Green economy: a Torino si “allenano” 25 giovani startupper del Mediterraneo

Unido e Fondazione CRT contro il dramma della disoccupazione giovanile che crea migranti

[30 ottobre 2017]

Vengono da’Egitto (tutte ragazze, Alyaa, Basant e Dalia), Serbia (Balsa, Ljubica, Anja), Siria (Ahmad e Samer), Tunisia (Achref e Ayadi), Libano (Alexandre e Rosemary), Italia (Luca e Danilo), Grecia (Filothei), Israele (Jacklin), Palestina (Sawsan) Gioredania (Zaid), Marocco (Othmane), Turchia (Damla), Portogallo (Daniel), Spagna (Iosu), Francia (Manthitan), Bosnia Erzegovina (Armin) e Macedonia (Simona) i 25  giovani imprenditori sociali under 35 della green economy che partecipano al progetto internazionale Entrepreneurs for Social Change (E4SC), realizzato a Torino da Fondazione CRT e United Nations industrial development organization (Unido) e che prevede che «gli startupper saranno “allenati” e affiancati per un anno, con l’obiettivo di avviare o potenziare l’impresa sociale nel proprio Paese d’origine».

Un progetto che parte da un rapporto sulla drammatica situazione occupazionale giovanile nei Paesi del Mediterraneo elaborato dal Centro studi di politica internazionale (Cespi) su dati dell’International labour organization (Ilo) del maggio 2017 e dal quale emerge che nel 2016 «solo Israele, Libano e Slovenia si trovano ben al di sotto la soglia di disoccupazione del 10%; Francia e Marocco si attestano al 10%, la Turchia è al 10,3%, più sopra Portogallo, Algeria, Italia (con l’11,5%), Cipro, Egitto, Giordania, Croazia, Siria e Tunisia. Albania, Montenegro, Libia e Spagna hanno avuto un tasso di disoccupazione tra il 15% e il 20%, Grecia, Palestina e Bosnia-Erzegovina tra il 24 e il 26%. Una fotografia complessa e, in alcuni casi, persino drammatica, è offerta dal tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni): in base ai dati del 2016, Israele è l’unico Paese del bacino ad avere un valore appena al di sopra della soglia del 10%; Slovenia e Turchia registrano livelli poco al di sotto del 20%; Marocco, Libano, Francia e Cipro si collocano tra il 20 e il 25%; Algeria e Portogallo tra il 26 e il 30%. Tra il 31% e il 36% ci sono Siria, Egitto, Giordania e Croazia, mentre tra il 36% e il 40% troviamo Tunisia, Albania, Montenegro e Italia (38,4%). Cinque paesi, infine, hanno registrato un tasso di disoccupazione giovanile assolutamente fuori controllo, tra il 41 e il 68%: Palestina, Spagna, Libia, Grecia e Bosnia-Erzegovina. Ancora più grave è la situazione per quanto riguarda il tasso di disoccupazione giovanile tra le donne, con una media, nel 2016, del 43% nel Nord Africa e del 42% in Medio Oriente».

Questi alti tassi di disoccupazione giovanile, le guerre e le migrazioni fanno del Mediterraneo un’area instabile e spiegano perché tra il primo gennaio e il 30 settembre 2017 sono arrivati via mare in Europa 133.386 migranti (fonte Unhcr),

Per il direttore del dipartimento di agri-business dell’Unido, Gerardo Patacconi, «La generazione dei Millennials ha capito che per costruire il mondo di domani c’è bisogno di impegnarsi in prima persona. Quelli di maggiore talento non si accontentano più solo di fare carriera. Vogliono essere leader nel cambiare il mondo. E lo vogliono fare in maniera sostenibile. Gli strumenti dell’imprenditoria sociale permettono loro di essere motori di cambiamento e allo stesso tempo di inventare per sé e per gli altri i lavori del futuro. Questo non è solo un training, ma un’esperienza con diverse dimensioni. Costruiamo una comunità destinata a durare nel tempo».

