come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

È necessario comunque sottolineare che il monitoraggio di Goletta Verde prende in considerazione il campionamento proprio dei punti critici, che vengono principalmente scelti in base a un “maggior rischio” presunto di inquinamento. Ecco dunque perché la qualità delle acque di balneazione indagata dall’Arpat (dati 2017) pone oltre il 93% delle aree (251) ed il 96% dei km di costa controllati a livello “eccellente”.

Ciò non toglie che rimangono ancora criticità sensibili. La Goletta Verde ha  presentato  – nel caso della Toscana – due esposti «sulle situazioni più critiche: uno nei riguardi della foce del Fosso di Mola / Fosso Centrale, in località Mola, tra i Comuni di Capoliveri e Porto Azzurro, all’Isola d’Elba (Li); l’altro riguarderà, come l’anno scorso, la foce del torrente Carrione, a Marina di Carrara (Ms), da dieci anni a questa parte il sito più inquinato della costa toscana».

«Una fotografia che ci restituisce per l’ennesima volta una Toscana a due facce – ha dichiarato Angelo Gentili, coordinatore nazionale Festambiente e segreteria nazionale Legambiente – quella ancora incerta della Toscana Settentrionale (con l’unica bella eccezione di Marina di Vecchiano) e quella eccezionale, con performance ambientali paragonabili alla Sardegna, della Maremma Grossetana. Con il nostro monitoraggio non intendiamo rilasciare patenti di balneabilità, sostituendoci alle autorità competenti in materia di controlli e di balneazione ma, con ‘fotografie’ istantanee, portare all’attenzione di amministratori e cittadini le criticità che minacciano la qualità e la salute dei nostri mari, affinché se ne individuino e risolvano le cause».

E, in generale, le principali “cause” sono già state individuate da Goletta Verde: «Le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge. Queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione dei reflui urbani che attraverso i corsi d’acqua arrivano in mare». Sono dunque gli scarichi non depurati che rischiano di compromettere la qualità del mare e di quei tratti di costa, con gravi conseguenze non soltanto per l’ecosistema marino ma anche per la stessa salute dei bagnanti.

Ed è proprio qui che purtroppo punge il paradosso. A fronte di un’infrastruttura per la depurazione ancora da migliorare, il problema più urgente che la Toscana si trova oggi ad affrontare riguarda piuttosto il fronte opposto, ovvero la gestione dei fanghi da depurazione civile – ovvero gli scarti che a loro volta i depuratori (come ogni altro impianto industriale) producono in gran quantità. Si tratta di circa 110mila tonnellate/anno di rifiuti speciali, ai quali risulta oggi difficilissimo trovare destinazione.

Come abbiamo più volte ricordato su queste pagine, da dicembre 2016 – in seguito all’inchiesta “Demetra”, che deve ancora giungere alla fine del proprio percorso giudiziario – questi fanghi, prima utilizzati come fertilizzanti, sono stati dirottati al 100% fuori dai confini regionali, prevalentemente in Lombardia. Ma recentemente anche in Lombardia le operazioni di spandimento si sono interrotte a causa di una sentenza del Tar, con conseguente caos non solo in nord Italia, ma anche in Toscana. Dopo quasi due anni di incertezza – e impatti ambientali rilevanti legati al trasporto dei fanghi per mezza Italia, oltre ai maggiori costi per i cittadini chiamati a finanziarli – adesso sembra ormai alle porte un decreto da parte del ministero dell’Ambiente, necessario per riportare chiarezza e operatività in questa fondamentale fetta di economia circolare. Ma intanto ogni giorno che passa l’emergenza si fa più acuta.