Il Green act scivola in coda alle priorità del governo: «Entro il 2017»

All’interno dell’aggiornamento al Def rispunta il ddl lanciato dal premier Renzi, atteso da marzo 2015

[29 settembre 2016]

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Fiscalità ambientale, economia circolare, rinnovabili, mobilità: di questo dovrebbe occuparsi l’ormai sempre più misterioso Green act, annunciato dal premier Renzi nel gennaio 2015. Avrebbe dovuto concretizzarsi in quell’anno – a marzo, per la precisione –, e il solo annuncio bastò a mobilitare speranze e proposte concrete da parte degli ambientalisti italiani, desiderosi di poter contribuire alla riconversione ecologica del Paese. Legambiente dettagliò alla Camera addirittura 11 temi predisposti per indirizzare i lavori. Poi il buio, tanto da lasciar ipotizzare ai più importanti sostenitori dell’economia verde rimasti in seno al Pd che il Green act non sarebbe mai diventato testo di legge.

E invece rieccolo apparire all’interno della nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza, pubblicata nella tarda serata di ieri dal ministero dell’Economia. Per la precisione nell’ultimissima pagina del documento, dove si annota il Green act tra il cronoprogramma delle riforme «in avanzamento». Orizzonte previsto, entro la fine del 2017.

In fatto di policy ambientale il governo vanta invece l’approvazione di 2 testi di legge – quello sugli ecoreati e il Collegato ambientale ereditato dall’esecutivo Letta – mentre conta di approvarne altri 7. «Entro il 2016», dunque nei tre mesi rimanenti, si contano le voci «Bonifiche e danno ambientale: semplificazione procedimento bonifiche per i soggetti estranei alla contaminazione; riforma gestione S.I.N. (norme contenute nell’emanando d.lgs. c.d. SCIA 2); Gestione rifiuti: autorità di regolamentazione e progressivo passaggio dalla tassa alla tariffa; riforma dei consorzi (norme contenute nell’emanando d. lgs. sui servizi pubblici locali); Distretti idrografici; Riforma Governance Parchi (A.S. 1034: ‘Nuove norme in materia di parchi e aree protette)», precisando poi che «con il nuovo quadro regolatorio per le tax expenditures (D.Lgs.160/2015), il Governo rivedrà annualmente le tax expenditures esistenti considerando il loro impatto economico e presenterà un rapporto al Parlamento insieme alla Legge di Bilancio». Per il 2017, invece, le promesse riguardano appunto il «DDL Green act» e una non meglio definita «delega al Governo per l’adozione di uno o più d. lgs. in materia di remunerazione dei servizi ecosistemici e ambientali».

«Prosegue infine – si legge nel corpo dell’aggiornamento al Def – l’attuazione delle misure per favorire la transizione verso una economia più circolare e migliorare l’efficienza e la sostenibilità dell’uso delle risorse, quali la predisposizione e l’aggiornamento entro il 2016 della strategia nazionale di sviluppo sostenibile, l’estensione a tutte le gare di appalto dei criteri ambientali minimi, la predisposizione di un piano d’azione nazionale su consumo e produzioni sostenibili nonché di uno schema nazionale volontario di qualità ambientale (‘Made Green in Italy’)».

Sarà interessante osservare quanto e come di tutto questo verrà effettivamente tradotto in leggi operative. Nel frattempo è possibile solo valutare quanto effettivamente compiuto in due anni e mezzo di governo in fatto di politiche per lo sviluppo sostenibile: come purtroppo insegna la cronaca, le contraddizioni non sono state poche.