Energie rinnovabili, agribusiness, eco-fashion, eco-turismo, design, videomaking, servizi per persone con disabilità, attività educative e persino la nuova frontiera dei bitcoin sono alcuni degli ambiti in cui sono nate le 25 idee imprenditoriali innovative: l’ingegnere e ambientalista egiziana Alyaa lavora per la “conversione” degli scarti delle palme in legno ecologico; la serba Anja propone giardini verticali che permettono di realizzare orti “fai da te” in piccoli spazi; il tunisino Ayadi si occupa del riciclo dei rifiuti forestali in legno e carbone compresso per cuocere e riscaldare, mentre il marocchino Otmane vuole lanciare un rivoluzionario sacchetto per la cottura del cibo, che permette un risparmio del 55% del consumo di legna nelle aree rurali e del 75% del gas nelle aree urbane. E ancora: dalle eco T-shirt ideate dal giordano Zaid con i disegni realizzati dai bambini nei campi profughi, alla tecnologia di Danilo – ambasciatore italiano nel Parlamento dei Giovani in Nepal – che permette di comunicare anche in condizioni difficili di connessione a internet nei mercati emergenti, fino alla piattaforma on line della serba Balsa che fa dialogare l’artigianato locale con i designer emergenti nei Balcani nell’ottica di una visibilità worldwide.

Il “kit” di competenze offerto dal progetto E4SC ai 25 giovani prevede, tra l’altro, «la messa in relazione con i capitali necessari per sviluppare le proprie idee e seguirne lo sviluppo nel tempo, con l’obiettivo di promuovere, attraverso le attività imprenditoriali, anche una cultura della comprensione reciproca, del rispetto e della tolleranza nelle comunità locali della regione euro-mediterranea.).

A tutti i 25 selezionati il programma Entrepreneurs for Social Change offre una settimana di training intensivo a Torino con esperti internazionali. Le sessioni di training riguardano diversi ambiti: dal business sociale al fundraising, dalla leadership al dialogo interculturale, tutti fattori chiave del successo nell’imprenditoria sociale, con un’attenzione particolare a temi quali il green business, il coinvolgimento delle comunità locali, lo sviluppo dei territori.

Finito il training, ciascun imprenditore sociale sarà affiancato da un pool di dieci esperti internazionali per i 12 mesi successivi, periodo di incubazione durante il quale l’idea imprenditoriale potrà crescere: nelle sessioni di tutoraggio, sia individuali sia collettive: i partecipanti potranno sviluppare e rafforzare la loro idea di business, e saranno aiutati nei passaggi più delicati, come l’avvicinamento di potenziali investitori, il consolidamento dell’impresa e la valutazione dell’impatto sociale.

Presentando l’iniziativa, il Presidente della Fondazione CRT, Giovanni Quaglia, ha ricordato che «Torino ha una forte vocazione internazionale grazie alla nostra partnership con le Nazioni Unite, portiamo sotto la Mole i migliori giovani imprenditori sociali del Mediterraneo, in modo che diventino essi stessi creatori di opportunità nel proprio Paese d’origine. Questo progetto non è solo un acceleratore di carriera, ma anche e soprattutto un acceleratore di cambiamento e di dialogo, un veicolo di conoscenza, di apprendimento e di rispetto reciproco, al di là delle divisioni sociali, economiche, culturali. Per un ente filantropico come Fondazione CRT, investire sul territorio significa anche permettere ai talenti di confrontarsi a livello internazionale, nella consapevolezza che il talento parla una lingua universale, non conosce né muri né confini».

Nei tre anni di sperimentazione che hanno preceduto il lancio del nuovo programma di Fondazione CRT con l’Onu, Entrepreneurs for Social Change ha selezionato e formato 60 imprenditori sociali. Alcuni partecipanti, proprio grazie al programma della Fondazione CRT e delle Nazioni Unite, sono stati eletti da Forbes tra i migliori giovani imprenditori del proprio Paese, e hanno potuto ampliare le opportunità di impiego, budget e beneficiari delle proprie attività fino a 10 volte di più rispetto all’inizio.

Il Segretario Generale di Fondazione CRT, Massimo Lapucci, conclude: «Entrepreneurs for Social Change offre a una nuova generazione di giovani l’opportunità di far parte di quella community of practice che vede in Fondazione CRT e Unido  due protagonisti fondamentali a livello nazionale e internazionale E4SC consente ai partecipanti di sviluppare ed espandere le proprie start-up, cogliere positivamente le sfide interculturali del nostro tempo confrontandosi con altri coetanei, presentare i propri progetti a potenziali investitori, diventare un riferimento per futuri imprenditori».