Grecia, (ri)vince Tsipras. Una nuova sinistra “berlingueriana” si aggira per l’Europa

Gli ingenerosi (e delusi) commenti dell’Italia che sognava la grosse koalition con Nea Democratia

[21 settembre 2015]

Syriza vittoria

Alexis Tsipras ha vinto la sua scommessa e Syriza, grazie anche alla nuova alleanza con i Verdi, si aggiudica il 35,5% dei voti e si assicura 145 seggi: nemmeno un punto in percentuale dallo storico risultato di meno di 9 mesi fa, e soli 4 seggi in meno. Syriza sterilizza così la scissione a sinistra: Unità Popolare non supera lo sbarramento del 3% e resta fuori dal Parlamento, e probabilmente svolgerà un ruolo ininfluente nella vita politica greca, magari a rimorchio del Partito comunista greco Kke, nostalgico dell’Unione Sovietica, che cresce di poco, così come fanno i socialisti del Pasok. I neonazisti di Alba Dorata si fermano al 7%, un dato preoccupante ma basso se si pensa all’invasione di profughi subita dalla Grecia in questi giorni e al fatto che il razzismo, la xenofobia e la violenza disperata sono la ributtante linfa di cui si nutre questa formazione di estrema destra.

La sinistra unitaria di Syriza ottiene così «un mandato chiaro», come ha detto Tsipras, salito sul palco per ringraziare i suoi elettori insieme a Panos Kammenos, il capo dei nazionalisti Greci Indipendenti che saranno ancora i suoi alleati nel nuovo governo, politicamente la fotocopia di quello vecchio.

In Italia i commentatori hanno subito fatto risaltare la diminuzione dei votanti, che si fermano al 55,4% e la necessità per Tsipras di doversi ri-alleare con i 10 deputati nazionalisti, sorvolando sul fatto che nelle ultime elezioni europee (quelle che hanno visto l’acclamato trionfo di Renzi e del Pd) e regionali in Italia ha votato in percentuale molta meno gente e che i Greci Indipendenti, nonostante il loro forte legame con la Chiesa Ortodossa,  sono in realtà molto più a “sinistra” di gente come Alfano, Casini, Verdini… soprattutto quando si parla di nuovi diritti, unioni civili  e di sostegno alle classi più deboli.

Guardando ai risultati nel loro complesso è evidente un ulteriore slittamento a sinistra nell’elettorato greco, così come è evidente che i sondaggi (e anche le speranze di molto centro-sinistra italiano ed europeo) di un testa a testa tra Syriza e Nea Democratia – staccata di 7 punti – erano un’illusione. La speranza di un governo di grande coalizione, che avrebbe sfarinato il progetto di Tsipras e ogni alternativa di sinistra in Europa, resta nei sogni di molti “moderati”. Nea Democratia, la vera responsabile del disastro greco insieme al Pasok, si ferma allo stesso deludente risultato di 9 mesi fa.

Nei primi commenti italiani si legge la solita provinciale ingenerosità: oltre agli sfottò alle “Brigata Kalimera” della sinistra italiana, prima accusata di aver abbandonato Tsipras e poi riaccusata di parassitare le sue vittorie perché incapace di trovare un’unità nel nostro Paese – che poi gli stessi che la criticano vedono come una calamità e un’aberrazione storico/politica – ci si meraviglia (e si ridacchia) perché Tsipras nel suo discorso di ringraziamento ha tracciato un quadro di Syriza come Partito di lotta e di governo. Qualcuno dei più consapevoli politicamente ha ricordato che qualcosa di simile lo aveva detto un po’ di anni fa un certo Enrico Berlinguer, che molti in Italia hanno dimenticato ma che per Tsipras e Syriza è un punto di riferimento ideale ed ideologico che ha permesso di costruire, partendo dalla sbriciolata e litigiosa sinistra greca, un partito solido, in grado di resistere a una scissione di suoi esponenti importanti e di proporre al popolo greco un’austerità “berlingueriana” condivisa, equa e giusta, che rompa con l’austerity imposta dal neoconservatorismo europeo e dai suoi docili alleati socialdemocratici. Questa la speranza. Vedremo quanto e come i Verdi greci e l’ala ambientalista di Syriza riusciranno a far inserire nell’austerità di Tsipras quella sostenibilità ambientale e dei consumi della quale Berlinguer aveva precocemente intuito la necessità.

