Circa 600 aziende e 90mila dipendenti coinvolti nel settore

Green book, ecco perché sulla gestione dei rifiuti esiste un’Italia a due velocità (e mezzo)

Ottime performance economiche e ambientali nel Nord, pessime al Sud e in evoluzione al Centro: una frattura dai molti motivi

[11 maggio 2018]

Sul fronte della gestione dei rifiuti l’Italia si conferma a due velocità… e mezzo. Ottime performance economiche e ambientali nel Nord grazie al binomio “riciclaggio/termovalorizzazione”, mentre nel Sud sussistono peggiori performance economiche ed ambientali grazie alla formula “poco riciclaggio, impianti di selezione, discarica”. In mezzo, poi, il Centro Italia dove ancora convivono molti aspetti positivi e diversi altri negativi.

È un’Italia a due velocità e mezzo quella dipinta dall’edizione 2018 del Green book, il rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani in Italia a cura della Fondazione Utilitatis in collaborazione con Cassa depositi e prestiti e realizzato per Utilitalia.

Nel Nord Italia si fa il 65% di raccolta differenziata, il 25/30% di termovalorizzazione (quindi discarica quasi zero) e si spende 271 euro per famiglia all’anno. Il Sud Italia fa il 37,6% di raccolta differenziata, non ha praticamente impianti di recupero energetico e va in discarica per due terzi dei rifiuti, spendendo 363 euro a famiglia. Nel Centro Italia invece il costo medio si aggira sui 330 euro a famiglia, esiste qualche impianto di termovalorizzazione e di riciclo, ma il conferimento in discarica resta comunque ancora significativo. Per lo smaltimento in discarica comunque, il Sud è al 62% del rifiuto urbano residuo a livello nazionale, mentre la situazione si capovolge sugli impianti di recupero energetico, concentrati al Nord dove viene trattato il 69%, il 12% al Centro e il 19% al Sud.

Ma il Green book prova anche a spiegare il perché di questa situazione così chiara. Il Nord ha scelto un modello di gestione industriale e moderno, il Sud no, il Centro ci sta lentamente provando. Al Nord un terzo degli abitanti è gestito da aziende quotate in Borsa, al Sud zero. Al Nord il 50% degli abitanti è servito da aziende pubbliche o miste, al Sud solo un terzo. Al Nord le gestioni in economia non esistono più, al Sud servono due terzi degli abitanti. Al Nord i gestori sono ormai qualche decina, al Sud qualche centinaio.

Il settore ambientale dei rifiuti si conferma comunque una grande azienda verde nazionale, con 12 miliardi di euro di fatturato, 90.000 dipendenti, quasi 600 aziende, bilanci in utile e redditività alta, investimenti in crescita. Un’industria nazionale al centro della green economy e della sfida dell’economia circolare lanciata dall’Unione Europea per l’uso efficiente delle risorse e dell’energia.

«Il Green book scatta la fotografia del settore rifiuti all’avvio della regolazione di Arera – rileva Valeria Garotta, direttore della Fondazione Utilitatis – I dati cristallizzano il mancato compimento del disegno normativo secondo cui il ciclo integrato dei rifiuti deve essere organizzato per ambiti territoriali di dimensioni adeguate: dal permanere dell’inoperatività di alcuni enti di governo d’ambito, all’elevata frammentazione gestionale; dagli squilibri territoriali nell’assetto impiantistico, all’elevato numero di gare bandite per singoli comuni e brevi durate. L’auspicio è che la prossima edizione del rapporto possa catturare importanti cambiamenti, messi in moto dall’intervento di Arera».

a cura di Sei Toscana