Un obbligo di legge che troppo spesso non viene applicato, senza sanzioni

Gpp, motore dello sviluppo sostenibile: dalla Pa 17% della spesa nazionale in beni e servizi

A Roma il 13 e 14 ottobre la decima edizione del Forum CompraVerde-BuyGreen

[7 ottobre 2016]

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L’Italia è il primo Paese in Europa in cui il Green public procurement (Gpp) – ovvero gli acquisti verdi da parte delle pubbliche amministrazioni – è diventato obbligatorio per legge, eppure ancora oggi i risultati ottenuti in questo campo sono a dir poco modesti, a fronte anche della mancanza di sanzioni per quelle pubbliche amministrazioni che rimangono inadempienti nonostante la legge. Un errore che non possiamo permetterci, sia per le potenzialità racchiuse nel Gpp come volano di crescita economica sia per la sua capacità di piegare il mero incremento del Pil in sviluppo sostenibile.

La decima edizione del Forum CompraVerde-BuyGreen, in programma il 13 e 14 ottobre al Salone delle Fontane di Roma. Questo nuovo appuntamento con gli stati generali degli acquisti verdi si apre in modo deciso a un orizzonte internazionale: nella Capitale convergeranno i rappresentanti di centinaia di città di oltre 15 paesi europei per partecipare ai vari appuntamenti di confronto e condivisione e alla riunione annuale del network per gli acquisti sostenibili Procura+ (European Sustainable Procurement Network). Si tratta di una ghiotta occasione di confronto sul tema anche per quanto riguarda le possibilità interne al nostro Paese.

Al Forum sarà presente anche la Regione Lazio, con il progetto Gpp Best, volto a rafforzare l’adozione dei criteri ambientali negli acquisti pubblici, e dalla direzione Ambiente della Regione Roberto Sinibaldi spiega come le potenzialità degli acquisti verdi italiani siano racchiusi in una semplice percentuale: 17%.

«Il 17% degli acquisti per beni e servizi in Italia – spiega Sinibaldi – è attivato direttamente dalle amministrazioni pubbliche. Su questa base è possibile capovolgere l’assioma cardine dei rapporti commerciali e piegare l’offerta secondo le esigenze della domanda. In altre parole la pubblica amministrazione, vista la sua corposa propensione all’acquisto, può influenzare direttamente l’offerta, può incanalare addirittura la produzione di beni e servizi in un alveo di sostenibilità».

A sua volta indirizzare il mercato su questi temi, arrivando «alla piena informazione sul concetto di ciclo di vita, dalla produzione alla dismissione, o analizzare i flussi di energia e materia immessi nei processi produttivi, può rendere i cittadini acquirenti selettivi, che fanno la differenza nelle scelte dei loro acquisti. Nel caso della pubblica amministrazione la quantità degli acquisti produce un salto di qualità che può davvero essere utilizzato molto positivamente per scelte più oculate. Per esempio i costi relativi alla dismissione dei prodotti, alla loro distruzione, o perfino alla loro dispersione nell’ambiente naturale, molto spesso non sono opportunamente valutati, non solo per gli impatti prodotti, a volte devastanti, ma vengono minimizzati o proprio trascurati del tutto i costi economici derivanti da queste pessime pratiche. Il risultato è che il segmento finale della vita delle merci, quando non sono riutilizzate, risulta a carico della collettività con costi ambientali enormi e processi degenerativi dei nostri territori. Sostanzialmente – chiosa Sinibaldi – sono costi occulti che gravano sui cittadini».