Come ha detto Tsipras, «oggi in Europa la Grecia e il popolo greco sono sinonimo di resistenza e dignità, e questa lotta la proseguiremo insieme per altri quattro anni», e ha aggiunto:  «E’ stata una battaglia difficile ma abbiamo avuto ragione. Grazie ai giovani per questa battaglia. Il popolo greco ci ha dato un mandato chiaro per i prossimi quattro anni: dobbiamo chiudere con tutto quello che ci tiene inchiodati a ieri. Syriza è dura a morire. Da domani cominciamo la grande battaglia per cambiare i rapporti in Europa. Da domani lavoriamo duramente, per una Grecia dell’uguaglianza e della giustizia sociale, per il bene del nostro Paese».

Ha quindi ragione l’altra Europa con Tsipras ad esprimere tutta la sua gioia per l’affermazione di Syriza, e a dire che «il popolo greco ha risposto con la forza della democrazia a chi ha fatto di tutto per cacciare Tsipras e il suo governo. Tsipras vince e con lui vince la democrazia e vince la sinistra europea. Una vittoria che parla alle forze del cambiamento di tutta Europa, dalla Spagna all’Irlanda. La lotta contro l’austerità continua, con più forza. La troika, l’austerità, il potere delle banche, l’Europa fortezza devono diventare, loro sì, una parentesi».

Ora quel che resta della sinistra italiana – compresa l’altra Europa con Tsipras, Sel, Rifondazione e la miriade di partitini e movimenti autoreferenziali – dovrebbe uscire dal facile radicalismo parolaio, troppo spesso venato di opportunismo elettoralistico e amministrativo, e compiere quel deciso salto di qualità che significa rottura con le pratiche onanistiche e del passato e con un presente fatto di capetti senza esercito. Come dice l’altra Europa con Tsipras, «occorre anche in Italia una forza unita e grande della sinistra, capace di combattere con convinzione, partecipazione popolare, senza settarismi minoritari e con l’aspirazione a vincere».

Ma la nuova vittoria di Tsipras e il consolidamento di Podemos in Grecia, la sinistra indipendentista catalana e scozzese, la svolta a sinistra del Labour party britannico… parlano anche ad un Pd italiano che vede il suo elettorato progressista rifugiarsi nell’astensione o nel voto al M5S, mentre Renzi sposta il suo baricentro a destra, sia per alleanze politiche che per composizione del suo elettorato.

Un rischio del quale pare ben consapevole quello che sembra l’astro nascente della tremebonda sinistra del Pd, il presidente “berlngueriano” della Regione Toscana Enrico Rossi che ieri notte, a caldo, commentava così i risultati delle elezioni greche: «In Grecia vince Tsipras. Perde la destra moderata e pure quella neofascista. Ma perdono anche coloro che da sinistra avevano criticato Tsipras in nome di una purezza e una radicalità che avrebbe preferito uscire dall’euro e dall’Europa piuttosto che un compromesso per salvare il Paese dalla bancarotta e tenerlo nell’Unione. Tsipras ha vinto perché ha lottato e si è assunto responsabilità di governo. E poi ha avuto il coraggio di dimettersi e di sottoporsi al giudizio del suo popolo. Che ha capito e lo ha seguito. Un vero capolavoro politico. E una vicenda su cui riflettere per la sinistra radicale e per la sinistra riformista. Mi verrebbe da dire che per continuare a vincere la sinistra dovrebbe mescolare al suo interno una corrente calda e una fredda, una forte carica ideale e un forte realismo, disinteresse personale e rispetto per la dignità e l’intelligenza dei suoi elettori. È bene che questo dibattito si apra anche in Italia».