Guerra fredda del gas e neppure una tiepida discussione sulla materia

[27 marzo 2014]

Sia in nome dell’energia, sia in nome delle materie prime si combattono guerre reali e commerciali praticamente dalla notte dei tempi. Ma mentre sull’energia il dibattito viene aggiornato quasi ogni giorno  con almeno un punto di vista piuttosto condiviso, quello legato alla necessità di ridurre le fonti fossili a favore di quelle rinnovabili, con tutto quanto ne consegue, sul depauperamento delle materie prime molto poco se ne parla, e di soluzioni quali che siano men che meno. Anche fior di ambientalisti se c’è da scornarsi e da spaccare il capello in quattro su quali siano le fonti energetiche più sostenibili, sono tutti in prima linea; se c’è viceversa da sporcarsi le mani per discutere, anche animatamente, sulla necessità della riduzione dei flussi di materia e sulla rinnovabilità della materia, non si vede aria.  Obama ha lanciato la sua rivoluzione energetica con lo shale gas e oggi si permette di discutere quasi pari a pari con la Russia e i Paesi Arabi che prima facevano la voce grossa. Durerà? Non durerà? Vedremo. L’Ue, che ha poco petrolio e poco gas, cerca di ridurre i propri consumi e di riconvertirsi alle rinnovabili e gioca qui la sua credibilità.

Ma per le materie prime non è diverso. O almeno non dovrebbe esserlo. Sarà un caso se la Cina (ma anche le monarchie petrolifere e gasiere arabe del Golfo) si compra pezzi interi di continente africano? Invece in Europa, a parte qualche spunto della commissione, che ci sia la necessità di ridurre i nostri flussi di materia attraverso politiche di riduzione e riciclo, è discussione sulla quale non c’è nemmeno scontro. Nessuno si augura qualche nuova guerra sulle materie prime come quelle in corso sull’energia, ma il fatto che non se ne parli, crea le condizioni proprio perché queste avvengano.