Green Act, dal Coordinamento Free dieci proposte per il Paese

L’ambientalismo è sceso in campo con forza costruttiva. Si attende ora la risposta del governo

[19 marzo 2015]

Il premier Renzi ha promesso che il suo governo avrebbe articolato un non meglio definito Green Act entro la fine di marzo, e mentre continua il dialogo tra l’esecutivo e le 16 associazioni ambientaliste coinvolte nell’Agenda ambientalista per la ri-conversione ecologica italiana, per il Green Act in particolare sono arrivate proposte dettagliate da Legambiente, seguita da Ecofuturo e oggi – in Campidoglio – dal Coordinamento Free.

Quella del Coordinamento rappresenta un’iniziativa di rilievo particolare, in quanto riassume in sé l’appoggio – tra soci e associazioni aderenti al gruppo – di sensibilità che vanno dall’industria alle associazioni ambientiste, passando per le università.

Le proposte in campo (vedi allegato) sono snelle ma dettagliate, articolate in 10 punti focali. Al primo posto, l’economia circolare: del resto, si sottolinea nel documento, «l’80% dei materiali utilizzati dall’industria produttrice di beni di consumo non viene recuperato, con effetti negativi sull’ambiente e sulla bilancia commerciale, con spreco di materie prime e di energia». Un intervento efficace sullo stato delle cose non può dunque concentrarsi esclusivamente a valle, ovvero sulla gestione del rifiuto, ma partire da azioni lungo tutta la catena produttiva, opportunamente incentivate (o scoraggiate) dalla mano pubblica con interventi normativi e fiscali.

Il Coordinamento si concentra dunque sull’altro aspetto fondante di un’economia sostenibile, l’energia. E a questa dedica la maggior parte della sua analisi, spaziando dalla carbon tax alla mobilità elettrica, dalla semplificazione per le rinnovabili all’efficientamento energetico del parco edilizio. Le proposte coprono vasti campi d’applicazione, ma tutti hanno al centro un elemento fattivo: la tecnologia.

«Dopo il programma “industria 2015” del 2006 – si legge infatti nel documento – peraltro arenatosi per l’insipienza dei governi che si sono succeduti, è mancata un’incisiva politica industriale in Italia mirata ai comparti, come quelli dell’efficienza, delle rinnovabili, della mobilità sostenibile, della biochimica che hanno visto un forte dinamismo a livello internazionale. Considerata l’ulteriore accelerazione che subiranno questi comparti alla luce degli obiettivi climatici al 2030, diventa strategica per il paese la valorizzazione delle realtà nazionali che operano in questi ambiti.

Questo comporta un’attenzione alla ricerca e alle applicazioni delle tecnologie innovative in Italia, in modo da favorirne poi l’esportazione. Va inoltre incoraggiata la ricerca di alleanze in Europa in modo da poter meglio affrontare la competizione internazionale. Proponiamo di lanciare un programma “Industria 2030” che coinvolga piccole e grandi imprese, università, Cnr ed Enea, identificando i comparti imprenditoriali con maggiori potenzialità di crescita».

Inanellare proposte concrete per lo sviluppo sostenibile dell’Italia è la risposta migliore a quanti rivolgono ancora all’ambientalismo italiano l’infamante accusa di essere sempre contro (e mai propositivo), dimostrando così di non riuscire a capirci granché dei vari “ecologismi” che si agitano nella pancia di questo strano e meraviglioso Paese. Con le proposte di oggi, il Coordinamento Free si inserisce una volta di più nella virtuosa lista di coloro che propongono, con argomenti, e non solo si oppongono.

Le proposte di quest’ambientalismo sano per il Green Act hanno già raggiunto un notevole speso specifico, mentre manca una decina di giorni appena alla fine di marzo: chi non ha risposto ancora all’appello è il governo, che per altro l’ha lanciato. La speranza è che, almeno, il tempo serva a far maturare proposte migliori.